Tap, Conte: "Costi insostenibili per lo Stato. Date la colpa a me"

"Chi sostiene che lo Stato italiano non sopporterebbe alcun costo o costi modesti non dimostra di possedere le più elementari cognizioni giuridiche"

Il Premier Giuseppe Conte ha deciso di scrivere una lettera aperta ai cittadini di Melendugno, inviperiti per la decisione del Governo di andare avanti con il progetto Tap. Conte ha spiegato di avere, dal suo punto di vista, rispettato le promesse che aveva fatto al Sindaco Marco Potì e al comitato che aveva ricevuto a Palazzo Chigi. Il Governo si era impegnato ad esaminare i procedimenti autorizzativi e le delibere adottate, con l'intenzione di bloccare l'opera qualora fossero emersi profili di illegittimità.

Conte ha spiegato che questa era "l’unica strada percorribile per impedire la realizzazione del progetto" perché, diversamente, "lo Stato italiano si sarebbe ritrovato nella impossibilità di porre in discussione la realizzazione di una infrastruttura che lo avrebbe esposto a pretese risarcitorie insostenibili per il pubblico erario".

In questa vicenda tutto gira intorno all'esistenza o meno delle penali.

Conte ha spiegato che non si tratta di penali ma, appunto, di eventuali risarcimenti "stimati in via prudenziale tra i 20 e i 35 miliardi di euro". Non essendo emerse "illegittimità o irregolarità", Conte non ha voluto esporre lo Stato al pericolo di dover risarcire tutti gli attori coinvolti in quest'opera.

Per questo motivo ha deciso di farsi carico anche della "colpa", provando a sollevare dalle responsabilità i parlamentari pugliesi del M5S nei confronti dei quali ci sarebbero state, dal suo punto di vista, "reazioni a dir poco ingenerose".

Conte ha fatto una scelta legittima, decidendo di non esporre l'Italia alla concreta prospettiva di dover risarcire enormi somme di denaro. Sotto questo punto di vista ha rispettato in pieno il suo mandato ed anche il proposito di voler essere "l'avvocato degli italiani". Resta, però, il punto politico. Non c'è alcun elemento realmente nuovo; nessuna scoperta sconvolgente è stata fatta dai rappresentanti del M5S una volta saliti al Governo. E allora la domanda è: perché il Movimento 5 Stelle ha promesso qualcosa che non poteva promettere?

A questa domanda Conte può non rispondere; non ha fatto lui la campagna elettorale ed è, nei fatti, "un tecnico" del M5S salito sul carro solo dopo le elezioni. Di Maio e gli altri parlamentari, però, non si possono nascondere: hanno fatto una promessa sulla base di un loro mancato e misurato approfondimento dell'argomento.

Questa la lettera scritta da Conte ai cittadini di Melendugno:

LETTERA APERTA AI CITTADINI DEL COMUNE DI MELENDUGNO

Cari Cittadini,

venerdì scorso Vi ho comunicato una notizia che in alcuni di Voi ha provocato delusione e forse anche rabbia.

A seguito delle ultime verifiche effettuate dal Ministro dell’ambiente Costa, abbiamo dovuto prendere atto che non sono emersi profili di illegittimità tali da giustificare l’interruzione della realizzazione del progetto Tap.

All’inizio dell’estate ho incontrato il Sindaco di Melendugno, insieme a una delegazione della comunità locale, e ho incontrato anche una folta delegazione di Parlamentari pugliesi, che da subito mi avevano rappresentato l’impegno assunto con gli elettori, nel corso della campagna elettorale, ad attivarsi per impedire la realizzazione del progetto.

È stata la prima volta che una delegazione delle comunità locali è stata ricevuta a Palazzo Chigi e ha potuto esporre le ragioni dell’opposizione all’opera. In tale occasione sono stato molto franco e trasparente: ho rappresentato che si tratta di un’opera infrastrutturale deliberata dai governi precedenti, che ormai risultava in fase avanzata di realizzazione. Mi sono impegnato a far riesaminare tutti i procedimenti autorizzativi e le varie deliberazioni sin qui adottate, in modo da far risaltare eventuali profili di illegittimità.

Avendo studiato subito nei dettagli il progetto, infatti, ho compreso da subito che questa era l’unica strada percorribile per impedire la realizzazione del progetto. Diversamente, lo Stato italiano si sarebbe ritrovato nella impossibilità di porre in discussione la realizzazione di una infrastruttura che lo avrebbe esposto a pretese risarcitorie insostenibili per il pubblico erario.

Il complesso delle verifiche effettuate non ci offre alcuna possibilità di impedire la realizzazione del progetto Tap: allo stato, non sono emerse illegittimità o irregolarità dell’iter procedurale.

Gli accertamenti compiuti e gli impegni già assunti ci precludono persino una più compiuta valutazione dei costi/benefici che il progetto Tap trae con sé. Non ha senso, infatti, elencare e approfondire i benefici che l’opera apporterebbe quando i costi della sua interruzione risultano insostenibili.

