Di Maio: "non usare i morti in mare contro il governo". Salvini: "scafisti, business finito"

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Luigi Di Maio contro chi utilizza "i morti in mare" per polemizzare con il governo. Ieri la notizia dell’ultimo tragico naufragio al largo della Libia con 114 migranti dispersi. "Ricordiamoci - dice Di Maio ad Agorà - che i morti in mare ci sono stati sempre".

Solo che l’Italia non aveva mai chiuso i porti. Di Maio dimentica pure che lo stesso comandante della Guardia costiera si è sentito in dovere di replicare alle parole del Ministro dell’Interno sul ruolo delle Capitanerie di porto e sugli obblighi del diritto di soccorso marittimo.

Di Maio stamattina, ospite della trasmissione di Rai tre, ha risposto a una domanda sugli ultimi naufragi di migranti nel Mar Mediterraneo dopo il blocco italiano alle navi delle Ong straniere. "Le nostre navi continuano a salvare le persone ma c'è una differenza fra salvataggio e traghettamento" ha detto il ministro dello Sviluppo e vicepremier.

Sul tema immigrazione gli fa sponda l’altro vice presidente del consiglio Matteo Salvini: "Difendere i confini dai clandestini è uno dei miei doveri e penso siamo partiti con ottime prospettive: purtroppo mi sembra che gli scafisti e i trafficanti di esseri umani stiano provando gli ultimi colpi di coda mettendo in mare gommoni sgonfi e barche senza motore con a bordo disperati che poi rischiano la vita, come sta accadendo. Sappiano, mafiosi e scafisti che con questo governo non hanno più business. Per cui o cambiano mestiere o cambiano Paese"

Salvini ha parlato a margine di una visita a un’azienda confiscata alla mafia.

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