Enna, la moglie insegna a Brescia: marito non vedente scrive a Mattarella

Sergio Mattarella primo maggio

Da due anni Giuseppa Miraglia, insegnante di ruolo da 8, è stata trasferita in una scuola in provincia di Brescia. La donna è sposata con Salvatore Bonferrato, 44 anni, un non vedente che nella vita fa il fisioterapista. L'uomo, non essendo autosufficiente, da due anni è tornato a vivere a casa degli anziani genitori. Per riappropriarsi della propria normale esistenza ha deciso di scrivere una lettera al Presidente della Repubblica richiedendo un suo intervento.

Sua moglie per il secondo anno consecutivo ha chiesto il trasferimento invocando l'applicazione della legge 104/92 che tutela l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate. Lo scorso primo giugno alla donna è stata notificata una lettera con la quale è stato respinto il trasferimento. Nei mesi scorsi Salvatore Bonferrato aveva già scritto al Presidente della Repubblica e al ministro della pubblica istruzione Valeria Fedeli: "Sono cieco e mi sono sposato per avere una vita normale con mia moglie. Sono stato costretto a tornare a casa dai miei anziani genitori perché a mia moglie è stato negato il trasferimento, nonostante la mia grave situazione".

L'uomo ha fatto un nuovo appello, annunciando che invierà una nuova lettera a Mattarella ed anche a Marco Bussetti, neo Ministro dell'Istruzione, oltreché a Lorenzo Fontana, neo Ministro per la famiglia e le disabilità: "Il primo giugno è stata notificata la lettera del non avvenuto trasferimento. Si prospetta per noi un altro anno di lontananza. Io a Regalbuto, a casa dei miei genitori e mia moglie a Brescia. Mi sento vittima di una grave ingiustizia perché i posti riservati ai titolari di 104, in provincia di Enna, sono stati ricoperti tutti da persone che hanno presentato ricorso e, senza che ancora ci sia un giudizio di merito, hanno occupato i posti disponibili. Io mi sono fidato della legge italiana. Sono completamente cieco e lo scorso anno mia moglie non ha presentato ricorso perché, data l'evidenza e la gravità del mio handicap, non credevo mi venisse negato il diritto ad una vita normale. Tornerò a scrivere al presidente della Repubblica e ai nuovi ministri dell'Istruzione e della Famiglia e Disabili affinché mi consentano di potere vivere con mia moglie".

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