Nuovi moniti da UE e Confindustria al governo. Veto su Savona all’Economia? Il diretto interessato: "penso di sì"

Cosa spaventa Ue e mercati, perché il professor Paolo Savona non sarebbe giudicato idoneo per la poltrona di Via XX settembre?

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L’Unione europea è sicura che il nuovo esecutivo italiano, il nascente governo Conte, rispetterà le regole europee. Un’affermazione che sa più di monito o di buon auspicio viste le polemiche montate in sede comunitaria e sui giornali europei (su tutti il Financial Times) in merito al rischio che un governo populista e anti europeista può rappresentare per l'Italia oltreché per l’intera architrave Ue.

"Siamo convinti che il nuovo governo italiano manterrà o rispetterà le normative nazionali ed europee. I processi politici in Italia sono una cosa normale perché stanno accadendo nel rispetto dell'ordinamento giuridico italiano"

dice oggi il ministro delle Finanze bulgaro Vladislav Goranov che rappresenta la Presidenza di turno del Consiglio europeo.

Non è un segreto che ad allarmare l’Europa è quella che si profila come la scelta "obbligata" per Di Maio per il Ministero dell’Economia: il professore Paolo Savona autorevole e noto euroscettico: l’accordo con Salvini sul nome di Giuseppe Conte aveva come contropartita l’irremovibilità di Savona dalla casella di Via XX settembre.

A chi oggi chiede al diretto interessato se ci siano veti su di lui (Agorà, Rai 3) Savona risponde: "Sì che lo penso". Ma perché l’Europa è così preoccupata per la sua possibile ascesa al Mef nel governo M5s-Lega: "Non lo so” dice il docente.

Veto su Savona ministro dell'Economia? Ecco perché

Ieri a Piazza Pulita su La7 questo perché ha provato a spiegarlo il giornalista economico Federico Fubini secondo cui sarebbe pericoloso per la vendita dei nostri titoli di Stato, cioè dei titoli del nostro debito pubblico, avere un ministro dell’Economia che sarebbe disposto a fare più debito e forzare i parametri europei sui conti.

Il rischio è che altri Stati, fondi pensioni, banche, assicurazioni italiane, europee e internazionali preferiscano comprare titoli di Stato di paese ritenuti più “credibili” e finanziariamente solidi, con le ovvie ricadute su una serie di servizi e diritti essenziali (dagli stipendi/pensioni degli statali ai trasporti pubblici) che lo Stato italiano riesce a garantire piazzando 400 miliardi di euro di titoli di Stato all'anno.

Intanto stamattina un monito al futuro governo Conte è arrivato anche da Confindustria che dopo aver attaccato il programma M5s-Lega chiede che non vengano cancellati Jobs Act e Industria 4.0 che

“stanno mostrando effetti nell'economia reale, perciò è importante che non vengano distrutti. Non possiamo rimettere in discussione le regole del gioco a ogni cambio di governo. Perdiamo credibilità e investitori. Lasciamo fare il nuovo governo, valuteremo dopo"

ha detto il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.

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