Decreto dignità, le 10 proposte alternative del Partito Democratico

"Migliaia di lavoratori con contratto a tempo determinato in scadenza rischiano il licenziamento"

Maurizio Martina

Prosegue lo scontro tra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico sul decreto dignità di Luigi Di Maio, che nelle ultime ore aveva attaccato apertamente il PD per un emendamento presentato - definito "emendamento vergogna" dal Ministro del Lavoro - per sopprimere l'articolo che aumenta i risarcimenti per i lavoratori che vengono licenziati ingiustamente.

Oggi il PD è tornato all'attacco pubblicando un elenco con le 10 proposte alternative al decreto dignità, come per sottolineare che quello che Di Maio difende a spada tratta ormai da settimane può essere affrontato in modo alternativo: "Per noi l’urgenza è salvaguardare i posti di lavoro messi a rischio dal Ministro Di Maio, che sta facendo grande confusione, montando soltanto altra propaganda".

È stato il segretario del Partito Democratico, Maurizio Martina, a sottolineare l'urgenza di bloccare questo decreto, ribattezzato dal PD "decreto disoccupazione":

Migliaia di lavoratori con contratto a tempo determinato in scadenza rischiano il licenziamento. Con le nostre dieci proposte vogliamo sfidare la maggioranza sui punti chiave del decreto, nell’interesse esclusivo dei cittadini.


  • 1. Vogliamo ridurre il cuneo contributivo sul tempo indeterminato: il lavoro stabile vale di più, deve costare meno. Il Pd continua a chiedere l’unica vera misura per favorire il lavoro stabile: l’abbassamento dei contributi a carico dei lavoratori di 4 punti in 4 anni sui contratti a tempo indeterminato.

  • 2. Vogliamo salvaguardare chi oggi ha un contratto a termine con un incentivo alla trasformazione: i nuovi esodati creati da Di Maio devono avere l’opportunità di essere stabilizzati, con un incentivo per la trasformazione a tempo indeterminato dei loro contratti.

  • 3. Vogliamo introdurre una buonuscita per i lavoratori temporanei non stabilizzati dalle imprese. Per favorire la trasformazione dei contratti a termine in contratti stabili, il Pd propone il pagamento ai lavoratori temporanei di una buonuscita compensatoria in caso di mancata stabilizzazione, proporzionata alla durata del contratto, e aggiuntiva rispetto al Tfr.

  • 4. Vogliamo che sia la contrattazione collettiva a definire le causali sul tempo determinato. Solo la contrattazione è in grado, settore per settore, di interpretare meglio le esigenze di lavoratori e aziende rispetto alla frettolosa formulazione del governo. L’inserimento di causali scritte male e inapplicabili, oltre all’aumento dei costi sui rinnovi, produrrà nella realtà una riduzione dei quei contratti a 12 mesi.

  • 5. Vogliamo avviare una sperimentazione sul salario minimo: un lavoro onesto richiede una paga onesta, per tutti. Il decreto non affronta in alcun modo il tema dei salari e di coloro che vengono pagati con salari fuori da ogni dignità retributiva. Il Pd chiede l’avvio di un percorso sperimentale di introduzione del salario minimo legale, incaricando un’apposita commissione formata da esperti e parti sociali.

  • 6. Tutele crescenti: vogliamo mantenere l’impianto del Jobs act per favorire il lavoro stabile. Il Pd è favorevole a mantenere il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, che anche il decreto disoccupazione di fatto non snatura, apportandovi modifiche del tutto marginali. È importante adeguare l’offerta di conciliazione all’aumento delle indennità di licenziamento e riflettere su come aumentarle evitando allo stesso tempo il rischio di scoraggiare le assunzioni a tempo indeterminato.

  • 7. Somministrazione: come chiedono tutte le parti sociali, ci opponiamo a norme inutilmente punitive. Concordiamo con le parti sociali, che su questo punto si sono espresse con chiarezza: la somministrazione rappresenta oggi la forma di lavoro flessibile che dà più tutele al lavoratore, anche in termini economici e formativi, per questo è quella più cara per le aziende.

  • 8. Colf e badanti: ci opponiamo ad aumenti di costo per le famiglie. Le famiglie italiane, a causa dell’aumento del costo dei rinnovi, rischiano di spendere centinaia di euro in più all’anno per l’assunzione di colf e badanti. L’effetto reale di questo aumento sarà quello di spostare molti di questi lavoratori nel lavoro nero. Il Pd chiede l’esclusione dei contratti di lavoro domestico da questa disciplina, con la volontà di proporre l’intera deducibilità dei costi per le famiglie italiane.

  • 9. Voucher: ci opponiamo a ritorni al passato. Il Pd è contrario a un’estensione di tetti monetari, settori e imprese che riconducano le prestazioni occasionali al rischio di abusi, in particolare nel settore dell’agricoltura, e alla sostituzione di contratti subordinati a chiamata o a termine con lo strumento dei vecchi voucher.

  • 10. Investimenti per sostenere l’occupazione stabile e lo sviluppo del Paese: cambiare le regole del mercato del lavoro non basta per creare lavoro. Il PD propone emendamenti per sostenere gli investimenti pubblici, nonché per favorire gli investimenti esteri in Italia: il sostegno allo sviluppo integra e sostiene la creazione di posti di lavoro stabili, a sostegno e a integrazione del taglio del cuneo fiscale.

Non è chiaro quante di queste idee troveranno uno sfogo concreto nell'operato del Partito Democratico nel prossimo futuro, né come potrebbero trovarlo, se sotto forma di emendamenti al decreto dignità pur col rischio di trasformarlo del tutto o se tramite disegni di legge che saranno presentati.

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