Zingaretti: "Farò un PD diverso. I 5 Stelle? Si divideranno"

L'Intervista a Nicola Zingaretti pubblicata sul Corriere della Sera. Il Presidente della Regione Lazio è pronto a candidarsi alle Primarie

on stage during the Awards Ceremony at the 7th Rome Film Festival at Auditorium Parco Della Musica on November 17, 2012 in Rome, Italy.

"Io ci sono. Anche se sono il primo a dire che il problema fondamentale non è il segretario". Nicola Zingaretti è pronto a farsi avanti e prendersi cura del Partito Democratico. Il Presidente della Regione Lazio è pronto a ricostruire la cultura politica del suo partito: "Riaprire una sfida collettiva. Molti di noi sono fuori da noi. C’è un popolo di competenze e di sensibilità che è disperso, frammentato. E c’è una nuova generazione, molto combattiva, che non ci ha mai incontrati. L’obiettivo è riaggregare. Ricostruire una cultura politica che ti faccia sentire parte di qualcosa. Sostituire alla rabbia interna la passione, alla polemica il contenuto".

Zingaretti vuole quasi rifondare il PD, per farlo tornare ad essere un contenitore di istanze provenienti dal basso: "Con un Pd diverso, per costruire una nuova alleanza azzerando le attuali forme politiche. Anche la nostra. Dobbiamo saper includere e valorizzare come Pd le forze produttive, le energie popolari e sociali, in una forma-partito radicalmente democratica, capace di conciliare una forte leadership collegiale e decisioni dal basso".

Il progetto di Zingaretti è sicuramente diverso da quello di Calenda, impegnato nella sua battaglia contro i 'populisti', per vincere la quale vorrebbe fare un'ammucchiata: "Fronte repubblicano? Ogni ipotesi frontista su categorie non sentite intimamente dalla gente porterà a nuove sconfitte. Però apprezzo l’impegno di Calenda su molti contenuti che condivido. Il nostro movimento deve animare una larga alternativa per il governo del Paese; che non significa rimettere insieme i cocci, ma immaginare l’Italia del 2050. Noi dobbiamo pensare alle nuove generazioni. Di più: dobbiamo imparare da loro. In Italia c’è un’enorme questione giovanile, che la politica neanche riesce a vedere. Forse è la prima volta nella storia che la nuova generazione ha tanto da insegnare a quella precedente. I nativi digitali rappresentano un’opportunità, anche per i “padri analogici”. Non riesco ad accettare questo spreco di energie e talenti".

Prodi è tra quelli che vorrebbero "andare oltre il PD", mentre c'è chi come Orfini ritiene che il PD sia l'ultimo argine per l'avanzata delle destre. Zingaretti è invece per restare nel PD, ma cambiarlo profondamente: "Se fosse vero, sarebbe di destra l’82% degli italiani; e mi rifiuto di crederlo. Non occorre una discussione interna che sia utile a noi e non all’Italia. Ci attende un lavoro paziente, collettivo e umile. Noi non dobbiamo chiedere a nessuno di aderire a qualcosa di preconfezionato; dobbiamo chiedere a tanti di costruire insieme una nuova proposta".

Resta il nodo Renzi da sciogliere; cosa farà l'ex Premier? Zingaretti è pronto a coinvolgerlo: "Dipende in gran parte da lui, se si sentirà di dare il suo contributo. Potrebbe andarsene? Non ne ho la più pallida idea. Penso e spero di no".

Il ruolo di segretario del PD secondo Zingaretti non sarebbe incompatibile con la carica di Presidente di Regione: "Credo che fare l’amministratore sia un valore aggiunto: significa portare nella politica la concretezza e la durezza della vita reale dei cittadini. Se il 4 marzo mi hanno votato 340 mila persone che alle politiche hanno scelto un’altra coalizione, è perché il Cotral ha 550 pullman nuovi, i treni regionali vengono puliti tutti i giorni, la sanità che perdeva 800 milioni ha il bilancio in attivo. Ho sentito qualcuno, forse troppo preso dal Truman Show di una politica narcisista, dire che Nicola in questi anni è scomparso. Invece ero nella trincea dell’amministrazione e dei territori".

