Dl fiscale, si cambia ancora: niente condono né carcere per gli evasori

Tutte le modifiche apportate dopo il vertice di Palazzo Chigi

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Il decreto fiscale è stato modificato ieri nel corso del vertice tenutosi a Palazzo Chigi e terminato in serata. Alla riunione hanno preso parte il premier Giuseppe Conte, i vicepresidenti del Consiglio Luigi Di Maio e Matteo Salvini, oltre ai ministri Giovanni Tria, Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede. Ebbene, uno dei motivi di tensione tra i partiti di maggioranza - Lega e Movimento 5 Stelle - ossia la possibilità di dichiarazione integrativa (possibilità di dichiarare fino al 30% in più di quanto già comunicato al fisco con un tetto massimo complessivo di 100.000 euro di imponibile per ciascun anno d’imposta su base di 5 anni), è stata eliminata dal testo definitivo, eliminando sostanzialmente il “condono fiscale” tanto caro alla fetta “verde” della maggioranza.

Ma non è l’unica modifica apportata al dl fisco, che sembra aver raggiunto finalmente un testo definitivo con un "pieno accordo tra le parti". Luigi Di Maio si è detto molto soddisfatto al termine del vertice di Palazzo Chigi, ma per eliminare il condono, ha dovuto anche lui rinunciare a qualcosa, ovvero al carcere per gli evasori, che è stato rinviato ad un disegno di legge ad hoc. Confermate, invece, le altre sanatorie già previste, dalle liti fiscali alla rottamazione-ter, così come la norma su saldo e stralcio delle minicartelle. La Lega, inoltre, ha voluto e ottenuto una tassa dell’1,5% sui money transfer, così come il rinnovo del bonus bebè, particolarmente caro al ministro Lorenzo Fontana.

Detassate sigarette elettroniche ed "ombra"

Inserita nel decreto anche la detassazione delle sigarette elettroniche (Lega) e quella dei “metri quadrati di ombra degli ombrelloni presenti negli stabilimenti balneari” (M5S). Nessuna novità, invece, in merito alle Bcc: l’emendamento della Lega è stato sostanzialmente congelato, ma sarà riformulato, dopo gli allarmi lanciati dai principali gruppi nazionali, tra cui Federcasse. Le norme sull’adesione ai gruppi unici dovrebbe rimanere quella già prevista dalla riforma del Partito Democratico, mentre la possibilità di ricorrere al sistema di tutela istituzionale sarà garantita solo alla federazione dell’Alto Adige.

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