Sentenza della Cassazione su stupro e ubriachezza: i chiarimenti dell'avvocato penalista

L'avvocato penalista Raffaele Bergaglio del Foro di Milano ci aiuta a capire la sentenza 32462 della terza sezione penale della Corte di Cassazione.

Sentenza Cassazione su stupro donna ubriaca

Ha fatto molto scalpore la notizia della sentenza 32462 della terza sezione penale della Corte di Cassazione sul caso di una donna ubriaca violentata da due cinquantenni. I giornali, sintetizzando, l'hanno pubblicata scrivendo che non è stata riconosciuta l'aggravante perché la donna aveva bevuto volontariamente e questa notizia è stata commentata con toni infuocati sui social network, anche da parte di importanti esponenti politici e parlamentari.

Abbiamo voluto fare chiarezza e per questo ci siamo fatti aiutare dall'avvocato penalista del Foro di Milano Raffaele Bergaglio (qui il suo sito Penalex.it), che, dopo aver studiato la sentenza, ci ha spiegato per filo e per segno tutto quello che occorre sapere per poterla commentare.

Prima di tutto l'avvocato Bergaglio ci ha spiegato: «Non è vero che la Cassazione non ha riconosciuto l’aggravante. Ha semplicemente ritrasmesso gli atti alla Corte d’Appello di Torino affinché verifichi la sussistenza o meno della citata aggravante». E dunque ora «si tornerà in Appello a Torino solo per verificare la sussistenza dell’aggravante».

Che cosa dice davvero la sentenza della Cassazione sullo stupro di una donna ubriaca


L'avvocato Bergaglio ci spiega:

«Nel caso sottoposto alla 3a sezione della Cassazione, la Corte d’Appello di Torino aveva accertato che i due autori del reato avevano commesso la violenza sessuale di gruppo abusando dell’eccessiva quantità di vino che la vittima aveva ingerito cenando con loro, nonché di droghe, fattore che l’aveva privata della capacità di autodeterminarsi.
Questo è il primo punto fermo della sentenza di merito, confermato dalla Cassazione: la condizione di ubriachezza della vittima non le consentiva di esprimere un valido consenso ai rapporti sessuali, pertanto si è consumata una violenza sessuale (art. 609 bis Cp) di gruppo (art. 609 octies Cp, perché gli autori erano due), dal momento che gli atti sessuali sono stati compiuti in danno di una persona in condizioni di inferiorità psichica determinato dall’assunzione - ancorché volontaria e consapevole (ma questo sarà oggetto di ulteriore giudizio) - di bevande alcoliche e droghe.
Più precisamente, la condotta criminosa, nel caso in questione, viene identificata nell’aggressione particolarmente subdola, consistente nell’avere approfittato della temporanea incapacità di autodeterminarsi della donna (lesbica). In altre parole, secondo i giudici di legittimità, la “violenza sessuale” per cui è stata pronunciata condanna non è consistita in una condotta violenta (forma di manifestazione più comune di questo odioso reato), ma nell’avere approfittato dello stato di ubriachezza della donna, condizione che non le avrebbe consentito di esprimere validamente il consenso ai rapporti sessuali»

L’aggravante dell’uso di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti


Aggravante ubriachezza in caso di stupro

L'avvocato Bergaglio chiarisce anche in che cosa consiste l'aggravante dell’uso di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti rapportata al caso specifico:

«L’art. 609 ter, comma 1, numero 2, Cp prevede una speciale aggravante se la violenza sessuale è commessa “con l’uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti ...”.
Con questa norma si è voluto punire in modo più severo determinate forme di manifestazione della violenza sessuale, le quali aggravano la condotta dell’autore, giustificando un conseguente aumento di pena. Si tratta evidentemente di ulteriori comportamenti non voluti dalla vittima, che rendono ancora più deplorevole e pericoloso il comportamento dell’autore del reato.
A mero titolo esemplificativo, una rapina in appartamento diventa ancora più pericolosa se commessa a mano armata o narcotizzando colui che riposi in camera da letto mentre i malviventi, penetrati all’interno dopo aver scassinato un serramento, asportino beni e valute.
In buona sostanza, per colui che subisca la condotta criminosa, essa diventa ancor peggiore qualora l’autore utilizzi mezzi particolarmente insidiosi, ovviamente contro la volontà della persona offesa.
Allo stesso modo, nel contesto di una violenza sessuale (anche di gruppo) l’utilizzo di armi o di sostanze alcoliche costituisce un’aggravante dal momento in cui questo venga praticato contro la volontà della vittima.
Nel caso in esame, i giudici della Corte Suprema, ribadita la violenza sessuale per mancanza di consenso della donna, hanno sancito un principio di diritto: non si può applicare l’aggravante dell’uso di sostanze alcoliche, laddove la vittima le abbia ingerite volontariamente.
Tuttavia, la Corte di Cassazione, in quanto giudice di legittimità, non può intervenire valutando il merito dei fatti.
Pertanto, nel caso in esame, ai fini dell’accertamento della circostanza dell’uso di sostanze alcoliche, la corte di legittimità, rinvia alla corte torinese di merito, invitandola a verificare se i due autori del reato abbiano obbligato la vittima ad ingerire il vino e le droghe per poi praticare i rapporti sessuali con lei. In particolare, ribadito che i rapporti sono stati consumati senza il consenso, atteso che la vittima ubriaca non era in grado di prestarlo validamente, fattore per cui gli autori sono stati condannati, la Corte d’Appello di Torino dovrà accertare se il vino fu assunto in precedenza in maniera del tutto autonoma e volontaria dalla donna oppure no.
Quindi l’alcol incide bensì sulla violenza sessuale, perché determina l’incapacità della vittima a prestare il consenso al rapporto, ma non necessariamente sulla sussistenza dell’aggravante dell’utilizzo strumentale di sostanze alcoliche, la quale dipende dalla costrizione a farne uso in via strumentale all’atto sessuale che l’autore intende consumare»

