Cottarelli: "Senza Monti e Fornero debito a 145% del Pil"

L'Osservatorio dei conti pubblici diretto da Carlo Cottarelli: "evitato crollo completo dell'economia italiana"

International Monetary Fund's Director of Fiscal Affairs Department Carlo Cottarelli answers questions during the Fiscal Monitor Press Conference April 16, 2013 at the IMF Headquarters in Washington, DC. IMF Photograph/Stephen Jaffe

L'Osservatorio dei conti pubblici dell'Università Cattolica del Sacro Cuore ha pubblicato il suo ultimo rapporto. Carlo Cottarelli, direttore dell'Osservatorio, ha così lanciato il suo monito, arrivando alla conclusione che senza i provvedimenti del Governo Monti, tra i quali la Riforma Fornero, il rapporto tra debito e Pil oggi sarebbe tra il 142% e il 145%. L'Osservatorio ha così risposto a quanti hanno sottolineato in questi anni che le riforme dolorose di Monti non sono riuscite ad arrestare la crescita del debito pubblico.

Stando al lavoro dell'Osservatorio, senza quegli interventi la situazione sarebbe diventata insostenibile: "Sarebbe cresciuto più rapidamente di quanto osservato, arrivando nel 2018 a 142,1%, circa 11 punti percentuali al di sopra di quanto attualmente previsto per il rapporto tra debito pubblico e Pil alla fine di quest’anno. La simulazione è basata partendo da una stima di 2,4 punti percentuali per le misure restrittive introdotte nel 2012. Se si utilizzasse invece per tale stima quella contenuta nel Def 2012 (3,1 punti percentuali), la simulazione descritta porterebbe a concludere che l’eliminazione della manovra del 2012 avrebbe comportato un rapporto debito-Pil nel 2018 ancora più elevato (145,4%)".

Senza l'intervento di quel Governo tecnico, che ha preso decisioni impopolari portando ad uno sconvolgimento del panorama politico "la crisi si sarebbe probabilmente approfondita causando il completo crollo dell’economia italiana".

Carlo Cottarelli oggi ha parlato sul palco del Festival del Lavoro, in corso a Milano, concentrandosi proprio su questo tema: "Non è vero che il debito pubblico è aumentato perché c'è stata la stretta fiscale e, quindi, che per ridurre il debito rispetto al pil bisogna spendere di più. Il debito è cresciuto perché con la crisi economica del 2008-2009 e poi quella del 2011, che era già in corso prima della stretta fiscale, il nostro pil è sceso. Questo ha creato un deficit che spingeva verso l'alto il debito pubblico. Spero che il deficit pubblico non aumenti perché aumenterebbe i rischi per l'economia italiana di una crisi 'da spread'; cioè gli investitori non si fidano più di investire in titoli pubblici italiani perché il deficit è troppo alto; quando questo succede l'economia si blocca. Non vorrei che succedesse di nuovo questa cosa".

Questo Governo potrebbe dover varare una manovra correttiva. Cottarelli, però, spera che si continui a lavorare in continuità con quanto fatto dai governi precedenti: "Non so se ci sarà una manovra correttiva, credo che per essere in linea con le regole europee ci dovrebbe essere una manovra di quest'anno, magari non tanto grande come dice Confindustria. Quello che importa però è soprattutto il prossimo anno e questo lo vedremo a settembre, con la pubblicazione dei conti per il 2019 per gli anni seguenti. Spero che il sentiero sia quello di ridurre, anche se gradualmente, il rapporto tra debito pubblico e pil".

Il Governo Conte dovrà cercare di difendere il Paese dallo spettro di una crisi: "Per evitare che anche in Italia ci sia una crisi come quella greca il governo deve fare le riforme che davvero servono a far crescere l'economia italiana, alcune di queste riforme peraltro stanno nel contratto di governo come la lotta alla corruzione e rendere la giustizia civile più veloce". Di sicuro, per Cottarelli, non rappresenta una soluzione l'idea di investire in deficit: "Non illudetevi che l'economia italiana crescerà facendo più deficit, perché abbiamo un deficit già così elevato che sarebbe controproducente, lo spread andrebbe su e questo farebbe rallentare l'economia italiana".

La ricetta di Cottarelli prevede un lavoro graduale nel tempo per evitare uno shock: "Il popolo greco ora ha lo stesso reddito pro capite che aveva 20 anni fa. Nei 10 anni prima della crisi la Grecia ha avuto una crescita spettacolare, al 4% all'anno. Quindi noi diciamo 'la Grecia sta messa male', ma anche l'Italia sta messa abbastanza male. Negli ultimi 20 anni purtroppo non abbiamo vissuto bene l'esperienza dell'euro. Quindi dobbiamo cercare di fare quelle cose che bisogna fare quando si ha la moneta in comune con altri Paese e mettere da parte le maggiori entrate che sono causate dalla crescita. Se si fanno le cose gradualmente non c'è bisogno dell'austerità, se si aspetta all'ultimo momento quando c'è la crisi, allora purtroppo c'è l'austerità".

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