Libia, l'ONU: "accordo per il cessate il fuoco a Tripoli". Media: "centinaia di migranti in fuga"

21.20 - Secondo Reuters centinaia di migranti africani sarebbero evasi da un centro detentivo nei pressi dell'aeroporto di Tripoli, approfittando del caos nella capitale libica, e sarebbero ora in fuga. L'agenzia stampa cita fonti umanitarie e parla di qualcosa come 1.800 persone che potrebbero aver lasciato il centro dei detenzione. Fonti del governo di Tripoli, che ha appena raggiunto a fatica un accordo per il cessate il fuoco, però si sono affrettate a smentire la circostanza.

4 settembre 2018, ore 20.05 - Accordo per il cessate il fuoco raggiunto a Tripoli oggi dopo l’intervento dell'inviato dell'Onu per la Libia Ghassan Salamé che si fa garante dell’intesa. Dopo 9 giorni di combattimenti, con almeno 50 morti e 138 feriti, tra cui anche civili, è un tweet di Unsmil, la missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia, ad annunciare il cessate il fuoco parlando di un accordo che ha come finalità quella di porre termine "a tutte le ostilità, proteggere i civili e salvaguardare la proprietà pubblica e privata".


L’accordo sul cessate il fuoco a Tripoli è stato comunicato a un paio d’ore dall'inizio della riunione organizzata dall’Unsmil alla presenza anche di rappresentanti delle milizie che si sono scontrate in questi giorni nella parte sud della capitale oltreché di membri del consiglio presidenziale e del ministero dell’Interno libico. L’accordo stabilisce anche la riapertura dell'aeroporto di Mitiga.

In questo contesto la commissione Ue rivendica il suo impegno per assicurare una duratura stabilità al paese nord africano. Un portavoce ha spiegato che "l'Alto rappresentante per la politica estera Federica Mogherini ha avuto ieri un colloquio telefonico con il rappresentante dell'Onu per la Libia, Ghassam Salamé" cui ha assicurato "il pieno sostegno dell'Ue concordato da tutti i Paesi membri per arrivare ad una soluzione duratura della crisi in Libia".

Caos Libia, l'UE: "Gli Stati Membri hanno una posizione unita"

4 settembre 2018 - La situazione a Tripoli, e in Libia più in generale, continua ad essere tesa e se gli scontri tra le forze governative e le milizie ribelli si stanno intensificando, nessuno dei Paesi membri dell'UE andrà a fornire supporto militare. Ieri era arrivata la nota di Palazzo Chigi a confermarlo e oggi è stato il Servizio europeo per l'azione esterna (SEAE), responsabile proprio degli affari esteri dell'UE, a ribadirlo:

Gli Stati membri dell'Ue hanno una posizione unita sulla Libia.

La posizione è quella di fornire un pieno sostegno nel trovare una soluzione a lungo termine, non attraverso un intervento militare, ma tramite un processo politico che punterà a trovare un accordo tra le parti e, se possibile, ripristinare il cessate il fuoco che è stato interrotto pochi giorni fa.

In attesa che venga trovata una soluzione, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha lanciato un appello alle parti coinvolte, chiedendo loro di risparmiare le infrastrutture civili e gli stessi cittadini, dando loro la possibilità di accedere ad aree più sicure e lontane dagli scontri che, ad oggi, hanno già fatto più di 50 morti.

Caos Libia: Palazzo Chigi smentisce intervento dei corpi speciali italiani in Libia

Ore 14:30 - A Tripoli continuano gli scontri e la Settima Brigata, che è ostile al governo, è pronta a sferrare un attacco per riconquistare la Capitale. Ora sarebbe a circa 6 km dal centro della città.
Intanto Palazzo Chigi ha diramato una nota in cui si legge:

"In relazione ad alcune notizie apparse sulla stampa odierna si smentisce categoricamente la preparazione di un intervento da parte dei corpi speciali italiani in Libia. L'Italia continua a seguire con attenzione l'evolversi della situazione sul terreno e ha già espresso pubblicamente preoccupazione nonché l'invito a cessare immediatamente le ostilità assieme a Stati Uniti, Francia e Regno Unito"

Lunedì 3 settembre 2018 - Caos Libia. Sarebbero alcune centinaia i detenuti evasi in queste ore, dopo una rivolta, dal carcere di Aine Zara, alla periferia sud di Tripoli. La polizia spiega che circa 400 detenuti sono evasi dopo aver forzato le porte del penitenziario. Da più di una settimana la capitale libica è preda di violenti scontri.

