Decreto Dignità, Confindustria: "Rischia di limitare la crescita". Di Maio: "Terrorismo psicologico"

Secondo gli industriali gli effetti potrebbero essere peggiori delle stime.

Confindustria critica il decreto dignità

13.20 - È arrivata via Facebook, e non poteva essere altrimenti trattandosi di Luigi Di Maio, la replica del Ministro del Lavoro all'analisi di Confindustria sul decreto dignità che tante critiche sta attirando in queste settimane.

In pieno stile M5S, Di Maio ha addirittura pubblicato un'immagine che punta a screditare Confindustria, con una citazione dal rapporto fatto dal Centro Studi di Confindustria alla vigilia del referendum costituzionale del 2016 - "Se vince il No al referendum inevitabile la recessione" - e una di oggi - "Con il decreto dignità meno posti di lavoro". La prima, lo dice l'immagine pensata per una condivisione selvaggia da parte dei sostenitori di M5S, è stata smentita dai fatti. Alla seconda frase è affiancata la scritta "Vi fidate ancora?".

Il testo che accompagna l'immagine dovrebbe spiegare il perchè:

Confindustria oggi dice che con il Decreto Dignità ci saranno meno posti di lavoro. Sono gli stessi che gridavano alla catastrofe se avesse vinto il no al Referendum, poi sappiamo come è finita. Sappiamo come finirà anche in questo caso.
Non possiamo più fidarci di chi cerca di fare terrorismo psicologico per impedirci di cambiare. Il Decreto Dignità combatte il precariato per permettere agli italiani, soprattutto ai più giovani, di iniziare a programmare un futuro. Cioè permette di creare quelle condizioni che sono la base per fare impresa, per rilanciare i consumi e per creare un circolo virtuoso. Dopo anni di precariato, e di leggi che hanno massacrato i lavoratori, è ormai evidente che queste politiche non hanno aiutato nessuno: né i lavoratori, né gli imprenditori. Sono convinto che gli effetti del Decreto Dignità porteranno anche Confindustria a questa conclusione.

Confindustria oggi dice che con il Decreto Dignità ci saranno meno posti di lavoro. Sono gli stessi che gridavano alla...

Posted by Luigi Di Maio on Wednesday, July 18, 2018

Confindustria: "Va corretto. Rischia di limitare la crescita"

Marcella Panucci, direttrice generale di Confindustria, è stata in audizione davanti alle commissioni Lavoro e Finanze alla Camera dei Deputati per esprimere una valutazione sul decreto dignità del ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio. La dg ha fatto notare che questo provvedimento, "pur perseguendo obiettivi condivisibili", rende il quadro delle regole per le imprese "più incerto e imprevedibile" e disincentiva gli investimenti, limitando così la crescita.

Secondo Confindustria, è necessario "evitare brusche retromarce sui processi di riforma avviati" e occorre approvare dei correttivi per intervenire sulle causali per i contratti a termine e sulle norme che, così come sono ora nel Dl dignità, risultano "punitive e poco chiare" sulle delocalizzazioni.

Secondo Panucci, questo provvedimento sarebbe "pregiudizievole" per il mercato del lavoro. In particolare Confindustria sottolinea come il ritorno delle causali, esponendo le imprese all'imprevedibilità di un eventuale contenzioso, di fatto limita a 12 mesi la durata ordinaria del contratto a tempo determinato e di conseguenza ha potenzialmente degli effetti negativi sull'occupazione oltre a quelli già stimati nella relazione tecnica al decreto, in cui si parla di un abbassamento della durata da 36 a 24 mesi.

Panucci ha inoltre spiegato che "la sola abolizione dei voucher sembrerebbe spiegare una quota consistente, attorno al 15%, dell'aumento del lavoro a termine intervenuto dal 2° trimestre 2017", ma la precarizzazione del mercato del lavoro non fa imputata allo strumento del contratto a termine, ma "a molteplici fattori, sia economici, sia normativi" a partire proprio dallo stop ai voucher, da un aumento fisiologico in una fase di ripresa economica del suo utilizzo, al cambiato dei settori.

Secondo Panucci i dati non sembrano supportare la preoccupazione di un aumento della precarietà del lavoro legata a comportamenti opportunistici delle imprese, anzi, "la quota di aumento del lavoro temporaneo spiegato dalla corrispondente riduzione di collaborazioni e lavoro accessorio è verosimilmente associata a una diminuzione della precarietà".

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