Cassa Integrazione: a chi piacciono gli ammortizzatori sociali peggiori d'Europa

Il nostro sistema di sostegno alla disoccupazione, basato su cassa integrazione e altri strumenti più o meno frammentari e discrezionali, fa acqua da tutte le parti. Checché ne dica Renato Brunetta, infatti, la verità è che solo meno di un disoccupato su 4 riceve un sostegno nel nostro paese. Lo spiega l'economista Tito Boeri nel video qua sopra.

Perché dunque ci sono così pochi detrattori di questo sistema assolutamente iniquo ed inefficace? Lo ha spiegato lo stesso Boeri, in un recente un articolo dedicato ad illustrare in dettaglio la sostenibilità economica del sussidio unico di disoccupazione, che si conclude in questo modo:

Nel caso in cui la disoccupazione salisse al 10 per cento, il sistema costerebbe circa 19 miliardi, con una fabbisogno di ulteriori risorse di quasi 3,5 miliardi, per un totale dunque di 7,5 miliardi da reperire dalla fiscalità generale. Siamo, come si vede, non lontano da quanto il governo sostiene di avere già reperito. Quindi non si dica che la riforma non è finanziariamente sostenibile. Semplicemente, sono altre le priorità di questo esecutivo. Vuole tenersi un sistema che è il migliore strumento di potere del mondo.

Ma perché mai la CIG dovrebbe essere uno strumento di potere? Ce lo spiega con grande chiarezza un commento all'articolo.

Scrive infatti il lettore Marcello Battini:

Al Governo piace tenere la mano sulla cassa, da distribuire secondo convenienza politica. C'è da dire, però, che il Governo attuale non è il solo a pensarla in questo modo. Nonostante l'Italia, per lungo tempo, abbia avuto una forte componente politica di sinistra, più forte che in altri Paesi europei, altrove è stato riconosciuto ai disoccupati ed agli inoccupati il diritto ad una forma assicurativa. In Italia ciò non è avvenuto perchè anche i partiti di sinistra ed i sindacati preferivano controllare i propri seguaci, piuttosto che riconoscere loro dei diritti e delle libertà, non facilmente annullabili. La mentalità feudale, nonostante la rivoluzione francese, è dura a morire.

Anche Luca Ricolfi, qualche tempo fa, su "La Stampa", ha messo ha fuoco bene la questione:

Attualmente buona parte dei cosiddetti ammortizzatori si attivano e si prorogano in base a scelte discrezionali della politica, come risultanti di complessi negoziati fra sindacati, Confindustria, governo, amministrazioni locali. Inevitabilmente tali scelte premiano gli attori e i territori forti a discapito di tutti gli altri. Proprio per questo il sistema attuale non dispiace alla politica, intesa in senso lato, e penalizza enormemente gli attori deboli: giovani precari, artigiani, piccole imprese e loro dipendenti. Il sistema alternativo, ossia quello dell’assegno unico e automatico per tutti coloro che hanno perso un precedente lavoro, ha invece il grande vantaggio di codificare un diritto individuale che non andrebbe negoziato con nessuno, e quindi toglierebbe molto potere alle istituzioni e alle lobby che - aprendo e chiudendo infiniti tavoli di trattativa - amministrano l’esistenza dei lavoratori, per lo più tutelando i forti e dimenticando i deboli.

Ed ecco spiegato anche lo scarso impegno dei sindacati sulla questione dell'assegno unico di disoccupazione: qualcuno di voi ha mai sentito Bonanni, Angelini o Epifani lanciare strali contro il sistema di CIG e affini, che pure porta più di 3 disoccupati su 4 ad essere esclusi da ogni sostegno?

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