Mattarella: "Il Capo dello Stato non è notaio". Monito a Di Maio e Salvini?

Il Presidente della Repubblica a Dogliani ha ricordato Luigi Einaudi.

Mattarella

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è una figura chiave in questo periodo di instabilità politica e spetta a lui l'ultima parola. Anche se non può esprimere direttamente la propria opinione in questo periodo di attesa e trattative tra MoVimento 5 Stelle e Lega, il Capo dello Stato parla tra le righe dei suoi discorsi ufficiali.

Prima ha evidenziato il suo ruolo di arbitro che però deve essere anche aiutato dalle squadre in campo (durante l'incontro con Juve e Milan), poi ha spiegato il significato di "neutrale" in occasione della giornata del ricordo delle vittime del terrorismo e qualche giorno fa a Firenze ha parlato di "sovranismo", un rischio che un governo giallo-verde corre. Oggi, a Dogliani, ricordando Luigi Einaudi ha detto delle frasi che possono benissimo essere interpretate alla luce dell'attuale situazione politica.

In particolare, Mattarella ha ricordato dei passaggi chiave nella storia di Luigi Einaudi come Capo dello Stato:

"Einaudi rinviò due leggi approvate dal Parlamento, perché comportavano aumenti di spesa senza copertura finanziaria, in violazione dell'art.81 della Costituzione. Una presidenza tutt'altro che 'notarile', come dimostrò anche la vicenda del diritto di nomina dei cinque giudici di spettanza del Presidente, secondo il disposto dell'art. 135 della Costituzione"

Poi ne ha ricordato l'importanza nella scelta del Presidente del Consiglio dei Ministri:

"Cercando sempre leale sintonia con il governo e il Parlamento, Luigi Einaudi si servì in pieno delle prerogative attribuite al suo ufficio ogni volta che lo ritenne necessario. Fu il caso illuminante del potere di nomina del Presidente del Consiglio dei Ministri, dopo le elezioni del 1953. Nomina per la quale non ritenne di avvalersi delle indicazioni espresse dal principale gruppo parlamentare, quello della Democrazia Cristiana. Fu un passaggio di un esecutivo di pochi mesi, guidato dall'ex ministro del Tesoro, Giuseppe Pella, e che portò al chiarimento politico con la formazione di una maggioranza tripartita che governò, con Mario Scelba, sino alla scadenza del settennato dello stesso Einaudi. Tale l'importanza che attribuiva al tema della scelta dei ministri, dal volerne fare oggetto di una nota verbale, da lui letta il 12 gennaio 1954, in occasione dell'incontro con i presidenti dei gruppi parlamentari della Democrazia Cristiana, rispettivamente Aldo Moro e Stanislao Ceschi, dopo le dimissioni del governo Pella. È, scrisse in quella nota: 'Dovere del Presidente della Repubblica evitare si pongano precedenti grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore, immuni da ogni incrinatura, le facoltà che la Costituzione gli attribuisce'. Sin dal suo messaggio alle Camere riunite in occasione del giuramento, giusto settant'anni or sono, il presidente Einaudi ricordò il ruolo affidatogli di 'tutore' dell'osservanza della legge fondamentale della Repubblica e sottolineò i principi solenni contenuti nella Costituzione"

Le parole di Mattarella sono state riportate a Matteo Salvini mentre usciva dalla riunione di oggi con il MoVimento 5 Stelle e il leader della Lega ha commentato:

"Ho riletto anch'io Einaudi. Ma va letto tutto, scrisse di un Paese fondato sull'autonomia. Einaudi è un grande"

Foto © Quirinale

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