"Marchionne è malato. Non potrà più lavorare"

John Elkann ha confermato le voci sullo stato di salute precario di Marchionne: "Sono profondamente addolorato per le condizioni di Sergio"

Dopo ore di bisbigli ed ipotesi è arrivata la conferma ufficiale: Sergio Marchionne è molto malato, al punto da non poter riprendere l'attività lavorativa. John Elkann ha riferito di sentirsi "profondamente addolorato per le sue condizioni di salute", spiegando che sono "intervenute complicazioni inattese durante la convalescenza post-operatoria". Per questo motivo il CDA di FCA è stato convocato con urgenza ed è stato deciso di affidare ad altri gli incarichi di Marchionne.

Per la poltrona di amministratore delegato di FCA è stato scelto il britannico Mike Manley, già presidente e AD per il marchio Jeep. Per quanto riguarda Ferrari, invece, John Elkann è diventato il nuovo presidente, mentre per l'incarico di AD è stato scelto Louis Camilleri, un manager con esperienze in società del calibro di Kraft e Philip Morris.

L'ultima apparizione pubblica di Marchionne risale allo scorso 26 giugno, quando si svolse la cerimonia di consegna della nuova Jeep Wrangler all'Arma dei Carabinieri. Nel corso della cerimonia Marchionne sottolineò la sua vicinanza all'Arma: "Mio padre era un maresciallo dei Carabinieri. Per me è un onore e un privilegio poter consegnare a nome della Fca le chiavi di questa Jeep Wrangler al Comandante Nistri".

Nelle scorse settimane Marchionne si è sottoposto ad un intervento chirurgico alla spalla destra presso l'Ospedale Universitario di Zurigo, in Svizzera. Il 5 luglio scorso un portavoce di FCA riferiva che l'Ad avrebbe avuto bisogno di "un breve periodo di convalescenza". Dopo giorni di ipotesi e illazioni, oggi è arrivata una conferma circa il fatto che l'ormai ex Ad di FCA stia affrontando un serio problema di salute.

Queste le parole di John Elkann:

Sono profondamente addolorato per le condizioni di Sergio. Si tratta di una situazione impensabile fino a poche ore fa, che lascia a tutti quanti un senso di ingiustizia. Il mio primo pensiero va a Sergio e alla sua famiglia. Quello che mi ha colpito di Sergio fin dall’inizio, quando ci incontrammo per parlare della possibilità che venisse a lavorare per il Gruppo, più ancora delle sue capacità manageriali e di una intelligenza fuori dal comune, furono le sue qualità umane, la sua generosità e il suo modo di capire le persone.
Negli ultimi 14 anni, abbiamo vissuto insieme successi e difficoltà, crisi interne ed esterne, ma anche momenti unici e irripetibili, sia dal punto di vista personale che professionale. Per tanti Sergio è stato un leader illuminato, un punto di riferimento ineguagliabile. Per me è stato una persona con cui confrontarsi e di cui fidarsi, un mentore e soprattutto un amico. Ci ha insegnato a pensare diversamente e ad avere il coraggio di cambiare, spesso anche in modo non convenzionale, agendo sempre con senso di responsabilità per le aziende e per le persone che ci lavorano.
Ci ha insegnato che l’unica domanda che vale davvero la pena farsi, alla fine di ogni giornata, è se siamo stati in grado di cambiare qualcosa in meglio, se siamo stati capaci di fare una differenza. E Sergio ha sempre fatto la differenza, dovunque si sia trovato a lavorare e nella vita di così tante persone. Oggi, quella differenza continua a farla la cultura che ha introdotto in tutte le aziende che ha gestito e ne è diventata parte integrante.
Le transizioni che abbiamo appena annunciato, anche se dal punto di vista persona le non saranno prive di dolore, ci permettono di garantire alle nostre aziende la massima continuità possibile e preservarne la cultura. Per me è stato un privilegio poter avere Sergio al mio fianco per tutti questi anni. Chiedo a tutti di comprendere l’attuale situazione, rispettando la privacy di Sergio e delle persone che gli sono più vicine.

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