Reddito di cittadinanza, nuove tensioni Lega-M5S. Di Maio: "Il contratto va rispettato"

"Siamo stati sempre chiari, il reddito sarà operativo nei primi tre mesi del 2019. Se vedo un problema non è nelle risorse o nelle norme"

Luigi Di Maio

Tornano le tensioni tra il Movimento 5 Stelle e la Lega e l'oggetto della discordia è sempre lo stesso: il reddito di cittadinanza. Ad accendere la nuova miccia è stato Giancarlo Giorgetti, sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio, che in una dichiarazione inserita nell'ultimo libro di Bruno Vespa ha nuovamente attaccato il reddito di cittadinanza, parlando di "complicazioni attuative non indifferenti":

Il reddito di cittadinanza ha complicazioni attuative non indifferenti. Se riuscirà a produrre posti di lavoro, bene. Altrimenti resterà un provvedimento fine a se stesso.

La Lega era prontamente corsa ai ripari, precisando che quella dichiarazione - diffusa dallo staff di comunicazione del giornalista di Porta A Porta - era stata in parte decontestualizzata. Questo non è bastato a far rizzare i capelli a Luigi Di Maio, che ha puntato tutta la propria credibilità - e quella di M5S - proprio sul reddito di cittadinanza. E oggi, in una lunga intervista concessa al Corriere Della Sera, ha fatto le dovute precisazioni:

Siamo stati sempre chiari, il reddito sarà operativo nei primi tre mesi del 2019. Se vedo un problema non è nelle risorse o nelle norme ma quando qualcuno non crede in quello che stiamo facendo. Se qualche membro del governo non crede in quello che stiamo facendo allora è un rischio per i cittadini prima di tutto.

Anche il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in serata, era intervenuto da Tunisi sulle parole di Giorgetti, precisando che la copertura c'è e che il reddito di cittadinanza non è in discussione:

La riforma del reddito di cittadinanza partirà l'anno prossimo. Siamo ben consapevoli tutti che va fatta con molta attenzione: è la ragione per cui non è stata inserita adesso, teniamo farla bene e con tutti i dettagli. Non entro nel merito delle cifre a copertura del reddito di cittadinanza, c'è la libertà di stampa: quello che conta è quello che scrive il governo. Le cifre le facciamo noi, avendo contezza dei dati Istat decidendo noi la platea: le altre non contano. Ci sono le risorse per finanziare il reddito che vogliamo sia per finanziare le riforma della legge Fornero.

Pace nuovamente fatta?

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