Di Maio richiama all'ordine i dissidenti. Il Dl Sicurezza spaccherà il M5S?

Luigi di Maio ai dissidenti: "rispettate l'opinione della maggioranza"

Pace fatta nel Movimento 5 Stelle? Sembrerebbe proprio di no. Luigi di Maio nei giorni scorsi aveva escluso la possibilità di espulsioni, ma adesso che si avvicina l'arrivo nell'aula del Senato del Dl Sicurezza è tornato a ricordare che esiste una disciplina di partito da rispettare. Il Movimento 5 Stelle ha da sempre dimostrato una certa insofferenza nei confronti di chi ragiona con la propria testa e non si appiattisce al volere della maggioranza del partito.

Secondo il leader del Movimento 5 Stelle non attenersi alle indicazioni di voto sul Dl Sicurezza equivarrebbe a non rispettare il contratto di Governo approvato attraverso la piattaforma Rousseau: "Il contratto di governo è stato approvato dal 94 per cento degli iscritti. Il 6 per cento contrario si riflette ovviamente anche nel nostro gruppo parlamentare. Però attenzione. Non si può accettare che vengano presentati ottanta emendamenti nella speranza che alla fine ne vengano approvati un paio. Questo può farlo chi sta all'opposizione, non la maggioranza. Se accettassimo questo modo di procedere, faremmo passare per sciocchi tutti quelli che non si comportano in questo modo. Sto cercando perciò di tutelare gli altri parlamentari. Al tempo stesso non mi meraviglio, perché nel Movimento certe cose possono accadere e sono accadute in passato. L'importante è rispettare il programma e il contratto di governo di fronte agli italiani".

Di Maio, che ha scelto Vespa per dire la sua, ha poi aggiunto: "Non ci siamo mai divisi in correnti e non ho mai visto differenze di vedute importanti. L'importante è che al momento del voto si rispetti l'opinione della maggioranza. Abbiamo fatto un contratto proprio per non aprire un dibattito su ogni singolo tema. Se cominciassimo a litigare adesso, gli italiani non ce lo perdonerebbero. Pericoli di scissione? No, assolutamente. Tutti quelli che si sono messi fuori sono scomparsi".

Puntuali sono arrivate le repliche dei cosiddetti ribelli. Paola Nugnes, senatrice napoletana come Di Maio, non ha per nulla apprezzato le parole del suo conterraneo: "Vespa è esattamente il presentatore televisivo da cui noi avevamo promesso di non andare. E non trovo carino dire che chi si è fatto fuori dal Movimento è scomparso. Sarà scomparso all'orizzonte visivo di Di Maio ma non è detto che non operi o lavori per portare avanti ideali sociali e politici importanti. Un po' di rispetto gioverebbe a tutti. Non abbiamo mai presentato 80 emendamenti. Io ne avevo presentati 28 che poi ho ridotto a 8 e così credo che altri colleghi ne abbiano presentati qualche decina. Nella dialettica parlamentare c'è tutto un iter che viene rispettato, soprattutto quando si fa parte di una maggioranza. Ma con questo provvedimento si sono inaspriti i toni e si è fatto muro contro muro".

E poi ha aggiunto: "Il programma è l'unico candidato e rispettiamo il programma. In un contratto di governo va fatta sintesi dei programmi delle due parti e non spartizioni in comparti stagni". Infine ha fatto notare che non è vero che il contratto "sia stato votato dal 94 per cento degli iscritti ma dal 94 per cento del 33 per cento che ha votato: il che equivale al 27 per cento... Questo lo vorrei dire una volta per tutte".

Alla Senatrice Elena Fattori non è piaciuto neanche il riferimento agli espulsi: "Siamo tutti al secondo mandato e destinati presto alla sparizione dalle scene. Per me quando questo avverrà sarà un piacere continuare a fare politica e attivismo 5 Stelle da cittadina, come avevo cominciato. Spero questo piacere sia condiviso da tutti". Ha anche denunciato una mancanza di democrazia: "La maggioranza del gruppo parlamentare non si è mai confrontata sul provvedimento né su modifiche. Ogni richiesta di dibattito è stata stroncata sul nascere dicendo che l'impianto del dl sicurezza non era modificabile prima ancora che arrivasse in commissione. Sarebbe stato bello potere rispettare l'opinione della maggioranza ma in questo caso non c'è stata. Speriamo in un maggior rispetto del gruppo parlamentare e delle regole nei prossimi provvedimenti".

Ancor più duro Gregorio De Falco: "Ci buttano fuori? Quando Di Maio dice 'o con me o fuori' afferma un'idea padronale di un Movimento in cui oggi sembra venire meno la dialettica e la capacità di ascolto e risposta". L'ex capitano della Marina Militare ha poi ricordato a Di Maio uno dei cardini del Movimento: "Si dovrebbe tenere presente che nel Movimento non c'è spazio per professionismi della politica. Qualcuno si dovrebbe ricordare che il secondo mandato è il raggiungimento del limite. Dobbiamo ricordarci che abbiamo tutti accettato di avere una data di scadenza".

De Falco è pronto a sottoscrivere alcuni emendamenti delle opposizioni: "Se, come mi auguro, non verrà posta la fiducia al decreto sicurezza chiederò di sottoscrivere alcuni emendamenti presentati da altre forze politiche di cui condivido il contenuto: da Leu al Pd fino a Fi. E se questi emendamenti verranno bocciati chiederò di fare una dichiarazione di voto in dissenso al gruppo". Per il momento De Falco non ha voluto prendere in esame altri possibili scenari: "Se metteranno la fiducia vedremo. Io confido molto nelle parole di Di Maio che ha detto che alcune correzioni al decreto potranno essere decise in Aula".

L'altro dissidente, Matteo Mantero, per ora non ha commentato.

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