Ingroia contro Grasso: la rivalità spiegata da Giancarlo Caselli


È stato il convitato di pietra nella polemica più calda delle ultime ore, quella che vede contrapposti Antonio Ingroia, neo-candidato premier per il movimento "Rivoluzione civile", e Pietro Grasso, candidato nelle liste PD. Ecco quindi che Giancarlo Caselli non si fa pregare ed entra nell'agone a dire la sua: su Grasso, su Ingroia, sui veleni di Palermo e sulla nomina del Procuratore Nazionale Antimafia. Lo fa in un editoriale pubblicato sul Fatto quotidiano.

Per capire il motivo di tanta acrimonia tra colleghi che hanno lottato dalla stessa parte della barricata bisogna tornare al 1999, quando Pietro Grasso prende il posto di Giancarlo Caselli a capo della Procura di Palermo, cambiando metodi di indagine. La Procura si spacca in due, con l'esodo dei "caselliani" Scarpinato (oggi procuratore di Caltanissetta) e Massimo Russo. Ingroia, altro "caselliano", rimane a Palermo ma i rapporti con Grasso saranno sempre tesi. Le divergenze tra i due riguardano il modo di affrontare le inchieste più delicate, come quelle sugli intrecci tra mafia e politica.

Nel 2005 Pierluigi Vigna deve lasciare per limiti di età la Procura Nazionale Antimafia, e il Csm è chiamato a scegliere il sostituto tra Caselli e Grasso. Il primo è favorito per anzianità ed esperienza, ma durante il concorso il Pdl inserisce nella riforma Castelli della giustizia un emendamento secondo cui non può candidarsi a incarichi giudiziari elettivi chi ha superato i 66 anni: guarda caso proprio come Caselli, che deve rinunciare all'incarico reo di aver mandato sotto processo Giulio Andreotti. È lo stesso estensore dell'emendamento, Luigi Bobbio, a spiegarlo "Dobbiamo avere la certezza che Caselli non vada alla Superprocura". La strada per Grasso è spianata: giudicato incostituzionale quando ormai era troppo tardi, l'emendamento rappresentò comunque una macchia sulla nomina del PNA, a cui ha fatto riferimento ieri Ingroia in conferenza stampa, e in questo senso anche l'apprezzamento dichiarato da Grasso nei confronti del governo Berlusconi è sembrato un atto di riconoscenza. Nella sua autobiografia, Grasso si limiterà a commentare con queste parole:

Io ho un temperamento sportivo, mi piace l’agonismo e sapere che si vince o si perde in relazione ai propri meriti e non per interessamenti esterni

Parole che non sono piaciute a Caselli, che nel suo editoriale ricorda anche altre dichiarazioni di Pietro Grasso, poi smentite dai fatti:

un’eventuale esperienza politica sotto forma di schieramento con un partito è cosa estranea al mio ruolo, alla mia funzione, alla mia cultura

aveva detto recentemente il superprocuratore. E Caselli, pur senza schierarsi in questa lotta tra magistrati che hanno capito subito come funziona la politica, fa capire di stare dalla parte di Ingroia. Lo fa ricordando che si deve alla Procura di Palermo degli anni immediatamente successivi alle stragi del '92-93 se l'Italia è stata salvata dalla mafia, e che Ingroia, da allievo di Borsellino, è stato il protagonista delle inchieste contro Contrada e Dell'Utri, ovvero quei processi non solo contro il braccio militare di Cosa Nostra ma contro le sue estensioni nella politica e nelle istituzioni.

Foto |© Getty Images

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