Boeri risponde all'attacco del Governo: "i dati non si fanno intimidire". Salvini: "Deve dimettersi"

Scintille tra Boeri ed il Governo

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Giornata di polemiche tra il Governo e Tito Boeri. Oggi il Ministero dell'Economia e quello dello Sviluppo Economico e del Lavoro hanno pubblicato una nota congiunta, con la quale hanno riaperto il discorso legato al "Decreto Dignità". Ieri Di Maio ha accusato una non meglio precisata "lobby" di aver diffuso notizie false attraverso una relazione allegata al decreto, secondo la quale i provvedimenti previsti nello stesso dovrebbero comportare la perdita di 8mila posti di lavoro all'anno.

Ieri sera è arrivata la risposta del Mef, che ha ribadito l'ovvio: la sua relazione tecnica era già stata sottoposta all'attenzione del Consiglio dei Ministri. Oggi Tria e Di Maio hanno quindi fatto un passo indietro, chiarendo che "la manina" non andrebbe ricercata nell'ambito del Mef, bensì nel lavoro della Ragioneria Generale dello Stato che ha valutato conforme una relazione tecnica che prendeva in considerazione delle stime fornite dall'Inps. Tria ha dunque puntato il dito contro le stime offerte dall'Inps, affermando che queste sarebbero "prive di basi scientifiche e in quanto tali discutibili".

La nota interministeriale ha quindi provocato la reazione di Tito Boeri, Presidente dell'Inps, già in aperto contrasto con questo Governo: "Le dichiarazioni contenute nella nota congiunta dei ministri Tria e Di Maio rivolgono un attacco senza precedenti alla credibilità di due istituzioni nevralgiche per la tenuta dei conti pubblici nel nostro Paese e in grado di offrire supporto informativo alle scelte del Parlamento e all'opinione pubblica. Nel mirino l'Inps, reo di avere trasmesso una relazione 'priva di basi scientifiche' e, di fatto, anche la stessa Ragioneria Generale dello Stato che ha bollinato una relazione tecnica che riprende in toto le stime dell'Inps".

Secondo Boeri il Governo starebbe scientificamente ignorando la realtà, spiegando così le sue ragioni e le sue stime: "il provvedimento comporta un innalzamento del costo del lavoro per i contratti a tempo determinato e un aumento dei costi in caso di interruzione del rapporto di lavoro per i contratti a tempo indeterminato. In presenza di un inasprimento del costo del lavoro complessivo, l'evidenza empirica e la teoria economica prevedono unanimemente un impatto negativo sulla domanda di lavoro. In un'economia con disoccupazione elevata, questo significa riduzione dell'occupazione".

Boeri ha poi ammesso che è "difficile stabilire l'entità di questo impatto", precisando però che "il suo segno negativo è fuori discussione": "La stima dell'Inps è relativamente ottimistica. Prevede che il 10% dei contratti a tempo determinato che arrivano a 24 mesi di durata non vengano trasformati in altri contratti, ma diano luogo a flussi verso la disoccupazione riassorbiti al termine della durata della Naspi. Non si contemplano aggravi occupazionali legati alle causali. In termini assoluti l'effetto è trascurabile: si tratta dello 0,05% dell'occupazione alle dipendenze in Italia. Da notare che l'effetto, contrariamente a quanto riportato da alcuni quotidiani, non è cumulativo. In altre parole il numero totale non eccede mai le 8.000 unità in ogni anno di orizzonte delle stime".

Il Presidente dell'Inps ha quindi ribadito la buonafede da parte dell'Istituto da lui guidato, rispedendo le accuse ai mittenti: "Se l'obiettivo del provvedimento era quello di garantire maggiore stabilità al lavoro e più alta produttività in futuro al prezzo di un piccolo effetto iniziale di riduzione dell'occupazione, queste stime non devono certo spaventare. Spaventa invece questa campagna contro chi cerca di porre su basi oggettive il confronto pubblico. Consapevoli dell’incertezza che circonda le stime svolgeremo, come sempre, il monitoraggio attento, che peraltro la legge ci richiede. Ma sin d’ora, di fronte a questi nuovi attacchi - e a quelli ulteriori del ministro Salvini - non posso che ribadire che i dati non si fanno intimidire".

In questo scambio di battute si è inserito anche Matteo Salvini, che ha attaccato frontalmente Boeri chiedendone le dimissioni: "Il presidente #Inps, nominato da #Renzi, continua a ripetere che la legge #Fornero non si può toccare e che gli immigrati pagano le pensioni degli italiani. Io penso che sbagli e che si dovrebbe dimettere".


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