Oggi è l’ottavo giorno di combattimenti per un bilancio provvisorio che parla di 47 morti e di 129 feriti secondo quanto riferito dal ministero della Salute del Governo di accordo nazionale appoggiato e riconosciuto dall’Onu. Solo nella serata di ieri 15 persone sono morte dopo che un mortaio ha colpito un campo sfollati di Al Falah, sempre nella zona sud della capitale libica.

Il premier Fayez al Sarraj cerca una soluzione dando l’ordine alla Forza Anti Terrrorismo di Misurata del generale Mohammed Al Zain di spostarsi a Tripoli per gestire un nuovo cessate il fuoco. Ma da Misurata per ora non arrivano buone notizie.

Il caos a Tripoli è iniziato dopo che alcune milizie provenienti dal sud della capitale la settimana scorsa hanno ingaggiato una lotta con le truppe regolari in alcuni quartieri meridionali della città, distruggendo anche strutture petrolifere e rendendo inutilizzabile l’aeroporto perché finito sotto la loro area di influenza.

Il governo Serraj ha parlato di tentativo di far deragliare la transizione politica pacifica e ha dichiarato ieri lo stato di emergenza a Tripoli mentre le milizie ostili al governo cercano di guadagnare terreno verso il centro della capitale.

A complicare il quadro la situazione a Misurata, dove sarebbe scomparso secondo La Stampa il capo delle forze armate governative libiche, generale Mohammed Al-Haddad, inviato proprio da Serraj per chiedere rinforzi. Serraj può ancora contare sull’appoggio degli alleati occidentali ma non si sa ancora per quanto: la Francia si è già defilata.

Stato di emergenza a Tripoli. Notizie del 2 settembre

Domenica 2 settembre 2018 - Dopo giorni di violenti scontri tra le milizie libiche alle porte della città di Tripoli, oggi il Consiglio Presidenziale libico guidato da Fayez al-Sarraj, primo ministro dall'aprile 2016, ha deciso di proclamare lo stato di emergenza in tutta la città.

Una decisione presa, secondo lo stesso Consiglio Presidenziale, per "fermare lo spargimento di sangue, ridurre le perdite materiali e di vite umane, tutelare la sicurezza dei civili, le strutture pubbliche e private". In questi ultimi giorni, dopo la rottura del cessate il fuoco, sono state uccise 39 persone nei dintorni di Tripoli - civili e soldati - mentre almeno 96 sono rimaste ferite.

A minacciare la città sono i ribelli della cosiddetta Settima Brigata, che puntano a conquistare la città di Tripoli. Il loro leader, Abdel Rahim Al-Kani, ha annunciato proprio oggi che verrà presto sferrato l'assalto decisivo: "Continueremo a combattere fino a quando le milizie armate non lasceranno la capitale e la sicurezza sarà ripristinata".

La Settima Brigata ha la propria base ad appena 60 chilometri a sud di Tripoli, nella città di Tarhouna, ma è già riuscita a disseminare i propri soldati lungo la strada che porta all'aeroporto di Tripoli, collegamento fondamentale per la città. Al momento i tentativi di mediazione tra il governo di al-Sarraj e le milizie ribelli non hanno portato a qualcosa di concreto e si teme che col passare dei giorni alcuni dei fedeli possano passare all'altro schieramento.

Intanto l'Ambasciata italiana in Libia ha smentito l'indiscrezione di una possibile chiusura. Oggi pomeriggio la precisazione: "Continueremo a stare al fianco dell'amato popolo libico in questa difficile occasione".

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