Pietro Grasso condannato a pagare 82mila euro al Pd: "Farò opposizione"

Non ha versato la quota mensile che doveva al partito in quanto eletto tra le sue fila nella passata legislatura.

Pietro Grasso

Il Tribunale di Roma ha emesso un decreto ingiuntivo nei confronti di Pietro Grasso, ex Presidente del Senato, obbligandolo a pagare 82mila euro al Pd. Si tratta dei soldi dovuti in quanto eletto tra le fila del partito nella scorsa legislatura, 1500 euro al mese. Sia chiaro, Grasso non è l'unico moroso, è accompagnato da altri 63 parlamentari, ma è il più illustre ed è anche quello che deve più soldi. Tra gli altri ci sono Simona Valiante con 53mila, Guglielmo Vaccaro con 43mila e Marco Meloni con 10mila euro di arretrati.

I decreti ingiuntivi erano stati chiesti il mese scorso, quando è stato approvato l'ultimo bilancio del Pd. Erano già stati fatti molti solleciti, che però sono stati ignorati e così il tesoriere Francesco Bonifazi, renziano, ha chiesto l'intervento del Tribunale, che gli ha dato ragione. Il Pd, dopo un 2016 in rosso, nel 2017 ha registrato un utile di oltre mezzo milione di euro, ma ha i dipendenti in cassa integrazione. Lo stesso Bonifazi oggi ha scritto su Facebook:

"Vi ricordate la brutta lunga polemica con il presidente Grasso sui soldi dovuti al PD? Oggi il Tribunale di Roma ha emesso il decreto ingiuntivo contro il presidente Grasso. Siamo stati costretti a vincere l’azione giudiziaria e sinceramente mi dispiace che si sia arrivati a tanto. Ma le regole valgono per tutti. Oppure non sono regole. E le regole vanno rispettate, sempre"

Pietro Grasso si è difeso dicendo:

"Non ho ancora ricevuto alcuna notifica di decreto ingiuntivo, quindi non so su quali basi possa essere stata emessa. Di certo c’è che nessuno mi ha mai chiesto una determinata cifra mensile nel corso di tutta la scorsa legislatura e, da presidente del Senato, come so essere norma, non ho ritenuto di finanziare alcuna attività politica oltre ad aver rinunciato, tra le altre, alla parte di indennità che viene solitamente utilizzata per finanziare i partiti"

Poi ha spiegato di aver chiesto più di un mese fa un incontro con Bonifazi e i rispettivi avvocati, per fargli vedere, carte alla mano, le sue ragioni ed evitare il contenzioso in tribunale, ma l'ex Presidente del Senato aggiunge:

"Evidentemente il tesoriere del Pd, che ha svuotato le casse con la scriteriata campagna referendaria e con le megaconsulenze ai consiglieri americani, scelte di cui a farne le spese sono stati i dipendenti, ha bisogno di scaricare su altri le colpe della sua pessima gestione e provare a trasformarle in un mezzo strumentale e propagandistico. Quando arriverà il decreto, può star certo che farò opposizione"

Ricordiamo che Grasso era stato eletto al Senato nel 2013 con il Pd e venne poi scelto come seconda carica dello Stato, ma alle elezioni dello scorso marzo si è presentato come candidato Premier della nuova forza politica Liberi e Uguali per cui è attualmente senatore.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO