Romania, fallito il referendum per tutelare la "famiglia tradizionale": affluenza inferiore al 20%

fallito il referendum in Romania

7 ottobre 2018 - A pochi minuti dalla chiusura dei seggi il discusso referendum in Romania si può decretare un fallimento, per la gioia dei sostenitori dei diritti LGBT. Nonostante le 3 milioni di firme raccolte per chiedere questo referendum e nonostante i due giorni messi a disposizione dei cittadini, l'affluenza è stata talmente bassa da non aver raggiunto il 30% necessario per la validità del referendum.

Già ieri c'erano tutti i sentori: dopo una prima giornata di seggi aperti, soltanto il 5,72% degli aventi diritto si era recato ad esprimersi sul quesito per "tutelare la famiglia tradizionale", mentre alle 19 di oggi quella percentuale era salita al 18,87%, per un totale di 3.450.189 di cittadini.

Per la prima volta in decenni anni - e non appare affatto come una sorpresa, visto il tema del referendum - sono stati i cittadini in arrivo dalle aree rurali a superare per numero quelli residenti in città: 1,744,631 contro 1,705,558.

È molto probabile, ma bisognerà attendere i risultati definitivi, che quasi tutte le persone che si sono recate ai seggi lo hanno fatto per cambiare la Costituzione e sbarrare la strada a possibili introduzioni delle unioni civili o del matrimonio egualitario, ma anche questo tentativo si è ora rivelato vano.

In un certo senso i cittadini si sono espressi lo stesso: alla maggior parte del Paese poco importa che il matrimonio sia un accordo tra un uomo e una donna. La corrente dicitura presente nella Costituzione, dove si parla in modo generico di "sposi", va benissimo così com'è.

Romania, al via il referendum per tutelare la "famiglia tradizionale"

I cittadini della Romania sono chiamati oggi al voto per quello che può essere a tutti gli effetti un primo passo verso le unioni civili o addirittura il matrimonio egualitario. Due giorni di voto per chiedere alla popolazione l'autorizzazione a cambiare la Costituzione e ridefinire il concetto di famiglia e di matrimonio.

Ad oggi, infatti, la Costituzione della Romania stabilisce nell'articolo 48 che la famiglia è "fondata sul matrimonio liberamente contratto dagli sposi". Nessun riferimento, quindi al genere dei contraenti, ma quello che viene questo ai cittadini romeni in questi due giorni è una modifica di quella frase, che in caso di vittoria del sì diventerebbe "fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna", chiudendo di fatto la strada nel prossimo futuro ai diritti LGBT in quel senso.

Il referendum arriva dopo una lunga compagna di iniziativa popolare promossa dalla Coalizione per la Famiglia, Coaliția pentru Familie, che nel 2015 era riuscita a raccogliere più di 3 milioni di firme su un totale di poco meno di 19 milione di cittadini. E gran parte dei gruppi politici si sono espressi a favore di questo cambiamento, a cominciare dal Partito Social Democratico, quello dell'attuale Primo Ministro Viorica Dăncilă e del suo predecessore Mihai Fifor.

Il referendum è stato appoggiato anche dalla Chiesa Ortodossa Romena, che tra i fedeli conta circa l'85% della popolazione della Romania.

I cittadini avranno due giorni per votare, sabato 6 e domenica 7 ottobre 2018. I risultati saranno diffusi nelle ore successive alla chiusura dei seggi, forse già nelle prime ore di lunedì 8 ottobre.

Referendum Romania

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