Maturità 2018, traccia di ordine generale: il principio di uguaglianza nella Costituzione

La Maturità 2018 ha inizio con l'attesa e temuta prima prova e la traccia della tipologia D, il tema di ordine generale, pesca a piene mani dall'attualità e si presta benissimo per discutere degli eventi che stiamo vivendo anche in Italia in queste settimane, dopo il giuramento del governo di Giuseppe Conte.

Maturità 2018, tema di ordine generale: la traccia

La Costituzione è la legge fondamentale dello Stato italiano: è entrata in vigore il 1 gennaio 1948 e regola ancora oggi i rapporti tra lo Stato e i cittadini. Analizza e commenta i principi enunciati dall'articolo 3, anche in relazione alla storia recente.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Sala del Consiglio dei Ministri

Maturità 2018, tema di ordine generale: traccia svolta

L'articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana parla chiaro e non permette fraintendimenti: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali". Ma, a conti fatti, non è sempre così. Basta guardare, anche fugacemente, la cronaca di queste ultime settimane per rendersene conto, così come è facile rendersi conto del fatto che la Repubblica Italiana non sempre riesce, come previsto dalla Costituzione, a "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale" che "impediscono il pieno sviluppo della persona umana".

Un esempio su tutti: la povertà. Gli ultimi dati diffusi dall'Istat, relativi all'anno 2016, rivelano un importante aumento della disuguaglianza economica e del rischio di povertà o esclusione sociale.

Aumentano sia l’incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%).
Il Mezzogiorno resta l’area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015). Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). Nel Centro un quarto della popolazione (25,1%) permane in tale condizione.

Il 20,6% dei cittadini italiani, dati alla mano, sta facendo i conti con quegli ostacoli di ordine economico e sociale che la Repubblica Italiana ha il compito di rimuovere. E questo non è certamente l'unico aspetto che viene in mente quando si parla di disuguaglianza nel nostro Paese.

In Italia anche le pari opportunità sono di fatto un miraggio e la conferma di quanto il "gender gap" sia ancora molto forte arrivano da decine di studi e sondaggi, a partire da quello diffuso lo scorso anno dal World Economic Forum, che nel Global Gender Gap Index 2017 metteva l'Italia all'82esima posizione su 144 Paesi presi in esame in fatto di uguaglianza di genere.

Eppure l'Articolo 3 della Costituzione Italiana è molto chiaro anche sul fatto che non possono esserci discriminazioni basate sul sesso. I numeri, invece, contraddicono quel principio che dovrebbero essere garantito dalla Repubblica Italiana. La quota di lavoro quotidiano non pagato in Italia, secondo il World Economic Forum, raggiunge il 61,5% per le donne italiane e solo il 22,9% per gli uomini italiani. Lo studio tiene anche in considerazione le possibilità di fare carriera, i salari percepiti da uomini e donne, così come lo status sociale e la rappresentanza politica.

Ed ecco quindi che l'Italia, rispetto al 2016, arriva a perdere ben 32 posizioni, arrivando soltanto all'82esimo posto. Davanti a noi, tra gli altri, ci sono Israele (44), Irlanda (8), Islanda (1), Honduras (55), Francia (11), Germania (12) e persino Grecia (78), Ecuador (42), Repubblica Domenicana (70) e Cuba (25).

I dati nudi e crudi ci dimostrano come la realtà sia ben diversa dalla teoria. Guardando al futuro più prossimo del nostro Paese è difficile immaginare una svolta radicale e un salto nel futuro in grado di farci guadagnare qualche punto nelle varie classifiche che vengono pubblicate anno dopo anno.

Se da un lato i cittadini stanno prendendo atto di quanto ci sia ancora da fare affinché le disuguaglianze vengano ridotte il più possibile, dall'altro la politica attuale sembra più preoccupata dalla guerra allo straniero, spesso dipinto come un vero e proprio nemico dell'Italiano. È vero, almeno sul fronte del lavoro Luigi Di Maio sta dimostrando di voler fare qualcosa, così come si continua a parlare di un reddito di cittadinanza che dovrebbe andare a ridurre la soglia di povertà nel nostro Paese, ma è ancora decisamente troppo presto per poter cantare vittoria.

Sul fronte dell'uguaglianza tra i sessi, allo stesso modo, il lavoro è ancora molto lungo e complesso e la scelta fatta dal governo di Giuseppe Conte conferma la poca priorità per la politica di oggi. Basti pensare che dal 24 giugno 2013 non abbiamo più ufficialmente un Ministero per le Pari Opportunità. Dopo Josefa Idem del Partito Democratico, in carica per una manciata di settimane dall'aprile al giugno 2013 sotto il governo di Enrico Letta, le Pari Opportunità sono diventate delle deleghe per altri Ministri.

Anche oggi, col governo di Giuseppe Conte, si è deciso di non dedicare un intero Ministero alle Pari Opportunità, ma di conferirne le deleghe al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Vincenzo Spadafora, proprio come era stato fatto in precedenza con la Ministra per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi, poi passata alla Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, e prima ancora con la consigliera Giovanna Martelli dal 2014 al 2015.

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