Mattarella, Ainis: "Impeachment? Direi di no". Proviamo a fare il punto della situazione

Mattarella ha commesso un abuso ponendo il veto su Paolo Savona, oppure ha esercitato le proprie prerogative legittimamente? L'art. 92 della Costituzione - diventato grande protagonista sui social e non solo - così recita: "Il Governo della Repubblica è composto dal Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri".

Attorno all'espressione "su proposta di questo" si è scatenata la polemica. Un Presidente della Repubblica è costretto ad accettare "le proposte" o può realmente porre dei veti? In passato 4 diversi Presidenti hanno posto veti su dei potenziali ministri e l'hanno fatto per ragioni di opportunità.

A Berlusconi nel 1994, per esempio, venne impedito di nominare il suo avvocato Cesare Previti come nuovo Ministro di Grazia e Giustizia, trovando l'opposizione di Scalfaro che invece non si oppose a Previti come Ministro della difesa. Scalfaro pose il veto non per una sua valutazione politica su Previti, ma per una questione d'opportunità visto che si trattava dell'avvocato difensore dello stesso Berlusconi.

Lo stesso è avvenuto nel 2001 quando Ciampi bocciò Maroni, proposto sempre da Berlusconi, come Ministro della Giustizia, e poi dirottato al Welfare. Anche in questo caso Maroni, secondo Ciampi, non aveva i titoli perché in passato aveva ricevuto una condanna, era inoltre sotto processo e la sua nomina, quindi, avrebbe innescato un pericoloso conflitto d'interessi.

Nel 2014 Renzi propose Gratteri sempre per la Giustizia e trovò il fermo veto di Napolitano, che ritenne inopportuno che un Magistrato in attività potesse andare a dirigere il Dicastero senza aver osservato il periodo di aspettativa di 6 mesi richiesto ai Magistrati per potersi candidare alle elezioni. Sebbene per il ruolo di ministro non ci si candidi, secondo Napolitano non si sarebbe trattato di una scelta opportuna.

Prima ancora, nel 1979, il Presidente Pertini disse 'no' a Darida per il ruolo di Ministro della Difesa. In questo caso, però, Pertini si trovava di fronte alla formazione difficoltosa di un Governo di grande intercessione, sostenuto da una maggioranza molto zoppicante. La DC, infatti, decise di estromettere dal Governo il Partito Socialista, facendovi entrare solo il PSDI e il PLI. Fu una legislatura molto turbolenta e, in quel caso, l'intervento di Pertini era da considerarsi più che legittimo visto che si trattava di un Governo di mediazione; le elezioni si erano svolte con il sistema proporzionale (elemento non secondario) e c'era un esecutivo da equilibrare affinché avesse la forza di durare nel tempo. Quello di Pertini si può tranquillamente leggere come il tentativo di trovare un equilibrio per la tenuta del rapporto di fiducia, tant'è che successivamente Darida (dal 1980) ha fatto il ministro per 7 anni consecutivi in 4 Dicasteri diversi. L'aggiustamento di Pertini comunque non si rivelò decisivo visto che quel Governo di Cossiga durò poco meno di un anno.

La situazione di oggi si può considerare simile a quella che dovette affrontare Pertini? Forse. La DC in quella circostanza, forte del 38% dei voti ottenuti, non volle concedere spazio al mal sopportato alleato socialista. I numeri nei due rami del Parlamento davano comunque ragione alla DC, anche perché lo stesso PSI concesse l'appoggio esterno. Era un'altra Italia e un altro momento storico. In una situazione tanto ingarbugliata l'intervento di Pertini non scandalizzò nessuno, perché venne ritenuto corretto quel lavoro di mediazione date le particolarissime circostanze.

La situazione di Mattarella alle prese con il "Governo del Cambiamento" è invece leggermente diversa. È vero che si sarebbe trattato di un Governo di coalizione nato da un'alleanza post elettorale, ma è anche vero che alla base dell'intesa c'era un accordo dai ben precisi confini. In questo caso, la mediazione del Presidente della Repubblica non sembrava indispensabile per consentire a questo Governo di poter lavorare; Savona, infatti, non è un delinquente, non ha conflitti d'interesse ed era sostenuto da entrambi i partiti di maggioranza. Il suo conflitto, solo potenziale, era con l'Euro e l'Unione Europea. Questo non si può considerare un ostacolo visto che la libertà di espressione è garantita dalla stessa Costituzione e l'Euro non rappresenta certamente un dogma teologico.

Molti non la vedranno in questo modo e la loro opinione è parimenti rispettabile. Le funzioni del Presidente della Repubblica sono volutamente inquadrate in modo ambiguo. Il PDR entra infatti in contatto con tutti i poteri dello Stato ed essendo al di sopra della divisione dei poteri, rappresentando la Nazione, i costituenti hanno previsto per il suo ruolo la possibilità di essere più o meno interventista, a seconda delle circostanze.

Anche per questo motivo nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri "proponenti" (altra espressione intorno alla quale si interrogano o si sono interrogati i costituzionalisti), che ne "assumono la responsabilità".

I ministri assumono, quindi, la responsabilità politica degli atti del Presidente della Repubblica. Il PDR, invece, "non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione".

Su questo punto potrebbero dibattere per ore anche i costituzionalisti più affermati e stimati, tra i quali per esempio il Professor Michele Ainis al quale, analizzata la situazione, "parrebbe" che non ci siano gli estremi per un impeachment del Presidente della Repubblica. I capi d'accusa nei confronti di un Presidente della Repubblica non sono mai stati formalizzati in Parlamento nella storia repubblicana. Mancano quindi dei precedenti ai quali guardare per potersi sbilanciare in modo netto. Venne proposto l'impeachment per Leone e Cossiga, ma in entrambi i casi la procedura si stoppò in virtù delle dimissioni che vennero formalizzate da parte di entrambi.

Come ha spiegato il Professor Ainis "il capo d'accusa è indicato dalla Costituzione ma non è definito" e riguarda "i reati presidenziali: Alto Tradimento e Attentato alla Costituzione". Nel caso dell'ipotesi della fattispecie dell'Attentato alla Costituzione, come ha sottolineato Ainis, questo dovrebbe "richiamare in causa un comportamento doloso" e poi "la sovversione o l'offesa a dei principi fondamentali della Costituzione".

Mattarella ha seguito o meno i principi fondamentali della Costituzione? Ainis in questo caso non ha dubbi. Dal suo punto di vista l'atto di aver posto una riserva sul nome di un ministro non rappresenta di per sé - se non è posta con dolo, circostanza indimostrabile - un Attentato alla Costituzione. Secondo Ainis, Mattarella, "a torto o a ragione" si è preoccupato del valore simbolico che avrebbe avuto il nome di Savona agli occhi degli investitori internazionali. Ainis non è sicuro che abbia fatto bene a farsi carico di questa preoccupazione, ma al tempo stesso riconosce al Presidente della Repubblica la facoltà di poterlo fare.

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