Tria: "Investimenti in deficit con l'ok condizionato dell'Ue"

L'articolo scritto a quattro mani dal ministro dell'Economia Giovanni Tria per una rivisita internazionale

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Investimenti pubblici in deficit ma con il consenso condizionato dell'Unione Europea. Il neo ministro dell'Economia, il professor Giovanni Tria, ha firmato un articolo frutto di un lavoro a quattro mani con l'accademico Pasquale Scandizzo. Nell'articolo, scritto per una rivista internazionale, di cui informa oggi il sito Formiche.net, si legge:

"Un vasto programma di investimenti pubblici infrastrutturali potrebbe essere attuato e finanziato in deficit senza creare un problema di sostenibilità dei debiti pubblici attraverso un finanziamento monetario palesemente condizionato a livello europeo"

Secondo il ministro dell'Economia ogni Stato dell'Ue dovrebbe poter beneficiare anche di un temporaneo aumento del deficit per far partire questi programmi perché l’effetto positivo degli investimenti:

"è particolarmente forte nel caso degli investimenti pubblici nelle infrastrutture e nell’istruzione perché queste aumentano lo stock di capitale umano e fisico e quindi la capacità produttiva aggregata con effetti virtuosi sulla crescita di lungo termine"

In questo modo il surplus di spesa pubblica produrrebbe secondo Tria effetti positivi sull'economia italiana. La questione della flessibilità, della maggiore "elasticità" nei conti pubblici sarà prevedibilmente una delle battaglie che il governo Conte porterà in Europa, contro i paletti economico-finanziari imposti da Bruxelles.

In ogni caso a monte c'è un problema secondo i prof Tria e Scandizzo che parlano di:

"un serio ostacolo al perseguimento di questo programma di investimenti pubblici, almeno in Italia. Tale ostacolo è il progressivo deterioramento della capacità del settore pubblico di progettare ed eseguire progetti di investimento, sia a livello di governo centrale che locale".

Ma la tendenza non è irreversibile, al contrario dovrebbe rappresentare:

"il fulcro di una riforma complessiva del settore pubblico"

Certo Giovanni Tria è un economista prima di essere un ministro della Repubblica: da accademico ha anche sostenuto in passato che il deficit può essere finanziato con l'aumento dell'Iva, ma da scriverlo come prof a metterlo in pratica come titolare del Mef ce ne corre, come spiegava ieri Renato Brunetta, amico e collega di Tria, a Carta Bianca su Rai Tre. Un aumento dell'Iva oggi penalizzerebbe fortemente i consumi, in una fase economica in cui sono ancora troppo deboli, con conseguente effetto depressivo generale sull'economia.

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