Anche Salvini corregge Di Maio: "vincolo 3%? Non lo supereremo, ma benessere cittadini prima di tutto"

"Il del 3% del rapporto deficit-pil lo sfioreremo dolcemente, come i leghisti sanno fare, senza superarlo"

salvini corregge di maio 3%

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini dal palco del Berghem Fest di Alzano Lombardo spiega che il benessere dei cittadini viene prima di tutto ecco perché il vincolo del 3% del rapporto deficit-pil "lo sfioreremo dolcemente, come i leghisti sanno fare, senza superarlo. Cercheremo di rispettare tutti i vincoli imposti dall'Europa, ma prima viene il benessere dei cittadini italiani".

Il ministro e vice presidente del consiglio corregge così l'altro vice premier e ministro dello Sviluppo-Lavoro Luigi Di Maio che nei giorni scorsi aveva parlato di governo pronto a sforare il 3% e per questo era stato già rimbeccato dal titolare dell'Economia Giovanni Tria.


Salvini ha poi precisato che non sta pensano di cambiare il nome alla Lega qualora il Tribunale del riesame di Genova accogliesse la richiesta della stessa procura di bloccare i fondi del Carroccio, in seguito alla condanna della vecchia gestione Bossi-Belsito. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, braccio destro del Ministro dell’Interno, da sempre considerato eminenza grigia della Lega, ha messo le mani avanti dicendo che se così fosse il partito chiuderebbe.

Salvini si mostra più ottimista: "No non sto pensando a un nuovo partito. La Lega c'è e ci sarà con i soldi o senza soldi, con condanne o senza condanne, perché la Lega è il popolo. Facciano quello che vogliono… il nome Lega non si tocca". Secondo il leader del partito "un giudice impegnerebbe meglio i soldi degli italiani indagando un mafioso che non Salvini". La sentenza è attesa tra due giorni, il 5 settembre.

L'attacco a Confindustria

Salvini prende poi di mira Confindustria, affatto tenera con i primi provvedimenti del governo Conte, a cominciare dal decreto Dignità: "Io adoro la protesta, ma ho qualche piccolissimo dubbio sul fatto che ad esempio in provincia di Bergamo migliaia di imprenditori siano rappresentati dai vertici nazionali di Confindustria che pensano solo alle grandi aziende e alle multinazionali e non agli imprenditori".

Poi l’affondo: "La cosa incredibile è che Confindustria sta in piedi perché la maggioranza delle quote viene pagata da aziende pubbliche. Sarebbe la prima volta nella storia in cui un ente pubblico scende in piazza per protestare contro il governo che dà i soldi a quelle aziende pubbliche. A uno cattivo e io non lo sono potrebbe venir voglia di dire a quelle aziende pubbliche di uscire da Confindustria".

Nel fine settimana scorso il presidente degli industriali Vincenzo Boccia aveva detto di non voler passare alla storia come il primo presidente di Confindustria "che porta gli imprenditori in piazza" dopo aver criticato la campagna elettorale permanente del governo gialloverde e la mancanza di una vera politica economica e industriale. Senza contare che il decreto dignità per Confindustria farà solo perdere posti di lavoro incrinando i rapporti tra le parti sociali.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO