Migranti, "Nessuna strada per l'inferno": la lettera di Conte al Premier ceco

Il Premier Giuseppe Conte ha scritto una lettera al Premier Ceco, Andrej Babis

ROME, ITALY - JUNE 01:  Italy's new Prime Minister Giuseppe Conte arrives at Palazzo Chigi to open his first cabinet meeting on June 1, 2018 in Rome, Italy. Law professor Giuseppe Conte has been chosen as Italy's new prime minister by the leader of the 5-Star Movement, Luigi Di Maio, and League leader Matteo Salvini.  (Photo by Elisabetta Villa/Getty Images)

Il Premier Conte ha scritto una lettera al suo omologo ceco, Andrej Babis, che due giorni fa ha sferrato un duro attacco nei confronti dell'Italia. Il Governo italiano nei giorni scorsi ha scritto ai Governi dell'Unione Europea, invitandoli a collaborare nella gestione dei flussi migratori accogliendo una parte dei 450 migranti sbarcati a Pozzallo a bordo di due navi Frontex. Qualche Paese ha risposto all'invito come per esempio Francia, Malta, Germania, Spagna, Portogallo e Irlanda.

Altri, come i Paesi Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria), sono rimasti fermi sulla loro posizione: porte chiuse a qualsiasi extracomunitario. Il Presidente ceco Andrej Babis ha definito la richiesta dell'Italia "una strada per l'inferno": "Ho ricevuto, insieme ad altri primi ministri europei, copia della lettera del premier italiano (Giuseppe) Conte, in cui chiede che l’Unione europea si faccia carico di alcune delle 450 persone ora bloccate in mare. Un simile approccio è la strada per l'inferno".

E poi ancora: "Il nostro Paese non prenderà alcun migrante. Al Consiglio europeo abbiamo applicato il principio della volontarietà e ci atteniamo ad esso. L'unica soluzione alla crisi migratoria è il modello australiano, ossia non fare sbarcare i migranti in Europa. Dobbiamo inviare il chiaro segnale che l'immigrazione clandestina è finita e che l'Unione europea è pronta a rimpatriare immediatamente i migranti illegali".

In buona sostanza i Paesi Visegrad non sono interessati a farsi carico del problema. Conte ha deciso di rispondere a sua volta con una lettera aperta, ribadendo la ratio della strategia italiana:

"Caro Andrej, durante lo scorso fine settimana, anche attraverso l’apprezzata collaborazione di diversi Stati Membri, l’Italia ha potuto far fronte all’ennesima crisi migratoria mettendo in salvo 450 persone che verranno ora accolte in diversi Paesi europei. Lo abbiamo fatto salvando vite umane e con modalità rispettose dei diritti delle persone e in piena coerenza con le conclusioni che tutti insieme abbiamo adottato al Consiglio Europeo dello scorso giugno.

Non abbiamo affatto imboccato 'la strada verso l’inferno', ma abbiamo piuttosto scelto la strada maestra della legalità, della responsabilità condivisa della gestione del fenomeno migratorio, dell’azione concreta, focalizzata e di matrice autenticamente europea.

Le conclusioni del Consiglio - che, mi piace ripeterlo, sono il frutto del lavoro fatto insieme a 28 - aprono finalmente a una logica strutturale anziché emergenziale nella gestione della migrazione, una logica che guarda alla realtà del fenomeno, alle sue prospettive e alle sfide concrete a cui esso ci espone.

D’altronde non possiamo affrontare questo fenomeno guardando solo all’oggi, senza premurarci di considerare gli sviluppi futuri, che si ricollegano al tasso di crescita dell’economia mondiale e alle linee dello sviluppo demografico degli altri continenti.

I flussi migratori costituiscono un fenomeno globale. Se lo affrontassimo in base a un approccio meramente 'nazionale', non riusciremmo a governarlo e ne rimarremmo sopraffatti. La storia stessa del nostro continente mostra che i grandi fenomeni epocali si sottraggono ai tentativi individuali e isolati di controllo. Se rinunciassimo a una gestione comune del fenomeno migratorio, l’Europa sarebbe perdente e con essa tutti i suoi Stati, non solo quelli di frontiera come l’Italia.

La proposta italiana ripresa in larga parte dalle conclusioni del 28 giugno, guarda con coraggio e lungimiranza alla sfida che abbiamo davanti. Non propone affatto un’irrealistica apertura delle frontiere, né tantomeno contempla un’accoglienza indiscriminata. L’Italia propone invece un cambio di prospettiva dell’UE, un approccio multilivello e organico che passa attraverso azioni condivise per contrastare la migrazione illegale e tutelare coloro che davvero hanno diritto alla protezione internazionale.

Chi mette piede in un Paese europeo mette piede in Europa. L’altra faccia di tale principio è che nessuno di noi può pensare di fare da solo! Parliamone, caro Andrej. Ti invito a Roma, quando vorrai, per confrontarci e approfondire l’approccio europeo proposto dall’Italia"

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