Matteo Renzi contro M5S: "È la vecchia destra". I 10 motivi del fallimento del PD

"C’è una destra che guida il Paese con i tweet ma con un messaggio culturale, la sfida è culturale, è l’egemonia l’obiettivo di questa destra".

L'ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha aperto oggi l'Assemblea Nazionale del Partito Democratico con una sorta di mea culpa, attribuendosi "tutte le responsabilità della sconfitta del PD", pur dicendosi non l'unico responsabile di un tracollo che ha permesso la crescita di Lega e M5S e il loro arrivo al Governo.

Nella sua relazione, Renzi ha elencato i dieci motivi alla base della sconfitta elettorale del Partito Democratico alle ultime elezioni:

Uno: sembravamo establishment, anzi lo eravamo.
Due: c’è un’ondata internazionale, la vogliamo vedere o facciamo finta di nulla?
Tre: le divisioni interne, un partito che fino a una settimana prima del voto litiga su tutto, non può vincere le elezioni.
Quattro: io non ho rinnovato abbastanza, soprattutto al Sud.
Cinque: mancanza di leadership, ci siamo abituati a giocare con falso nueve.
Sei: non abbiamo più dettato l’agenda, vedi ius soli, dove o si metteva la fiducia a giugno oppure si smetteva di parlarne; o vedi vitalizi, che si fanno o non si fanno; i voucher, se facciamo passare il jobs act come il padre di tutti i mali, poi non lamentiamoci se vince Di Maio.
Sette: i tempi e i toni della campagna elettorale, non è l’algida sobrietà che fa sognare un popolo.
Otto: ci siamo autoimposti il tema della coalizione, che non interessava a nessuno e che ha avvantaggiato solo il centrodestra.
Nove: non abbiamo spiegato abbastanza bene quello che abbiamo fatto, dal sociale ai diritti, siamo stati poco sui social dove si è sviluppata una campagna devastante.
Dieci: si dice abbiamo rappresentato il futuro in modo semplicistico, invece io credo che non l’abbiamo fatto. Il futuro per noi non può essere una minaccia, non può essere un futuro cupo e grigio, siamo una forza progressista che deve raccontare il futuro come un luogo bello dove andare.

Renzi non ha perso l'occasione per attaccare il Movimento 5 Stelle, arrivando a definire il partito di Luigi Di Maio come "la vecchia destra":

C’è una destra che guida il Paese con i tweet ma con un messaggio culturale, la sfida è culturale, è l’egemonia l’obiettivo di questa destra. [...] Avevamo alternative? Sì, l’alleanza con i Cinque Stelle, che io ho combattuto per due ragioni. La prima: chi vince le elezioni deve governare. La seconda: il M5s non è la nuova sinistra, ma la vecchia destra, che ha trasformato la dialettica politica in un zuffa personale che si alimenta solo di odio. C’è una differenza fondamentale tra noi e loro sulla gestione del tema immigrazione, sui cui in questi anni abbiamo fatto un lavoro straordinario, lavoro che è stato messo in discussione prima di tutto da sinistra.

Cosa si può fare per riportare in auge il Partito Democratico? Renzi dice di puntare tutto su una battaglia culturale, senza fare divisioni e lotte interne:

Fuori da qui c’è una battaglia culturale da fare: la mia sintesi è un euro in cultura, un euro in sicurezza. L’Italia deve essere nota per la bellezza, non per la paura. Questa Italia ha bisogno di un Pd che faccia la propria parte, rispettando l’idea che quando si decide insieme bisogna procedere insieme. Basta divisioni, basta risse da cortile. Io, nel mio piccolo, farò la mia parte.

Il voto per la conferma del segretario del Partito Democratico dovrebbe tenersi, salvo possibili ritardi, alle 14.30 di oggi. Il nuovo segretario, che potrebbe essere proprio Maurizio Martina, resterà in carica fino alle prossime primarie, in programma per l'inizio del 2019.

Renzi all'Assemblea Nazionale del PD

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