Casaleggio: "Rousseau è il futuro della Democrazia". È veramente così?

"Rousseau non è una moda passeggera. La democrazia diretta e partecipata è il futuro. Anche per chi immagina di poter ancora uscire a cavallo e noleggiare film da Blockbuster".

"Rousseau vuole essere promotore attivo di questa rivoluzione culturale". Davide Caseleggio ha pubblicato un post sul "Blog delle Stelle", tornando a parlare del ruolo centrale della Piattaforma Rousseau nella politica del Movimento. Secondo Casaleggio la cosiddetta "democrazia diretta" è il futuro e per questo l'ha messa in relazione con alcuni cambiamenti epocali nelle abitudini del genere umano: la diffusione delle automobili, dei personal computer e di Netflix (ad abundantiam). Secondo Casaleggio il modello del M5S rappresenta il futuro della politica; chi non si adeguerà verrà superato dalla storia.

Poi Casaleggio ha elencato i risultati raggiunti: "Rousseau ha permesso di scegliere i candidati"; "consente di avanzare proposte di legge"; "di condividere le buone iniziative"; "di promuovere la formazione"; "consente di coinvolgere i territori". In realtà, sommessamente, mi permetto di far notare che queste stesse identiche cose erano possibili anche prima, perfino quando internet non esisteva ancora. Esistevano le sezioni dei partiti, le associazioni di categoria, i comitati, le manifestazioni etc. Ma poco importa; Rousseau è lo strumento pensato dal M5S e Casaleggio è convinto di aver dato il via ad un cambiamento epocale, destinato a travolgere tutto il resto.

Caseleggio è anche convinto che si arriverà ad "un superamento della democrazia rappresentativa". Dal suo punto di vista è "inevitabile". D'altra parte come potrebbe augurarsi qualcosa di diverso uno dei leader di un Movimento che vorrebbe eliminare la figura del politico di professione?

Ci sorge, però, un dubbio. Un paio di giorni fa Juncker ha annunciato che verrà abolito il cambio dell'ora perché "lo vuole la gente". Come fa ad affermarlo? La Commissione UE un paio di mesi fa ha lanciato una consultazione pubblica alla quale hanno partecipato 4,6 milioni di europei. Ben lo 0,91% dei cittadini europei (moltissimi del nord Europa). Le parole di Juncker hanno fatto arrabbiare molti italiani - anche tra i sostenitori dei 5 Stelle - che non sapevano nulla di questa "consultazione pubblica" e che avrebbero voluto esprimere un parere al riguardo. Anche questa, per inciso, è Democrazia diretta.

In realtà, raccontare che la democrazia diretta sostituirà la democrazia rappresentativa appare un po' forzato. Anzi, decisamente forzato. Sembra che si voglia così deresponsabilizzare la classe politica. Al momento, questo sistema di democrazia diretta adottato dei 5 Stelle sembra un po' più una "democrazia confermativa". Il Movimento, esercitando il suo ruolo rappresentativo, suggerisce la risposta giusta agli elettori che, fidandosi legittimamente dei propri rappresentanti, confermano la scelta indicata da chi guida il Movimento.

Quando c'è stato il rischio di ottenere una risposta non gradita è arrivato, puntuale, un suggerimento dall'alto. Un esempio per tutti? Le Quirinarie del 2013, quando venne lasciata anche la libertà di proporre i nomi che, dopo aver ottenuto un tot di voti, passarono al secondo turno per la scelta definitiva. Nessuno si era candidato; i nomi venivano proposti da alcuni e appoggiati da altri. Al ballottaggio arrivarono in nove: Bonino, Caselli, Fo, Gabanelli, Imposimato, Prodi, Rodotà, Strada e Zagrebelsky. Anzi, in realtà, erano 10, perché anche Beppe Grillo figurava tra i finalisti e si ritirò per restare fuori dalla contesa.

Prima del ballottaggio Casaleggio padre parlò da un palco a Torino, nel corso di una manifestazione del Movimento, invitando "a non votare qualcuno che venga dal mondo politico" in modo che il Presidente "rappresenti tutti gli italiani". Un proposito ambizioso, che venne esposto proprio quando i media tradizionali stavano sottolineando la presenza anomala nell'elenco di Prodi e della Bonino. Due nomi scomodi per il Movimento.

Poi Casaleggio tornò sui propri passi e nei giorni successivi - forse dopo essersi reso conto dell'autogol - disse che sarebbero andati bene anche Prodi e Bonino, a patto che vincessero le Quirinarie. Probabilmente Bonino e Prodi non avrebbero mai vinto, ma è altrettanto vero che Casaleggio influenzò quel ballottaggio in modo netto, suggerendo a chi vedeva in lui un punto di riferimento quale fosse la strada giusta. Oltretutto, alla fine, a vincere quel ballottaggio fu Stefano Rodotà (per la rinuncia di Strada e Gabanelli), che veniva eccome dal "mondo politico" e che, non a caso, successivamente, risultò indigesto a Beppe Grillo che lo definì "un ottuagenario miracolato dalla rete". Anche in casa 5 Stelle, all'epoca, ci fu bisogno di imbeccare la massa.

Anche per le recenti nomine fatte dal Governo e dal Parlamento si potrebbe dire qualcosa; al voto per le nomine in Rai sono arrivati su Rousseau solo i candidati papabili secondo il Movimento, che prima aveva "scremato" tra le persone che si erano proposte. Chi si è occupato di "scremare"? Che metodo ha utilizzato? Non si sa.

Poi c'è anche chi non è mai passato sotto la lente di ingrandimento della piattaforma, come Francesco Fimmanò, nominato alla Corte dei Conti, e Giacinto Della Cananea, finito nel Consiglio di presidenza della Giustizia Tributaria. Sono sicuramente due ottime persone, dotate di un curriculum di tutto rispetto, ma non è questo il punto; non sono stati selezionati con Rousseau, bensì dai vertici del Movimento.

Insomma, questa "democrazia diretta" non sembra sempre molto democratica e neanche così tanto diretta. La democrazia rappresentativa continua a godere di ottima salute, con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, anche nel Movimento 5 Stelle.

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