Stadio Roma, Parnasi ammette ai magistrati: "Ho pagato tutti i partiti"

È stato a lungo interrogato anche sul ruolo di Luca Lanzalone.

Luca Parnasi

L'imprenditore Luca Parnasi, personaggio centrale nell'inchiesta sulla costruzione del nuovo stadio della Roma, è stato interrogato dai magistrato, come egli stesso aveva chiesto dopo essere stato arrestato, e sembra, da quanto riportato dalle agenzie di informazione, che abbia sostanzialmente confermato ciò che era emerso dalle intercettazioni e cioè che ha pagato tutti i partiti.

Parnasi, che attualmente è detenuto nel carcere di Rebibbia (vi è stato trasferito dal San Vittore di Milano), è stato interrogato per 11 ore: ieri sera fino alle 22 e poi oggi per altre sei ore. Da quanto è trapelato pare che abbia ammesso senza troppi giri di parole di aver pagato tutti i partiti, confermando di fatto l'esistenza di quello che gli inquirenti hanno battezzato "Sistema Parnasi".

L'imprenditore non aveva scrupoli né imbarazzo nell'elargire denaro al fine di evitare tutti i possibili intoppi burocratici, semplificando l'iter per avere il via libera ai suoi lavori. Ma c'è un'altra figura fondamentale nell'inchiesta, che è quella di Luca Lanzalone, ex presidente di Area e consulente del Comune di Roma, e proprio sul suo ruolo sono state fatte molte domande a Parnasi, in particolare sul tema dell'abbattimento delle cubature del progetto dello stadio di Tor di Valle destinato alla Roma.

Per quanto concerne i tipi di pagamenti fatti da Parnasi ai partiti, gli inquirenti, appena scoppiato il caso, avevano già chiarito che alcuni erano leciti, altri illeciti e altri ancora da verificare. Parnasi ha già parlato con loro delle somme in chiaro, tracciate, spiegando per quale motivo abbia fatto i versamenti.

La spiegazione principale di Parnasi è che voleva avere un legame con tutti i partiti, per risultare loro simpatico e non avere problemi nel momento in cui sarebbe andato a chiedere autorizzazioni per i suoi lavori.

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