Renzi: "Pensano di essersi liberati di me, ma si sbagliano". Sarà la fine del PD?

"Andrò nelle scuole, in tv, pensano di essersi liberati di me, ma hanno sbagliato"

Matteo Renzi

Matteo Renzi è seriamente intenzionato a rimanere rilevante e non sembra accettare quanto la sua immagine pubblica sia ormai danneggiata e come il Partito Democratico abbia bisogno di un cambiamento radicale che dovrebbe partire proprio dal suo farsi da parte.

Ogni sua dichiarazione contro Matteo Salvini e il Movimento 5 Stelle non fa altro che andare a loro vantaggio, eppure Renzi è ancora convinto di essere protagonista della politica di oggi. Prova a dimostrarlo periodicamente con le dirette su Facebook e ha cercato di dimostrarlo anche ieri sera partecipando alla Festa dell'Unità a Firenze.

L'ex segretario del Partito Democratico è salito sul palco per attaccare nuovamente il governo di Giuseppe Conte, prendendosela con Matteo Salvini e la sua ridicola diretta Facebook per la lettura dell'avviso di garanzia - "Vediamo che un ministro dell'Interno apre un avviso di garanzia come se fosse una busta di Maria De Filippi e prende in giro gli italiani dicendo di essere una vittima e che non importano processi e inchieste perché 'il popolo è con me', come se un sondaggio valesse di più" - e col Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli per la questione di Genova - "Toninelli è un bugiardo, e un ministro bugiardo si deve dimettere".

Quello che Renzi ha voluto sottolineare, tra un attacco e gli altri agli avversari politici, è quando sia ancora sulla cresta dell'onda. O almeno quanto sia ancora convinto di esserlo. Una dichiarazione che per alcuni può sembrare anche una minaccia, a cominciare dall'area del PD che vorrebbe lasciarsi Renzi alle spalle:

Andrò nelle scuole, in tv, pensano di essersi liberati di me, ma hanno sbagliato.

Renzi può ancora contare su una folta schiera di fedelissimi all'interno del Partito Democratico, ma queste dichiarazioni e in generale ogni apparizione pubblica dell'ex Presidente del Consiglio non fanno che confermare come la strategia sia sempre la stessa. Una strategia che poteva andare bene qualche anno fa, ma che l'attuale configurazione politica e sociale del Paese ha reso obsoleta.

Il Partito Democratico ha bisogno di cambiamento a cominciare dalle sue fondamenta - Nicola Zingaretti, pronto a candidarsi alle prossime primarie del PD, lo ha ribadito più volte, così come lo ha sottolineato in modo più pacato l'attuale segretario Maurizio Martina, che pure non riesce a imporsi come leader agli occhi dell'opinione pubblica - e l'ossessione di Matteo Renzi nel voler continuare ad essere protagonista non fa che danneggiare l'immagine del PD e la sua credibilità agli occhi degli italiani.

Un comportamento, quello di Renzi, che per alcuni versi ricorda quello di Silvio Berlusconi, incapace di rassegnarsi al fatto che il suo tempo c'è già stato, i danni sono stati fatti e l'immagine è stata danneggiata in modo definitivo, nonostante i continui e stancanti tentativi di tornare alla ribalta.

La sconfitta del Partito Democratico alle ultime elezioni è legata anche alla figura di Matteo Renzi e la rinascita del partito non può e non deve coinvolgere Renzi. Prima questo verrà capito, prima si potrà iniziare a lavorare al meglio per riabilitare l'immagine del PD e tentare di riportarlo in testa.

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