"Saliamo in politica!": Monti ha letto Zagrebelsky?

L’ormai celebre tweet natalizio “Saliamo in politica!” di Mario Monti ha scoperchiato il vaso di Pandora degli esperti di comunicazione. Massmediologi, guru dei social network e persino direttori di televisioni si sono affrettati a spiegare al professore come utilizzare i 140 caratteri a sua disposizione sul social media della sintesi e dell’immediatezza. Appena lanciata in rete, la log line montiana è stata, ovviamente, contrapposta alla famosa discesa in campo di Silvio Berlusconi, di un altro dicembre, quello del 1993. I prossimi mesi ci diranno se gli italiani siano diventati maggiorenni e vaccinati (montanellianamente, da Berlusconi). Una cosa è certa: maggiorenne è diventata la rete o, meglio, la coscienza collettiva di coloro che la rete utilizzano.


E Mario Monti nella scelta di annunciare la sua “salita” in politica ha scelto un mezzo ben definito, quel Twitter che oltre a essere il social media della sintesi e dell’immediatezza è anche lo spazio privilegiato dagli addetti ai lavori del mondo della comunicazione. Se è vero che – come da Marshall McLuhan – “il mezzo è il messaggio” allora Twitter è, nella visione di Monti, il mezzo privilegiato di una comunicazione maggiormente autorevole e vicina ai poteri forti a lui sempre più prossimi. Tutto ciò mentre Silvio Berlusconi continua a occupare i salotti televisivi riproponendo vecchi repertori di avanspettacolo.

In questa baraonda mediatica in cui il “Saliamo in politica!” viene proposto in maniera bipartisan come una straordinaria novità nella comunicazione politica, la domanda che viene da porsi è: il professor Monti avrà letto il saggio Sulla lingua del tempo presente del professor Gustavo Zagrebelsky?

Alcuni passaggi di quest’agile e densissimo saggio, pubblicato da Einaudi nel 2010, tornano prepotentemente d’attualità in questi giorni:

Qual è la via che conduce alla politica? Procede dal basso e dall'alto. Dal basso, vuol dire all'interno di un'esperienza politica che, mano a mano si arricchisce e porta all'assunzione di sempre più vaste responsabilità e di estesi poteri. Ciò equivale a una carriera politica e corrisponde all'idea della politica come professione, nel senso classico di Max Weber. la legittimità dell'aspirazione al potere politico è interna alla politica stessa, alle sue esperienze, procedure e rituali. Oppure la via può essere la discesa, quando si fanno valere storie, competenze e virtù maturate in altre sfere. La politica non è, allora, una professione, ma una missione. 

Vi ricorda qualcosa? Secondo Zagrebelsky il "descendit de coelis propter nos homine" (sceso dal cielo a noi) della liturgia cristiana viene riproposto da Berlusconi, il quale traduce la salvezza delle anime in salvezza della società. Con la sua famosa “discesa in campo” (che evoca pure i successi calcistici, fra l’altro) l’unto dal signore lascia la sua vita beata per salvare gli infelici che stanno in basso, sulla terra. Si tratta di:

Teologia politica allo stato puro, cioè trasposizione di schemi mentali e suggestioni dalla teologia alla politica. 

 

Il tutto, naturalmente, va presentato sotto la bandiera del rinnovamento:

 

Dunque "scendere in politica". Non con i mezzi corrotti del passato però, ma con mezzi inediti e compagni nuovi di zecca. Tutto dev'essere reso "nuovo", generato ad altra vita. Ciò che è vecchio sa di corruzione. per questo si deve scendere dall'alto, dove c'è virtù, purezza, capacità di buone opere, e non dare l'impressione di salire dal basso, da dove nascono solo creature che si alimentano e vegetano nella putredine. 

 

Avrà letto Monti questo breve e acutissimo saggio? Certo è che i punti di contatto con questo brano sono parecchi e l’utilizzo della metafora ascensionale evidenzia l’intenzione di porsi in totale antitesi con il premier che lo ha preceduto. Va bene essere tecnici, ma le campagne elettorali, purtroppo, continuano a vincersi con messaggi comprensibili a tutti.

Foto © Getty Images

 

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