Pernigotti, la proprietà conferma di voler chiudere. Di Maio: "Il tavolo va avanti"

Di Maio: "Se la proprietà turca non vuole investire nello stabilimento di Novi Ligure allora deve dare totale disponibilità all'utilizzo del marchio"

Il gruppo turco Toksoz ha ribadito la volontà di chiudere lo stabilimento Pernigotti di Novi Ligure e questa volta l'ha fatto al tavolo tecnico del Ministero dello Sviluppo Economico. A rischio ci sono oltre 250 lavoratori (100 dipendenti, 150 stagionali e 20 del settore commerciale). A rappresentare il gruppo a Roma si sono presentati dei consulenti incaricati da Toksoz. Luigi di Maio ha parlato al termine dell'incontro: "Il tavolo va avanti ma solo se viene la proprietà turca ed è per questo che è il presidente del consiglio, Giuseppe Conte convocherà la Pernigotti e la proprietà turca, la Toksoz".

Il Ministro ha spiegato che l'intenzione del Governo è quella di difendere il marchio e i lavoratori, facendosi carico di trovare una proprietà alternativa: "Se la proprietà turca non vuole investire nello stabilimento di Novi Ligure allora deve dare totale disponibilità all'utilizzo del marchio e noi ci impegneremo a trovare nuovi soggetti interessati. Non è accettabile che si prenda il marchio e si lascino i lavoratori a casa: questa gente ha creato la Pernigotti".

Durante l'incontro al MiSE si è tenuto un presidio dei lavoratori. Stefano Mantegazza, segretario generale della Uila, ha ribadito le necessità dei lavoratori: "La nostra richiesta è la Cig per due anni e trovare una soluzione adeguata in modo da mantenere marchio e produzione. Se sì smette di produrre il marchio a Novi Ligure è una truffa. Il governo intervenga per la tutela dei marchi storici. Pernigotti esiste dal 1860; una storia che non può sparire da Novi Ligure".

Anche la Regione Piemonte ha dato la disponibilità ad acquistare il marchio Pernigotti dalla Toksoz, nel tentativo di salvare un'eccellenza regionale. Per far questo bisognerebbe però conoscere i reali piani di Toksoz, che potrebbe essere intenzionata a tenersi stretto il marchio, per riprendere la produzione lontano dall'Italia in un secondo momento.

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