Renzi: "Mio padre non è più indagato, quello di Di Battista rimane un fascista"

Nella e-news di oggi l'ex Premier manda una frecciatina ad Alessandro Di Battista.

Matteo Renzi contro Alessandro Di Battista

Nella e-news di oggi, 5 novembre, Matteo Renzi si è voluto togliere un sassolino dalla scarpa e, proprio al termine della newsletter in cui ha portato l'attenzione sul progetto Casa Italia e ha attaccato il Governo Conte su più fronti, ha parlato di una questione un po' più personale, per la quale però tira in ballo uno dei pentastellati, Alessandro Di Battista.

Nel post scriptum della sua e-news, infatti, Renzi scrive:

"Dopo la richiesta di archiviazione mio padre ha comprato una pagina a pagamento sul Resto del Carlino – La Nazione per annunciare che lascia tutto. Sono molto colpito da questo gesto di mio padre, considerando tutto ciò che gli è stato rovesciato addosso specie dalle altre forze politiche. Ricordo le tonnellate di fango dei Cinque Stelle, a cominciare da quando il padre di Di Battista si dichiarò 'fascista' e suo figlio disse: 'Sono orgoglioso di mio padre, non è come il padre di Renzi, non è indagato'. Le cose cambiano: mio padre non è più indagato, il padre di Di Battista invece rimane un fascista"

Il riferimento è ovviamente alle vicende giudiziarie in cui suo padre è stato coinvolto, ma per le quali ora ha ottenuto l'archiviazione. Tiziano Renzi, padre di Matteo, oggi ha pubblicato una pagina a pagamento su La Nazione in cui ha scritto:

"Mi chiamo Tiziano Renzi, ho 67 anni e una meravigliosa famiglia con dieci splendidi nipotini.
Oggi dico basta. E annuncio che vado in pensione, lascio ogni incarico, metto in vendita la mia società. Mi arrendo. Lo dico oggi proprio quando la procura di Roma chiede l’archiviazione sulla vicenda CONSIP dopo che per quasi due anni sono stato oggetto di polemiche quotidiane su tutti i media nazionali. Può sembrare strano che decida di arrendermi proprio oggi, proprio dopo una notizia che ho atteso per tanti mesi"

Tiziano Renzi racconta di quando ha lasciato il posto fisso per mettersi in proprio e di come non abbia avuto mai problemi con lo Stato fino a quattro anni fa, ma dal 2014, dice, "ho conosciuto il dolore di chi viene accusato, sa di essere innocente, eppure è su tutte le prime pagine. Mi sono sentito stritolato dagli sguardi, dai commenti, dall’odio. È un’esperienza che non riesco a spiegare ma che non auguro a nessuno di vivere". Poi spiega che "i tempi del business sono diversi dai tempi della giustizia" e lui non può più continuare a lavorare perché la sua azienda, accusata ingiustamente, ha perso molti clienti importanti, clienti che non hanno aspettato l'archiviazione del suo caso. E così Tiziano Renzi ha deciso di lasciare ogni incarico, ma, scrive:

"Me ne vado a testa alta. Hanno condannato chi mi ha diffamato, non me. Ma devo andarmene per rispetto a chi lavora con me. Sono stati 40 anni di lavoro difficile ma bellissimo. Dico grazie a tutti quelli che hanno fatto un tratto di strada con noi. E in bocca al lupo a chi verrà dopo di noi"

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