Maturità 2018, traccia storico-politica: masse e propaganda, tema svolto

Masse e propaganda è il tema della traccia storico-politica della prima prova della Maturità 2018, qui lo svolgimento

La Maturità 2018 ha inizio con la prima prova e una delle tracce della tipologia B, ossia saggio breve o articolo di giornale, è quella di tipo storico-politico. Il Miur ha aperto il plico e l'argomento è il rapporto fra masse e propaganda, di grande attualità ieri come oggi.

Di seguito i documenti e lo svolgimento del tema.

Maturità 2018 prima prova: documenti saggio breve o articolo, ambito storico-politico tipologia B

"Il concetto politico di massa è stato giustamente giudicato appropriato ai regimi totalitari, di tipo fascista, nazista, comunista del secolo scorso (per vero, non mancano nel presente esempi assimilabili); ma anche oggi possiamo parlare, a ragion veduta e provata, di massificazione a larghissimo raggio, che trova il suo terreno d'espansione soprattutto nei processi della cosiddetta globalizzazione. Ciò richiede una precisa distinzione. La massa governata dai regimi totalitari, diversamente da quella odierna, era una massa omogeneizzata dall'ideologia del conflitto. La massa che si costituisce ad opera delle ideologie dei regimi totalitari, come quelle esemplificate nel secolo scorso, combatte l'individualismo ma fa conto sull'individuo, a condizione che quest'ultimo sia stilizzato e rigorosamente uniformato ai dettami del regime, assolutamente pronto al consenso plebiscitario. Anzi, viene precisamente tratteggiato dal regime un modello ufficiale di individuo da imitare e riprodurre, descrivendone perfino prescrivendone la sua tipologia di pensiero e di azione, onde ne vengano interiorizzati acriticamente i dettami, annullando la personalità, sotto la guida di principi aggregatori, nella massa ideologicamente plasmata".
Giulio M. Chiodi, Soggetti apolitici e politici soggetti, in La politica. Categorie in questione, a cura di R. Sau, Franco Angeli, Roma 2015, p. 176

"La figura del nemico ha sempre rappresentato un elemento indispensabile per il buon funzionamento dei sistemi di propaganda. Insomma, si tratta di un protagonista assoluto - se non unico - dell'argomentazione di tipo propagandistico: una figura dalla rilevanza tale da costringere l'intero spazio della politica a organizzarsi in sua funzione. (...) L'effetto della designazione di un nemico per l'opinione pubblica è (...) triplice. Da una parte essa conduce alla cristallizzazione della fedeltà dell'opinione pubblicata a un dato progetto politico (infatti, individuando un nemico non solo si orienta tale opinione pubblica contro qualcuno, ma la si sollecita anche a provare un senso di gratitudine nei confronti di chi quel nemico ha scoperto e denunciato). Da un'altra, il concentrare il risentimento della collettività nei confronti di un nemico equivale a "compattare" quella stessa comunità con il pretesto dell'esistenza di un elemento irriducibile e pericoloso. Infine, il definire un nemico dona al potere la possibilità di deviare il risentimento popolare che, altrimenti, investirebbe il potere stesso. (...) A causa del suo inscriversi all'interno di un doppio movimento - l'affermarsi dell'ideologia quale origine e determinante dell'agire politico, da una parte; l'impetuoso sviluppo della società di massa e del progresso tecnologico, dall'altra - il Novecento può bene essere definito come il secolo della propaganda. Anzi, il secolo del nemico assoluto. Un nemico costruito, nei lineamenti più minuti come nel senso della pericolosità, dal politico attraverso la propaganda. Dopo la Grande guerra, prima importante prova, la propaganda si perfezionò all’interno dei regimi totalitari. L’asprezza ideologica della guerra fredda, poi, s’incaricò di confermare l’importanza della figura del nemico quale perno dell’intero sistema di rappresentazione della politica e dell’esistenza. La “fine delle ideologie” ha forse mutato il quadro di riferimento? L’esperienza degli ultimi anni pare svolgersi nel segno della continuità: nelle società contemporanee, caratterizzate da molteplici flussi d’informazione e dalla sempre maggiore incapacità di ricondurre in termini di comprensibilità la complessità dell’esistente, l’uso della categoria del nemico rimane indispensabile poiché fornisce una chiave ai fini della ricomposizione di una realtà frammentata e apparentemente incongruente".
Andrea Baravelli, Nemico e Propaganda, Storicamente, 1 (2005), Art. no. 13. DOI: 10.12977/stor518

