L'allarme dell'Osservatorio sui conti pubblici: "Con meno crescita, più tasse. Tria chiarisca sulla pressione fiscale"

C'è un "cuscinetto" nella manovra che permetterebbe al governo di alzare le tasse se il Pil non cresce.

Giovanni Tria aumenterà le tasse?

Il governo Conte ha fatto una manovra espansiva con la quale è pronto a sfidare l'Europa, indicando un livello di crescita del Pil che, stando alle stime di tutte le altre istituzioni finanziarie, sembra difficile, se non impossibile raggiungere. Tuttavia, il ministro dell'Economia Giovanni Tria, rispondendo alla Commissione Europea ha detto che il 2,4% di deficit è considerato un "limite invalicabile".

Che cosa succederà, allora, se la crescita non sarà quella che il governo si attende, considerato che non ha intenzione di superare il limite del 2,4% del deficit? Se lo è chiesto l'Osservatorio sui conti pubblici guidato da Carlo Cottarelli, che è giunto a una risposta tanto semplice, quanto preoccupante: aumenteranno le tasse.

I tecnici dell'Osservatorio, infatti, fanno notare che la manovra è costruita "sulla base del quadro macroeconomico tendenziale che non tiene conto della crescita programmata", di conseguenza, nella legge di bilancio ci sarebbe "un cuscinetto di salvaguardia, che previene un deterioramento dei saldi di bilancio anche nel caso in cui gli obiettivi di crescita non siano pienamente conseguiti”.

E questo "cuscinetto di salvaguardia" non sarebbe altro che l'aumento delle tasse. Infatti, continuano i tecnici, "il gettito fiscale sarebbe coerente con una crescita del Pil nominale al 2,74% - il valore tendenziale indicato nella Nadef - e sarebbe quindi inferiore a quello coerente con il Pil programmatico (+3,12 per cento, più elevato del tendenziale per via della manovra espansiva)".

In questo modo, anche se gli obiettivi di crescita non venissero raggiunti, quelli delle entrate e dunque del deficit sì. Ma a costo di un aumento della pressione fiscale sulle tasche degli italiani. Questo metodo è stato usato anche in passato, ma non c'era una sproporzione così evidente tra la crescita programmatica e quella tendenziale, quindi, nel caso dovesse succedere questa volta, si farebbe sentire.

L'Osservatorio sui conti pubblici fa notare che nella lettera di Tria non c'è un impegno a non aumentare la pressione fiscale, ma solo quello a non superare il tetto del 2,4% del deficit. In mancanza di livelli di crescita alti quanto quelli sperati dal governo Conte, dunque, la pressione fiscale diventerebbe più alta di quella indicata ta il 2018 e il 2019, ossia del 41,8% e salirebbe tra il 41,9 e il 42%.

Per questi motivi, l'Osservatorio invita il ministro dell'Economia Giovanni Tria a chiarire alla Commissione europea quale sarà il livello di pressione fiscale, visto che finora ha glissato l'argomento.

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