PD, Minniti scioglie le riserve: "Mi candido"

L'ex Ministro degli Interni ha annunciato la sua candidatura: "Sono Marco Minniti, non sono il candidato renziano"

Dopo una lunga riflessione - anche troppo lunga - Marco Minniti ha deciso di sciogliere le riserve e di presentare ufficialmente la sua candidatura alla segreteria del Partito Democratico. L'ex Ministro dell'Interno, quindi, sfiderà quanti hanno già annunciato la loro partecipazione alla competizione elettorale, ovvero: Francesco Boccia, Nicola Zingaretti, Matteo Richetti, Cesare Damiano e il giovane Dario Corallo.

Curiosamente Minniti ha scelto di annunciare la sua scesa in campo attraverso un'intervista a Repubblica, disertando il palco dell'assemblea nazionale del suo stesso partito. Annunciando la sua decisione Minniti ha subito fatto una precisazione: "Io non sono il candidato renziano. In campo c'è solo Marco Minniti". A supportare la sua candidatura ci sono "550 sindaci del Pd", che hanno deciso di "firmare un appello per indurlo a fare questo passo".

Proprio l'operato di Minniti ha rappresentato uno dei motivi di rottura con gran parte dell'elettorato del Partito Democratico, eppure l'aspirante segretario ha voluto nuovamente rivendicare i suoi 16 mesi al Ministero dell'Interno: "Mi sono occupato di due grandi questioni: la sicurezza nazionale e il Ministero dell'Interno. Abbiamo garantito sicurezza dinanzi al terrorismo internazionale e poi ci siamo cimentati con il governo dei flussi migratori coniugando umanità e sicurezza. Il giudizio negativo degli elettori? Forse ha riguardato anche il mio operato e ne sento il peso, ma il Pd non può nemmeno cancellare le politiche riformiste della scorsa legislatura".

Con queste parole Minniti conferma di voler rappresentare quel che resta dell'attuale Pd, figlio di primo letto di Matteo Renzi, il cui futuro politico personale è ancora apparentemente avvolto tra la nebbia. Rivendicare i risultati della scorsa legislatura, che hanno affossato il consenso del PD, è quantomeno singolare. Di sicuro la candidatura di Minniti non rappresenterà un segnale di discontinuità, ma sarà più che altro una boccata d'aria per quanti - pochi - si riconoscono ancora nell'attuale e morente partito.

Secondo Minniti la batosta incassata dal PD sarebbe solo frutto di una cattiva comunicazione: "Non abbiamo risposto a due grandi sentimenti: la rabbia e la paura. Non si può rispondere a chi ha perso il lavoro con la freddezza delle statistiche. Dicendogli che l'occupazione cresce. Così come non si può dire al cittadino che ha subito un furto in casa, che i reati diminuiscono". Per questo motivo, adesso, ci sarebbe bisogno "della sinistra riformista" per tornare a parlare con "i più deboli, che si sono sentiti abbandonati. Anzi, addirittura biasimati. Quello spazio è stato colmato dai nazionalpopulisti. Basta vedere quel che è accaduto nelle nostre periferie. Forse siamo stati aristocratici. Non possiamo più esserlo. Anche perché mai come in questa fase il Pd è l'unico argine democratico a questa maggioranza nazionalpopulista".

E su cosa bisognerebbe ricostruire questo argine? "Su otto parole: sicurezza e libertà, sicurezza e umanità, interesse nazionale e Europa, crescita e tutele sociali. I nazionalpopulisti contrappongono queste parole e impongono una scelta, noi dobbiamo conciliarle. Dobbiamo farlo sapendo che senza l'Ue - che va cambiata profondamente - non si affrontano le questioni poste dalla globalizzazione. Una grande Italia in una grande Europa. Il Pd non può farlo da solo. Serve una grande alleanza democratica. Va rimesso in campo un partito forte ma consapevole dei suoi limiti. Alleanza con chi? Un campo ampio. Con pezzi di società, con queste azioni di cittadinanza che abbiamo visto nascere a Roma e a Torino. E con il M5S? Questo discorso può essere fatto solo dopo che questa maggioranza nazionalpopulista verrà sconfitta nel Paese. I grillini stanno vivendo un eclisse. Questo Governo sembra il pentapartito: litigano e poi si mettono d'accordo sul potere. Un'intesa tra Pd e M5S in questo Parlamento sarebbe una manovra tra due sconfitti".

A differenza di Orfini ed altri, per Minniti il problema non è il contenitore: "Lo dico da esperto avendo partecipato a tutti i cambi di nome dal PCI in poi. Non serve. Semmai dobbiamo unirlo, ricostruirlo e cambiarlo profondamente. Ora sembriamo una confederazione di correnti. E una confederazioni di correnti non può vincere".

Per citare Dario Corallo, Marco Minniti si è candidato ufficialmente a diventare l'ultimo segretario del Partito Democratico.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO