La Pubblica Amministrazione italiana è la più lenta d'Europa a pagare le imprese

Ci mette più del triplo del tempo rispetto a quanto richiesto dalla normativa europea.

Debiti PA

Secondo quanto emerge dai dati della Cgia di Mestre, che ha elaborato quanto illustrato dall'indagine European Payment Report 2018 presentata lo scorso 28 maggio da Intrum Justitia, la Pubblica Amministrazione italiana è la più lenta d'Europa nel pagare i propri debiti con le imprese.

Infatti, mentre la normativa europea prevede 30 giorni di tempo per la PA per saldare le fatture, al massimo 60 giorni per alcune particolari tipologie di forniture (per esempio le forniture sanitarie), per l'Italia la media è di ben 104 giorni, ossia più del triplo del tempo previsto dalla normativa ed è la più lenta in tutta l'Unione Europea.

Rispetto alla media europea, infatti, l'Italia ci mette ben 63 giorni in più a saldare i suoi debiti. Paolo Zabeo coordinatore dell’Ufficio Studi, spiega:

"Siamo maglia nera in Ue e nonostante le promesse fatte in questi ultimi anni gli enti pubblici continuano a liquidare i propri fornitori con ritardi inammissibili, mettendo in seria difficoltà soprattutto le imprese di piccola dimensione che, da sempre, sono sottocapitalizzate e a corto di liquidità. E sebbene da almeno tre anni chi lavora per il pubblico ha l’obbligo di emettere la fattura elettronica, ancora adesso il sistema informatico messo a punto dal ministero dell’Economia non è in grado di stabilire a quanto ammonta complessivamente il debito commerciale della nostra Pa; una situazione surreale"

La Cgia ricorda anche che a dicembre 2017 la Commissione Europea ha deferito l'Italia alla Corte di Giustizia Ue per il mancato rispetto delle disposizioni europee contro i ritardi nei pagamenti.

Anche la Banca d'Italia ha fatto i suoi calcoli e ha affermato, nella propria Relazione annuale 2017, che lo stock di debiti commerciali della PA è sceso da 64 a 57 miliardi di euro e, in attesa che il ministero dell'Economia li dimensioni con esattezza, al netto della quota riconducibile a ritardi fisiologici (30-60 giorni come prevede la legge), le imprese fornitrici della PA vantano circa 30 miliardi di crediti.

Non dimentichiamo che questi ritardi spesso causano gravissimi danni alle imprese, a volte addirittura irreversibili, costringendole a dichiarare bancarotta. Un caso simbolo di questa situazione è diventato quello di Sergio Bramini, ex titolare della Icom Spa, un tempo leader nel settore dei rifiuti, che è fallito perché lo Stato non ha saldato il debito di circa quattro milioni di euro che aveva con lui. Bramini qualche settimana fa è stato sfrattato da casa sua. Ora è stato scelto dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi di Maio come consulente del suo dicastero.

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