Il M5S si sta spaccando. Nugnes e Mantero: "voteremo contro il decreto sicurezza"

La fronda dei dissidenti 5 Stelle si sta allargando

Inizia seriamente a scricchiolare il Movimento 5 Stelle. Questa sera alle 21:30 Luigi Di Maio incontrerà i parlamentari del M5S per cercare di ricompattare la sua truppa. Questa volta, però, non sarà semplice. Non è un mistero che una parte dei parlamentari abbia accettato controvoglia l'alleanza con la Lega e questa fronda si è ulteriormente allargata con il passare dei mesi, quando alcuni hanno ravvisato una decisa spinta verso destra da parte dell'esecutivo. Questo nonostante i numeri nelle due Camere, dove il M5S può contare su gruppi decisamente più numerosi rispetto alla Lega.

Ieri Di Maio non aveva fatto mistero di queste frizioni interne, invitando tutti a restare uniti: "Dobbiamo essere compatti. Molto compatti. Oggi nel nostro esercito alcuni stanno dando segni di cedimento e visto che tra di noi siamo in famiglia è bene che queste cose ce le diciamo. Questi cedimenti non ce li possiamo permettere".

Questo richiamo all'ordine non sembra però aver smosso le coscienze di quanti hanno presentato emendamenti al Decreto Sicurezza. Tra i dissidenti c'è, per esempio, Paola Nugnes che ha ribadito di non riconoscersi in questo provvedimento: "Voglio votare contro questo provvedimento, partito male, ma nel caso di un'eventuale fiducia mi riservo di valutare il da farsi. Io sono portatrice della visione originaria, iniziale, del movimento e non condivido questa sua trasformazione alla quale sto assistendo". La Nugnes ha annunciato che non parteciperà neanche all'incontro di stasera: "Siamo fuori tempo massimo per parlare del decreto sicurezza e per cercare un modo di partecipare e collaborare".

Per la Nugnes la sua libertà viene prima dello statuto che il M5S si è dato. Uno statuto che prevede l'espulsione dal gruppo per chi dovesse dissentire: "Non votai lo statuto M5s, prendo atto che viene usato contro il regolamento del Senato e contro la Costituzione. Io mi sento parte del gruppo M5s, ma se non vuole rispettare la Costituzione e il regolamento stesso di Palazzo Madama, dovrò prendere atto di una trasformazione del Movimento. Ma non dipende da me. Non mi sento sotto ricatto. La fiducia è una cosa complessa, il giudizio su un provvedimento altra cosa. Credevo che voler assimilarle fosse abitudine dei partiti che contestavamo".

Non ci saranno neanche Elena Fattori e Matteo Mantero, altri due non disposti a ritirare gli emendamenti. La prima ha fatto sapere che non ci sarà "per motivi personali" e il secondo per "motivi di tempo". La sostanza, però, non cambia: sono contrari e non saranno presenti all'assemblea che dovrebbe servire a trovare una quadra. La Fattori ha già detto la sua sul decreto: "Ci sarà molto da correggere sull'accoglienza. Ho visto che stanno lavorando per migliorarlo ma la struttura rimane per il momento inaccettabile", confermando di essere "in aperto dissenso con questo decreto che non ha nulla a che fare con il programma del Movimento Cinque Stelle".

Tra i dissidenti non si può non nominare Gregorio De Falco - anche lui senatore - una delle 'facce pulite' scelte direttamente dai vertici del Movimento. De Falco ha sempre sostenuto di non poter ritirare i suoi emendamenti, considerandoli "irrinunciabili". Oggi ha ribadito il suo punto di vista: "Sento parlare di tradimento, affermazioni violente. Ma un parlamentare non può essere accusato di tradimento se segue i dettami del Movimento a cui appartiene. Ma non credo si arriverà a possibili espulsioni. Abbiamo registrato qualche miglioria al testo anche importante, però il punto di approdo è ancora lontano: il risultato non è ancora soddisfacente, non bastano".

Vanno, adesso, ricordati i numeri. Al Senato la maggioranza conta 167 senatori (109 del M5S e 58 della Lega). Il dissenso dei 4 succitati non dovrebbe, quindi, comportare un problema per il Governo. Sempre ammesso che non ci sia qualche altro dissidente restato fino ad ora nell'ombra.

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