Cda Rai, Giovanni Minoli: "Parlano di governo del cambiamento, ma è rimasto tutto uguale a prima"

Minoli, come Freccero e Santoro, si erano candidati al Cda Rai, ma ne sono rimasti fuori.

Giovanni Minoli

Dalle pagine di Repubblica Giovanni Minoli, con il suo lunghissimo curriculum, lancia la provocazione: "Tutti parlano di governo del cambiamento, ma è rimasto tutto uguale a prima". L'ex direttore di Rai2, Rai3, RaiStoria e RaiEducational, infatti, aveva inviato il suo Cv per essere preso in considerazione nella formazione del nuovo Consiglio di amministrazione della Rai, ma è stato clamorosamente smarcato. Lo stesso è successo ad altri uomini d'esperienza come Carlo Freccero e Michele Santoro.

Alla giornalista di Repubblica Giovanna Vitale Minoli dice:

"Li ha visti i nomi votati dai partiti? Ne conosce qualcuno? A parte forse la segretaria di Orfini, che era già nel consiglio di amministrazione ma non se n'è accorto nessuno"

Quando l'intervistatrice gli ha chiesto chi glielo ha fatto fare a candidarsi al Cda, Minoli ha spiegato:

"Mah io credo nella legge. Per la prima volta ne avevano fatto una che diceva una cosa importantissima - la scelta del cda deve avvenire secondo criteri di professionalità e competenza, elemento che almeno sulla carta garantiva una qualche forma di sganciamento dalla politica - e senza dire niente a nessuno ho mandato il curriculum perché ritenevo di avere i titoli. Spinto da un'urgenza: Un'azienda con 14mila dipendenti e 1.780 giornalisti, che produce in outsorcing il 70-80% di quello che trasmette in prime time, sommersa da una burocrazia che la domina, o cambia mettendo al centro il prodotto, o muore"

In particolare, sul MoVimento 5 Stelle, pur senza citandolo, dice:

"Scopro che persino l'unico partito che voleva applicare la legge, proponendo un candidato indiscutibile, alla fine è stato sopraffatto da logiche interne che posso immaginare ma non conosco. Spedendo in cda una signora che non mi pare abbia esperienza nella gestione di aziende, né nella realizzazione di programmi di alto profilo. I curricula sono pubblicati online sul sito di Camera e Senato, chi si vuole divertire può scaricarli e fare quello che il Parlamento non ha fatto: confrontarli"

E aggiunge:

"È la misura della distanza che esiste fra propaganda e pratica politica. La prima non costa niente, tener fede ai propri principi è molto più faticoso. Se ti professi governo del cambiamento poi dovresti interpretare la legge nel senso del cambiamento. E invece, nascondendosi dietro il paravento dei curricula, i partiti hanno fatto esattamente come facevano prima: non hanno scelto i migliori, bensì fedeltà e appartenenza. Ma se non selezioni in base a professionalità e autonomia, significa che vuoi dei meri esecutori di ordini"

Minoli conserva ancora qualche speranza:

"Adesso resta come ultima spiaggia la scelta dell'ad, che è quello che avrà i poteri, speriamo sia una nomina per un vero rinnovamento del servizio pubblico. La Fiat era un'azienda tecnicamente fallita, morta come la Rai, poi Agnelli ha trovato Marchionne che l'ha salvata. Ecco, io spero in un colpo di genio simile. Siccome sono un aspirante cristiano, credo nei miracoli"

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