Quando Renzi (come Salvini) minacciava: "L'UE boccia la legge di stabilità? Gliela rimandiamo uguale"

Il PD contesta all'attuale maggioranza una posizione analoga a quella del proprio ex Premier

Renzi legge stabilità

Continua a far discutere la prima legge di stabilità del governo Conte, che è stata bocciata dall’UE. Dopo le osservazioni da parte della Commissione Europea, la reazione dei leader dell’attuale maggioranza gialloverde è stata unanime: “Andremo avanti per la nostra strada, la manovra è questa e rimarrà tale”, la posizione di Matteo Salvini. “Non temiamo la bocciatura dell’UE, non si cambia”, ha ribadito l’altro vicepremier Luigi Di Maio. “Nessun piano B, ma vogliamo spiegare all’UE la manovra”, ha fatto eco il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Insomma, il governo non arretra di un centimetro, e l’opposizione rappresentata prevalentemente dal Partito Democratico, attacca la maggioranza parlando di irresponsabilità. "Il governo si fermi, al motto di 'me ne frego dell’Europa' stanno portando il Paese in recessione", ha dichiarato in questi giorni Matteo Renzi, ex premier ed ex segretario del PD. Segnatevi questo “me ne frego dell’Europa”, perché quando era al governo, per la precisione il 16 ottobre del 2015, proprio l’allora presidente del Consiglio Renzi, di fronte alla possibilità di bocciatura della “sua” manovra, tuonava ai microfoni di Radio24: "Bruxelles è una istituzione a cui diamo 20 miliardi di euro ogni anno e ne prendiamo indietro 11. Ogni anno, quindi, diamo 9 miliardi all'Ue. Non ci può dire quali tasse tagliare. Se Bruxelles ti boccia la legge di Stabilità tu gliela restituisci tale e quale e fa uno pari".

L’atteggiamento di Renzi, dunque, era esattamente lo stesso dell’attuale governo e non è un caso se all’ultima Leopolda, intervistati da Fanpage alcuni sostenitori del Partito Democratico hanno dichiarato che "il populismo di Salvini sia sostanzialmente simile a quello del Renzi premier".

L’ultima manovra bocciata dall’UE del PD

L’ultima legge di bilancio bocciata dall’UE risale proprio ad un governo a maggioranza PD: nel novembre del 2013, infatti, la Commissione Europea rispedì al mittente la manovra del governo Letta non concedendo nemmeno “accesso alla clausola per gli investimenti perché il debito non si è evoluto in modo favorevole”, il cosiddetto “bonus UE”. A quel punto, il governo Letta si piegò ai dettami dell’UE e varò una manovra meno aggressiva che piacque tanto ai burocrati che ma non ebbe sostanzialmente i risultati sperati. Una manovra di “contenimento”, in sostanza.

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