Il federalismo passa alla Camera con il voto favorevole Idv e l'astensione del Pd. Solo l'Udc vota contro

Alla fine il paziente lavoro diplomatico di Calderoli ha dato i suoi frutti. La lungimirante posizione del leader leghista Umberto Bossi, tutta tesa a mantenere il dialogo con l'opposizione, è stata premiata da una linea di sostanziale non belligeranza da parte del segretario democratico Franceschini che ha imposto ai suoi l'astensione nella votazione di ieri sul federalismo fiscale.

Non tutti i deputati hanno però approvato la linea, e se la stragrande maggioranza si è adeguata, talvolta obtorto collo, vanno segnalati gli 11 dissidenti che hanno comunque votato contro. Tra loro alcuni nomi di rilievo come Furio Colombo e Renzo Lusetti, alla guida di un drappello formato da Pierluigi Mantini, Giovanni Burtone, Giulio Santagata, Sandra Zampa, Donata Lenzi, Ivano Strizzolo e Cesare Marini.

Mentre l'Udc si è segnalata come unico oppositore al provvedimento (Casini ha dichiarato che si tratta di uno spot elettorale per la Lega) la notizia del giorno è stato il voto a favore da parte dei dipietristi. Con la sola eccezione dell'On. Pino Pisicchio, l'Italia dei Valori si è infatti compattamente espressa a favore del federalismo, onorando una posizione che per la verità il suo leader aveva espresso da tempo.

La posizione delle due forze d'opposizione in Parlamento potrà essere anche frutto di una volontà riformista, ma oltre a ciò sottende la chiara intenzione di perseguire una strategia politica di divisione dello schieramento governativo. Concedendo un successo di così larga portata alla Lega Nord, e proprio alla vigilia dell'appuntamento elettorale, l'asse Franceschini-Di Pietro ha intenzione di portare alla luce le fragilità interne al neonato Pdl, la cui anima ex-An (ma non solo) è tutt'altro che entusiasta della riforma. Una mossa molto abile, che viene proprio in concomitanza col processo costitutivo del partito, apparentemente all'insegna della concordia ma in realtà molto combattuto.

La logica del divide et impera è ancora lontana da venire per una forza complessivamente minoritaria come l'attuale centro-sinistra, ma il futuro auspicato non è poi così lontano, e un solco tra Lega e Pdl fornirebbe un'ottima base di partenza per il tentativo di rovesciamento del "regime" berlusconiano da attuarsi nei prossimi anni.

Quanto al federalismo il prossimo passaggio è il voto al Senato previsto per il 15 aprile (ma secondo alcuni forse persino prima di Pasqua), dopodiché ci saranno due anni di tempo per esaminare i decreti attuativi della delega. In Italia i tempi sono questi, si sa, ma il primo pesante mattone della riforma è stato posato.

Foto: vignetta di Giannelli (Corriere della Sera)

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