Dunque ecco che cosa hanno deciso i giudici della Cassazione:

«I giudici della Cassazione, pertanto:
- hanno rigettato in gran parte i ricorsi degli imputati, confermando la sentenza della Corte d’Appello, laddove essa ha ritenuto sussistente il reato di violenza sessuale perpetrata abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della donna, dovuta allo stato di ebbrezza alcolica; pertanto la condanna per violenza sessuale è da considerarsi irrevocabile;
- hanno ritrasmesso gli atti ad altra sezione della Corte d’Appello di Torino affinché venga verificato se vi sia la prova della circostanza aggravante della induzione strumentale della vittima a subire atti sessuali, mediante l’utilizzo, contro la sua volontà, di sostanze alcoliche o stupefacenti finalizzato a farle poi subire atti sessuali; ottemperando al principio sancito dalla Cassazione, la Corte Torinese potrà confermare la sussistenza della circostanza aggravante (e con essa i tre anni di pena), oppure, in caso di constatazione di assunzione libera ed autonoma delle sostanze alcoliche e stupefacenti, potrà ritenere insussistente tale mera circostanza, riducendo conseguentemente la pena»

Perché non c'è niente di strano sulla decisione della Cassazione sul caso di stupro di una donna ubriaca


Stupro e ubriachezza cosa dice la legge

L'avvocato Bergaglio ci ha dunque spiegato perché questa sentenza della Corte di Cassazione, tanto discussa sui media, in realtà non abbia nulla di strano né tantomeno illegittimo:

«La decisione della Cassazione appare del tutto in linea con la corretta applicazione della norma penale, le cui parole devono essere interpretate come scolpite nella roccia.

Estensioni interpretative di circostanze del reato, volte, in ipotesi, a compiacere parte dell’opinione pubblica (talvolta politicamente strumentalizzata) o i media, costituiscono derive pericolose, dalle quali, in ottica programmatica, potrebbero scaturire effetti opposti oltre a collidere con il livello di certezza del diritto, di cui il nostro paese ha tanto bisogno.

Stabilita ormai definitivamente dalla Cassazione la sussistenza del reato di violenza sessuale, spetterà ora alla Corte d’Appello di Torino verificare soltanto la sussistenza della speciale circostanza aggravante: se nel caso concreto vi sia la prova dell’utilizzo strumentale del vino e della sostanza stupefacente, contro la volontà della vittima, finalizzata al compimento degli atti sessuali. In particolare, i giudici di rinvio dovranno verificare se la donna avesse bevuto autonomamente o se uno o entrambi i soggetti ritenuti responsabili della violenza sessuale l’avessero fatta bere e per quale ragione.

La linea di demarcazione è molto sottile, specie in situazioni in cui taluno riempia continuamente il bicchiere dell’altro, fattore che certamente facilita a continuare a bere. Nondimeno è altrettanto vero che se questi non obbliga la vittima, con violenza o minaccia, ad ingurgitare il liquido, sarebbe improprio parlare di costrizione e, quindi, di uso di sostanze alcoliche contro la volontà della persona offesa, nell’ipotesi in cui nessuno l’abbia costretta a bere il vino versatole nel bicchiere.

Quello che i lettori potrebbero giustamente chiedersi è come sia possibile una condanna a 3 anni di reclusione in presenza di un reato punito con pene comprese tra 6 e 12 anni, ma questo è dovuto al sistema di bilanciamento tra circostanze aggravanti ed attenuanti (anche generiche) del reato, che molto spesso consente riduzioni alquanto sensibili (e talvolta discutibili) al di sotto della pena edittale.

Qualsiasi sentenza è sempre criticabile, comprese quelle della Cassazione. Tuttavia, sarebbe utile impostare la critica con cognizione di quello che si commenta. Appare quindi indispensabile leggere la sentenza, per poi, eventualmente, sottoporla a revisione critica. Inoltre, in relazione alla decisione in commento, le cui motivazioni sono state depositate nei giorni scorsi, sono apparsi alcuni articoli del tutto disallineati, sia nei contenuti che nel titolo; fattore che certamente ha agevolato molteplici commenti negativi in ordine alla pronuncia, anche da parte di esponenti politici, i quali, lungi dal basarsi sul contenuto vero e proprio della sentenza, invero sacrosanto, hanno tratto spunto da queste imprecise e a volte tendenziose fonti informative per rendere dichiarazioni del tutto improprie rispetto al dato normativo e all’interpretazione corretta data dalla Cassazione»

Il testo della sentenza 32462 della Cassazione

Il testo integrale della sentenza 32462 della terza sezione penale della Corte di Cassazione depositata il 16 luglio 2018 potete trovarlo qui e scaricarlo per leggerlo ed esaminarlo.

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