Maturita 2018 traccia storico politica

Maturità 2018 prima prova: saggio breve o articolo di giornale su masse e propaganda

Il rapporto fra masse e propaganda è un tema quantomai controverso, soprattutto se si prende spunto dalle riflessioni di Giulio Chiodi nel suo testo Soggetti apolitici e politici soggetti, che analizza la stretta correlazione fra il concetto politico di massa e i regimi totalitari, dove la "massa" appunto è composta da individui irregimentati e dove quindi non esiste spazio per il fuori dal coro.

L'autore in realtà, dopo aver tracciato i parallelismi del caso fra l'elemento massivo e i totalitarismi, specifica anche un'importante differenza fra ieri e oggi. Tutto ruota attorno al soggetto, nel primo caso annullato completamente nelle regole del regime, incapace e anzi impossibilitato ad avere una sua identità, nel secondo più libero e, almeno in teoria, non uniformato all'ideologia del conflitto.

La differenza "sulla carta" è sostanziale e ce la spiega in modo molto semplice quella che che i politologi conoscono come Scatola di Dahl, un sistema grafico in grado di far capire come si arriva dalle egemonie chiuse alla democrazia, attraverso tre percorsi differenti, di cui il più interessante è il terzo.

Secondo Dahl un mix di dissenso e inclusività del popolo alla cosa pubblica e quindi al prendere sempre più decisioni, sarebbe infatti la terza via per la democratizzazione. La società di massa contemporanea non è vittima dell'ideologia, piuttosto partecipa alla sua composizione, ma soprattutto agisce attivamente alla creazione dei "colori" della massa stessa e della propaganda relativa.

Questa maggiore libertà e dinamismo non significa però che il rischio di cadere nell'emulazione sterile di un esempio preciso, di stampo autocratico, non sia presente, né che il famoso gene del conflitto sia completamente sedato. Ce lo sottolinea molto bene Andrea Baravelli, autore del libro Nemico e propaganda, dove risalta la figura del nemico.

Il nemico non è rappresentato necessariamente da un'uniforme, non è una nazione e non è un invasore. Nell'era moderna il nemico, come canta Daniele Silvestri "non ha divisa" e ha invece un contraddittorio molto fine, una sua ideologia e una sua propaganda, quella contro cui l'altra fazione si scontra.

La prima metà del Novecento italiano, come dice giustamente Baravelli, è il secolo in cui la figura del nemico ha assunto fattezze ben disegnate da parte del fascio. La propaganda politica nel ventennio ammetteva di guardare in una sola direzione, senza possibilità di contraddittorio, senza dialettica, recitando un copione che a nessuno in realtà piaceva, ma piaceva a tutti, perché serviva a contrastare l'antagonista con forza e con l'uso delle armi. Utile sì quindi, sia per combattere l'altro sia per proteggere il sistema, visto che la mancanza di un virus da contrastare può portare l'organismo ad auto combattersi.

Pericolosamente oggi, nonostante la fine del totalitarismo, la vigilanza della democrazia, nonostante la pluralità dei mezzi di informazione e una certa libertà di dire la propria, anche attraverso elezioni libere e universali, il nemico esiste (sì, come detto non potrebbe essere diversamente, ha una sua funzione vitale per tenere coeso l'insieme), così come la propaganda che lo mette alla gogna, inneggiando al suo contrario.

Facciamo un esempio facile? La globalizzazione ha fatto molto per far entrare nei confini nazionali la diversità, i colori, le culture, i sapori e i profumi del mondo, ma ancora c'è una certa diffidenza verso lo straniero. La propaganda? È ancora ideologica, anche se divisa in un bipolarismo imperfetto: da una parte chi vuole cacciare, dall'altra chi vuole includere. Gli effetti della propaganda? Spesso più violenti di quanto non ci si aspetterebbe.

Resta una minima parte di indecisi che fa massa a se stante, quella che poi di fatto sale senza troppa difficoltà nella baraonda dell'ideologia che vince. Potremmo chiamarli omologati. Ma di fatto in cosa differiscono dagli avi meno convinti di quel già citato ventennio nero?

A voi la risposta.

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