"Chiudiamo i porti": dalle minacce di Minniti-Gentiloni all’azione di Salvini

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“Chiudiamo i porti”: è davvero una novità assoluta? Mentre l’Aquarius vaga in attesa di un porto in cui attraccare con 629 migranti a bordo, ci sarebbero altri 800 profughi in arrivo sulle coste europee a bordo della Sea Watch 3. La posizione del nuovo governo italiano, espresso per bocca dei ministri dell’Interno e dei Trasporti, Salvini e Toninelli, è chiara: non c’è più la disponibilità ad accogliere tutti indistintamente. “Associazione tedesca, nave olandese, Malta non si muove, la Francia respinge, l’Europa se ne frega. Basta”, scrive Matteo Salvini su Facebook accendendo ulteriormente il dibattito che sta già infuocando in queste ore sull’accoglienza.

Tra i più critici nei confronti della linea del nuovo governo gialloverde c’è inevitabilmente il Partito Democratico, che ha preannunciato un’opposizione durissima a tutto ciò che farà sostanzialmente il governo Conte. In merito alla questione migranti che ribolle in queste ore, poi, la pressione dem sale con il passare delle ore: "Con la grave lettera alle autorità maltesi, Salvini contribuisce a trasformare l'Europa in una fortezza chiusa", dice il deputato Gianni Pittella.

Bordate sono arrivate anche da Matteo Orfini, presidente del PD che su Twitter accusa: “Salvini e Toninelli chiudono i porti. Lo stesso fa Malta. In questa sfida assurda non so chi vincerà. Ma di certo a perdere sarà la civiltà”. Si spinge addirittura oltre il reggente dem Maurizio Martina che su Facebook scrive: "Fin qui il nostro Paese ha saputo unire sicurezza e accoglienza. Gli sbarchi si sono ridotti dell'80% dall'anno scorso, non c'è nessuna emergenza ora. L'Italia non va lasciata sola e oggi più che mai non servono drammatici braccio di ferro tra Paesi ma soluzioni coordinate. Chiudere i porti in questo modo può portare solo a gravi rischi umanitari. Il presidente Conte assuma un'iniziativa di fronte a quello che sta accadendo".


Eppure, basta tornare indietro di un anno, esattamente al 28 giugno 2017, per riscontrare come, almeno nelle intenzioni, la politica sui flussi migratori annunciata dal governo Gentiloni (maggioranza PD) ad inizio estate non fosse così diversa da quella dell'esecutivo gialloverde. L’ambasciatore Maurizio Massari, su mandato del premier e dell’allora ministro dell’Interno Minniti, ha infatti incontrato in quella data il commissario UE all’immigrazione, il greco Avramopoulos per informarlo dell’intenzione da parte dell’esecutivo di chiudere i porti: l’Italia, riferì un anno fa Massari “non è disposta più a sbarcare migranti da navi che non battano bandiera italiana o delle istituzioni europee”. Dalle parole ai fatti, nel giro di 12 mesi, anche se con un colore politico diverso.

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