Su quest’ultimo punto sarò chiaro: chi sostiene che lo Stato italiano non sopporterebbe alcun costo o costi modesti non dimostra di possedere le più elementari cognizioni giuridiche.

Occorre considerare che Tap è un gasdotto lungo 878 km che costituisce il tratto finale del Corridoio Sud del gas lungo circa 3.500 km.

Questa parte finale è stata progettata in base a un accordo che ha coinvolto tutti i Paesi attraversati dal gasdotto: Grecia, Albania e Italia.

Il Progetto Tap è frutto di un Accordo intergovernativo sottoscritto da tutti e tre questi Paesi il 13 febbraio 2013. Questo Accordo è stato ratificato dall’Italia con la legge n. 153 del 19 dicembre 2013.

L’Italia, in virtù di questo Accordo, ha assunto la veste di “soggetto investitore”, ai sensi dell’allora Trattato sulla Carta dell’Energia (ECT).

Il Progetto Tap gode, inoltre, della qualifica di “Progetto di interesse comune” e per questo ricade nell’ambito delle previsioni di cui all’allegato VII del Regolamento europeo n. 1391/2013, che riconosce una corsia preferenziale a questi progetti imponendo agli Stati Membri di adoperarsi per consentirne una più celere realizzazione.

Si aggiunga che il decreto legge n. 133 del 12 dicembre 2014 ha riconosciuto al Progetto Tap la natura di “progetto strategico” e quindi opera da realizzare con urgenza ai sensi del d.P.R. n. 327 dell’8 giugno 2001.

L’autorizzazione “unica” per la realizzazione del Tap è stata concessa dal Ministro dello Sviluppo Economico il 20 maggio 2015.

Se il Governo italiano decidesse adesso, in via arbitraria e unilaterale, di venire meno agli impegni sin qui assunti anche in base a provvedimenti legislativi e regolamentari, rimarrebbe senz’altro esposto alle pretese risarcitorie dei vari soggetti coinvolti nella realizzazione dell’opera e che hanno fatto affidamento su di essa.

Possiamo prefigurare che lo Stato italiano rimarrebbe sicuramente esposto alle seguenti pretese risarcitorie:

a) del consorzio Tap e dei suoi azionisti (Socar, BP, Snam, Fluxys, Enagas, Axpo) per i costi di costruzione e di mancata attuazione dei relativi contratti e per il mancato guadagno da commisurare all’intera durata della concessione (25 anni);

b) delle società importatrici del gas (tra cui: Edison, Shell, Eon e altri ancora) che hanno già comprato il gas a prezzi scontati e che mirerebbero a trasferire allo Stato italiano i maggiori costi di approvvigionamento per i prossimi 25 anni;

c) degli shipper di gas che si ritroverebbero a perdere margini per vendite in Turchia anziché in Italia.

Le variabili per poter quantificare l’esatto ammontare dei danni sono molteplici e alcuni dati essenziali sono nella esclusiva sfera di controllo delle società coinvolte nel progetto.

È certo però che, interrompendo il progetto Tap, lo Stato italiano verrebbe coinvolto in un contenzioso lungo e perdente, i cui costi potrebbero aggirarsi, in base a una stima prudenziale, in uno spettro compreso tra i 20 e i 35 miliardi di euro.

È per questo che nel messaggio di venerdì ho anticipato che si tratta di una esposizione che risulterebbe disastrosa, non sostenibile per le casse dello Stato, e ho ragionato di numeri che si avvicinano o addirittura superano quelli di una intera manovra economica.

Abbiamo fatto tutto il possibile per venire incontro alle Vostre istanze e alle pressanti richieste dei Parlamentari e dei consiglieri regionali pugliesi che hanno condiviso l’impegno di fermare i lavori del progetto Tap.

Ho detto l’altro giorno che adesso è arrivato il momento di “metterci la faccia” e lo sto facendo io personalmente, a nome del Governo. Mi dispiace, peraltro, che i Parlamentari pugliesi siano stati criticati e contestati. Sono reazioni che mi sembrano a dir poco ingenerose. Sono stato personalmente testimone dell’appassionato e infaticabile impegno che hanno profuso, in tutti questi mesi, al fine di mantenere la parola assunta con i propri elettori.

Se “colpa” deve essere, attribuitela a me. Quando ho assunto questo incarico ero consapevole che la responsabilità di guidare la politica generale del Governo avrebbe comportato anche l’adozione di scelte difficili.
Comprendo che per tutti coloro che osteggiano la realizzazione del progetto il fatto che questa scelta sia da imputare a decisioni assunte dai Governi precedenti e che risulti “obbligata” non siano elementi di conforto.
Ma la “politica” comporta anche assumersi in proprio le responsabilità di governo.

Ho concluso il messaggio di venerdì promettendo “un’attenzione speciale” e “tutto il sostegno” del Governo per la comunità locale.

Ci tengo a mantenere la parola,

Giuseppe Conte

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