Manovra, UE scettica sul Def italiano: ecco perché

I commissari UE scettici sulla manovra italiana

Giovanni Tria in queste ore si sta confrontando con i colleghi europei dell'Eurogruppo. All'ordine del giorno non c'è il Def italiano, ma è ovvio che si tratta di un tema caldo, anche perché il Ministro dell'Economia - stretto tra le richieste della Lega e quelle del M5S - ha deciso di non rispettare le rassicurazioni fatte in precedenza, quando aveva assicurato che l'Italia non sarebbe andata oltre l'1,6% di rapporto deficit/pil. Il Ministro italiano dovrebbe abbandonare questo vertice anzitempo, proprio per rientrare nel nostro Paese e dedicarsi al completamento della Nota di aggiornamento del Def.

Entro il 15 di ottobre l'Italia dovrà inviare a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio, grazie al quale partirà la vera discussione. L'accordo raggiunto dal governo preoccupa però l'Europa, che ha ben presente cosa è accaduto negli scorsi anni. L'Italia è sempre stata molto prudente dal 2012 in avanti, ma alla fine dell'anno i conti non sono mai tornati perché il Paese non ha mai rispettato le previsioni di crescita. Nel 2011 il Governo Monti aveva puntato su una manovra all'1,6% ma, in virtù della sovrastimata crescita del PIL e del conseguente aumento degli interessi sul debito, il dato reale è stato del 3%.

Situazione simile nel 2013 quando l'obiettivo era sempre l'1,6% ma il dato reale è stato del 2,9%. Nel 2013 si è toccato nuovamente il 3% con una previsione del 2,3% e nel 2015 è sceso al 2,6% a fronte di una previsione del 2,2%. Nel 2016 e nel 2017 è andata un po' meglio: rapporto debito/pil rispettivamente al 2,4% e al 2,3% contro una previsione del 2,2% e del 2%. Per dirla in parole povere: il debito pubblico è sempre continuato a salire, rendendo inutili i sacrifici chiesti al Paese. Negli ultimi 2-3 anni, però, i Governi sono riusciti ad avvicinarsi all'obiettivo.

È dunque chiaro che la soglia del 2,4% di rapporto deficit/pil in termini assoluti non rappresenta necessariamente un pericolo per la sostenibilità del nostro debito pubblico, a patto però che questa manovra riesca realmente a stimolare la crescita. Viceversa si rischia di andare ben oltre il 3% a causa dell'aumento degli interessi.

Per questo motivo Tria sarà chiamato a sostenere - con dei validi argomenti - che questa manovra possa realmente generare crescita, giustificando un investimento in deficit. Qualcuno potrebbe definire un azzardo troppo grande questa manovra ed è questa l'opinione, per esempio, del commissario europeo agli Affari Economici e Finanziari Pierre Moscovici, che ha sollevato i suoi dubbi: "Avremo un dialogo con il governo italiano. Manteniamo i nervi saldi: non è nell'interesse di nessuno avere una crisi. In Italia, con i mercati, o tra la Commissione e l'Italia, ma le regole ci sono per essere rispettate, perché sono giuste e proteggono i cittadini dallo spendere troppo per le spese politiche o troppo per il debito. È l'unico Paese dell'Eurozona che avrà una politica di bilancio espansiva, di rilancio, nel momento in cui è uno dei Paesi più indebitati. La domanda è: è la politica economica giusta, solida ed efficace?".

Per Moscovici il rapporto deficit/pil fissato al 2,4% "rappresenta una deviazione molto molto significativa", perché evidentemente non crede che la manovra possa realmente rilanciare l'economia, producendo una crescita che possa rendere sostenibile l'investimento.

Il ministro dell'Economia francese, Bruno Le Maire, ha preferito non approfondire per ragioni di opportunità, senza rinunciare però a ricordare gli impegni presi: "tocca alla Commissione Europea fare una valutazione molto chiara delle ultime decisioni dell'Italia: non spetta agli Stati membri fare quella valutazione; ci baseremo sulla valutazione della Commissione. Voglio solo essere molto chiaro: ci sono delle regole. E le regole sono le stesse per tutti i Paesi, perché i nostri destini sono legati. Il futuro dell'Italia, della Francia, della Germania, della Spagna, del Lussemburgo e di tutti i membri dell'Eurozona sono legati".

Anche il Ministro portoghese Mario Centeno ha preferito sospendere il giudizio: "è molto importante capire che l'iter del bilancio è lungo e sappiamo che ci sono ancora negoziati in corso a Roma e dobbiamo aspettare che si concludano, per avere le risposte alla fine dell'iter. L'Italia è nella testa di tutti, ma devo dirvi che non è nell'agenda dell'Eurogruppo. Tutti abbiamo delle domande e ci aspettiamo risposte, ma il documento programmatico di bilancio formale, con tutti i dettagli, deve essere ancora presentato: dobbiamo aspettare che venga presentato e che la Commissione emetta la sua opinione".

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