Fiscal Cliff: il Senato U.S.A. trova l'accordo. Ecco come.

Fiscal Cliff: Joe Biden esulta

Il Senato americano ha trovato un accordo (due ore dopo la scadenza) per evitare il fiscal cliff (ecco cos'è e da cosa è stato determinato), grazie a un'intensa trattativa fra il vicepresidente Joseph R. Biden Jr (nell'immagine, esultante) e il leader del Senato repubblicano Mitch McConnel che ha portato a una votazione con maggioranza schiacciante: 89 voti a favore, 9 contrari (3 voti contro sul fronte democratico, 6 sul fronte Repubblicano).

Ora la palla passa alla Camera, che deve ratificare l'accordo entro 24 ore. Ecco il commento di McCollen, rilasciato alla stampa intorno all'1.30 ora locale:

«Questo non può essre il modello per procedere in futuro, ma penso che possiamo dire di aver fatto qualcosa di buono per il paese»

Biden è già proiettato verso la Camera:

«Non possiamo prevedere come voterà, la Camera. Ma sono ottimista»

Il no repubblicano è venuto da Marco Rubio (dalla Florida e da tenere d'occhio: potrebbe essere uno dei candidati alle elezioni presidenziali americane del 2016), Rand Paul (governatore del Kentucky), Mike Lee (governatore dello Utah), Charles E. Grassley (Senatore eletto in Iowa), Richard C. Shelby (dall'Alabama). Fra i democratici, invece, Thomas R. Carper (Delaware) e Michael Bennet (Colorado), due moderati, e il liberale Tom Harkin (per il quale la Casa Bianca ha ceduto troppo ai Repubblicani nel compromesso).

Ma cosa dice l'accordo per evitare il Fiscal Cliff? La tassazione sale dal 35% al 39,6% per chi ha entrate personali che superano i 400.000 dollari e per le coppie che superano i 450.000 dollari. Le detrazioni fiscali cominciano a scendere a partire dai 250.000 dollari di entrate.

Secondo il New York Times, si tratta di una vittoria per il Presidente Obama, che aveva impostato una parte della campagna elettorale sulla maggiore tassazione sui ricchi. Ma naturalmente si tratta di un compromesso.

Certo, i Democratici hanno ottenuto anche l'estensione per un anno dell'assicurazione contro la disoccupazione (30 miliardi di dollari) senza vincoli e senza tagli alla spesa pubblica per compensazione.

Ma non sarà rinnovato, invece, il taglio di due punti percentuali dell'imposta sui salari che il presidente aveva fissato alla fine del 2010 e che è scaduto alla mezzanotte del 31 dicembre. E dovrebbero essere stoppati anche i tagli previsti di 110 miliardi di dollari ai programmi militari per due mesi: un compromesso per i Repubblicani. Anche se i colloqui per una riduzione ancora più ampia continuano.

Obama ha commentato così l'esito della trattativa:

«Né i Democratici né i Repubblicani hanno raggiunto esattamente ciò che volevano. Ma questo accordo è la cosa giusta da fare per il Paese e la Camera dovrebbe votarlo senza altri ritardi»

Il che significa che lo scontro fra Repubblicani e Democratici continuerà nei prossimi mesi.

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