Mimmo Lucano torna libero ma esiliato: "è un processo politico"

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Arresti domiciliari revocati a Mimmo Lucano, il sindaco di Riace sospeso dalla carica dopo essere stato indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto dei servizi di raccolta dei rifiuti. Per il primo cittadino divieto di dimora in città.

Mimmo Lucano, il sindaco dell'accoglienza, fautore di quel "modello Riace" che ha rivitalizzato e ripopolato il piccolo centro della Locride, era stato arrestato e posto ai domiciliari il 2 ottobre scorso.

Difeso a spada tratta dai suoi concittadini e dal suo amico Roberto Saviano, che ne ha sempre elogiato il gran lavoro fatto a Riace, Domenico, per tutti Mimmo, Lucano sabato scorso ha visto sfilare sotto casa sua un corteo di circa 6.000 persone che hanno voluto manifestare tutta la loro solidarietà chiedendone la liberazione.

Quella casa che ora il sindaco deve lasciare. A Mimmo Lucano sono sì stati revocati i domiciliari ma deve abbandonare "la sua" Riace. Il tribunale del Riesame, con la decisione presa al termine dell'udienza di oggi, ha sostituito gli arresti domiciliari con il divieto di dimora.

Il commento a caldo di Mimmo Lucano

Dopo la decisione del Riesame Mimmo Lucano a caldo afferma: "Un po' sono contento perché è come sentire di nuovo la libertà, ma non posso non essere amareggiato. Cosa sono un criminale? Ora mi pare evidente che si tratta di un processo politico. Ho paura che adesso ci sia l'obbligo di stritolarmi" dice Lucano secondo quanto riferisce la Repubblica.

La Procura di Locri ne aveva chiesto gli arresti e contestualmente il gip aveva emesso un divieto di dimora per la sua compagna, Tesfahun Lemlem. Divieto che ora colpisce lui, il sindaco dell'accoglienza che finisce esiliato. Gli inquirenti accusano Mimmo Lucano e compagna di aver organizzato nozze di comodo tra riacesi e migranti finalizzati alla permanenza illecita di quest'ultimi in Italia.

Il sindaco sospeso dall'incarico si dice "certo che prima o poi sarà riconosciuta la mia buona fede" ma doversi allontanare da Riace gli pesa come un macigno: "Mi allontanano dal mio paese, dal luogo in cui ho speso tutta la mia vita negli ultimi venti anni. Ma ormai andiamo avanti. Non ho nulla di cui pentirmi".

A Riace potrà invece tornare Tesfahun Lemlem, il Riesame ha rivisto anche per lei la misura cautelare trasformando il divieto di dimora in un obbligo di firma.

"Vogliamo Uscire dallo Sprar"

Mimmo Lucano a margine dell'udienza del Tribunale del Riesame per la revoca dei domiciliari aveva detto che nonostante la linea del governo, e in particolare del Viminale, il modello Riace continuerà a esistere anche senza soldi pubblici e senza Sprar, cioè il sistema d'accoglienza statale per i rifugiati: "anche senza contributi pubblici andiamo avanti, da soli, perché nel corso degli anni abbiamo costruito dei supporti all’integrazione che oggi fanno la differenza".

Il sindaco di Riace ha spiegato: "Noi possiamo dire sicuramente anche attraverso il supporto di una solidarietà nazionale, che faremo non uno Sprar ma un’accoglienza spontanea così come era cominciata. Senza soldi pubblici. Questo messaggio lo voglio trasmettere al governo, vogliamo uscire dallo Sprar Ovviamente facciamo ricorso al Tar per un fatto morale e ovviamente poi dobbiamo recuperare le risorse per i servizi già svolti, dopodiché, lo voglio dire come volontà politica, dobbiamo uscire dallo Sprar. Io non voglio più avere a che fare con chi non ha fiducia prima di tutto e non voglio avere a che fare con questo governo che spesso non rispetta i diritti umani".

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