Assemblea PD, dimissioni di Renzi congelate: "unità risultato importante"

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19:35 - L'Assemblea del Pd si è conclusa. Mentre sull'ordine del giorno, che era stato approvato all'unanimità dal collegio di presidenza, l'Assemblea si è divisa con 397 sì, 221 no e 6 astenuti, sulla relazione di Martina si è riunita approvandola all'unanimità. La decisione sul futuro assetto del partito è rinviato al Congresso.

16.45 - È un Matteo Renzi "contento" quello che a margine dell'assemblea nazionale del Pd rivendica l'avere evitato divisioni. Con la decisione sulla guida del partito rinviata a data da destinarsi "ha vinto la linea di chi, come lui, Gentiloni e Minniti, chiedeva di congelare il dibattito interno. L'unità raggiunta sulla pace interna è un risultato importante" dicono ora i renziani, citati da Tgcom24, che per mostrare le buone intenzioni spiegano che daranno il loro sì alla relazione finale del segretario reggente Martina.

14.17 - L'assemblea del Pd, con un voto a maggiorana assoluta, ha cambiato l'ordine del giorno per non esprimersi oggi sulla guida del partito e sul congresso. 397 i sì e 221 in no, 6 si sono astenuti. In pratica le dimissioni di Renzi finiscono nel congelatore. Proteste e fischi in platea da parte di chi ha votato contro il cambio dell'ordine del giorno. La guida del partito sarà ridiscussa in un'alta riunione del partito.

Assemblea PD: due mozioni contrapposte, partito spaccato

All’Hotel Ergife di Roma doveva essere un appuntamento decisivo per la ricomposizione delle divergenze all’interno del Partito Democratico, invece l’inizio non è quello che in molti si aspettavano. La maggioranza ha evidentemente tentato di depotenziare l’evento, non raggiungendo alcuna intesa con la minoranza in vista della nomina del nuovo segretario. Secondo quanto riferisce ‘Repubblica.it’, fonti vicine alla minoranza del PD avrebbero fatto sapere di aver avviato una raccolta firme per proporre la candidatura a segretario dell’attuale reggente, Maurizio Martina, nella prossima Assemblea.

Una decisione che viene vista come una dichiarazione di ostilità nei confronti dei renziani: proprio nel pomeriggio di ieri, l’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha tentato invano una mediazione, proponendo addirittura la rinuncia al suo intervento in Assemblea, pur di parlare di temi per il futuro dell’Italia nelle ore in cui Lega e Movimento 5 Stelle hanno definito il contratto di governo e sono ora alla ricerca del premier. L’intesa, però, rimane molto lontana e i mille delegati si troveranno con ogni probabilità di fronte due mozioni, perché i renziani starebbero a loro volta raccogliendo le firme per un ordine del giorno a Congresso.

In un testo che sarebbe stato fornito all’agenzia Ansa, si legge che è "necessaria una riflessione ampia che coinvolga tutti i nostri iscritti e militanti, sul futuro del nostro partito e sulla proposta politica da avanzare per il Paese capace di contrastare la deriva populista e di destra che emerge dall'accordo di governo raggiunto tra Lega e Movimento 5 Stelle; tale discussione deve avvenire in sede congressuale; si chiede per queste ragioni che si proceda con l'avvio immediato del percorso congressuale e ai relativi adempimenti previsti dallo statuto". Una resa dei conti senza fine, si direbbe, tra la maggioranza di Renzi e la minoranza di Martina, che si sarebbe seduta volentieri al tavolo con il M5S per evitare un accordo degli stessi con la Lega.

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