Salvini nei giorni scorsi l'ha elogiato a Montecitorio: "Mi ha fatto piacere. Ha riconosciuto che nelle periferie, nel quartiere dei Casamonica, insieme con la procura e le forze dell’ordine c’è la Regione". Una forte distanza, comunque, secondo Zingaretti esiste: "Rappresenta una nuova destra. Molto più decisa, marcata ed estremista rispetto a quella del ’94. Non è più la Lega di Bossi, circoscritta geograficamente e concentrata sul federalismo. È la Lega di Salvini: una forza nazionale, autoritaria, razzista e xenofoba. Occorre prendere le misure a questo nuovo fenomeno; che già si manifesta nelle forme più indecenti, con la chiusura dei porti a una nave con quasi 700 persone, tra cui tanti bambini e tante donne incinte. Ci siamo allineati al peggiore vento europeo, che spira forte. La Francia, la Germania e l’Inghilterra, nonostante Brexit, restano ancorate a princìpi democratici. L’Italia si è collocata prontamente con l’Ungheria, la Polonia, Putin, Erdogan e l’India di Modi".

E come giudica questo Governo? "L’insieme del governo è egemonizzato dalla destra. Ma presenta evidenti contraddizioni. Il grosso dell’elettorato che lo sostiene ha votato 5 Stelle, ed è un errore madornale considerare i 5 Stelle un’organica formazione di destra. È l’errore che non ci ha permesso di tentare un’iniziativa politica, dopo il voto, nei confronti di questo mondo".

Sui 5 Stelle, però, Zingaretti non la pensa come tanti colleghi di partito: "Sono un corpaccione dove c’è dentro un po’ di tutto. Prevale una protesta, spesso assai giustificata, verso le istituzioni italiane ed europee così come sono oggi, i partiti che sono diventati macchine elettorali. Da questa contraddizione deve scaturire una nostra opposizione intelligente, che tenda a disarticolare, a convincere, a spostare orientamenti dentro quell’elettorato. Se sono destinati a dividersi? Probabile. La loro identità ha un limite che definirei genetico: una lettura della società che parte dalla presunzione di rappresentare indistintamente i “cittadini”. Va bene per raccogliere consensi, ma è letale al momento del governo. I “cittadini” non esistono, perché è “tra” i cittadini che vivono le disuguaglianze. E devi scegliere".

La spinta verso destra in Europa è da imputare al funzionamento dell'Unione Europea: "Questa Europa, così come funziona, o meglio non funziona, è una delle cause del successo della destra. L’Europa può ridiventare popolare, se si orienta alla crescita e al sostegno della vita dei cittadini: quindi stop all’austerità. Le forze europeiste dovrebbero uscire dalla stasi e raccogliere per le strade cento milioni di firme per l’elezione diretta del presidente degli Stati Uniti d’Europa".

Zingaretti è convinto di poter rispolverare un vecchio modello di sinistra, che sarebbe sempre attuale secondo la sua opinione: "Tornare all’origine della sua funzione storica. Tornare alle “persone”, come dicono i cattolici. Chiudere la forbice tra chi ha di più e chi non ha. Questa forbice non riguarda solo il salario o la società divisa in classi. L’aumento delle disuguaglianze è legato anche a un modello di sviluppo che ha colpito le aree interne del Paese, a vantaggio delle grandi città. Le nostre politiche hanno ignorato questa desertificazione; non è un caso che la Lega o la retorica dei “cittadini” inizi proprio nelle province. Dobbiamo dare una nuova centralità ai territori; anche lasciando a livello locale una quota del finanziamento pubblico ai partiti. In cambio tutti nei Comuni debbono concorrere a far crescere l’adesione al 2 per mille".

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