Deficit e debito pubblico: cosa sono e perché si parla di procedura d'infrazione Ue

Il significato delle parole più usate nel dibattito politico delle ultime settimane

deficit e debito pubblico

Oggi sapremo se l’Ue aprirà la procedura d’infrazione per l’Italia a causa della manovra finanziaria. Il governo, nonostante le critiche della Commissione europea, ha mantenuto stime di crescita e saldi della Legge di bilancio 2019 invariati, restando sordo rispetto alle richieste di modifiche pervenute da Bruxelles. Cosa succederà in caso di bocciatura? L'Ue aprirà la procedura d'infrazione per deficit eccessivo, con tutte le conseguenze del caso per il nostro paese.

La procedura per deficit eccessivo, le reazioni dei mercati

Intanto i mercati giocando d'anticipo ieri sembravano aver già deciso che la Commissione aprirà la procedura per deficit eccessivo per violazione della regola del debito nei confronti dell’Italia. Lo spread Btp-Bund aveva superato i 330 punti base per ripiegare oggi in apertura sui 317. Aperture positive anche per le maggiori borse Ue oggi, dopo che lunedì e martedì l’asta Btp Italia è stata un flop.

Rapporto deficit/pil: cos’è e come funziona

Il governo Conte ha scelto di portare il rapporto deficit/Pil al 2,4% per il 2019 suscitando le ire dei commissari Ue. Ma cosa significano deficit e debito pubblico, qual è la differenza tra l’uno e l’altro e cosa significa rapporto deficit/pil? Cominciamo dall’ultima domanda. Il rapporto deficit/Pil indica la differenza annua tra entrate e spese dello Stato e il Pil, il Prodotto interno lordo, ovvero la ricchezza prodotta dal paese nell'arco di un anno.

L’ammontare del deficit pubblico è preso quindi in esame in rapporto al Pil, con una percentuale che pone in relazione la capacità di produrre ricchezza e di ripagare il debito che si è accumulato. Il Trattato di Maastricht stabilisce che il disavanzo massimo di uno Stato della zona euro non può andare oltre 3%, questo significa che lo Stato può spendere più di quanto ha effettivamente incassato, ma non oltre la soglia del 3% della ricchezza prodotta.

Differenza tra deficit e debito pubblico

Il deficit è la differenza tra i costi della macchina Stato e le entrate che derivano dalle imposte dirette e indirette versate da privati e imprese. Se in un esercizio finanziario le uscite sono superiori alle entrate si crea deficit e il bilancio dello Stato è negativo. La definizione di debito pubblico riguarda invece il debito che lo Stato ha nei confronti di privati, imprese, banche, fondi e soggetti stranieri, che hanno sottoscritto obbligazioni statali a copertura del fabbisogno finanziario del paese.

Il debito pubblico monstre dell’Italia è la somma di tutti i disavanzi accumulatisi nel corso degli anni nei bilanci pubblici. Secondo il Patto di stabilità, regola aurea della Commissione Ue, il rapporto tra il debito e il Pil non dovrebbe mai superare il 60% in modo che le entrate fiscali siano in grado di finanziare la spesa pubblica e coprire il debito che lo Stato ha nei confronti di risparmiatori e possessori istituzionali (come le banche) di titoli pubblici.

In Italia il debito pubblico ha superato il 130% del prodotto interno lordo (in valore assoluto più di 2.300 mld di euro). Un eccesso di spesa come quello previsto nella manovra 2019 è di solito una delle prime cause del deficit insieme a politiche fiscali deboli. Altra differenza da fare è tra deficit pubblico e deficit o disavanzo primario che considera la differenza tra uscite e entrate dello Stato ma al netto della spesa per gli interessi pagati sul debito pubblico.

Deficit/pil al 2,4%, qual è il problema

Proprio in relazione all’elevato debito pubblico l’Italia dovrebbe perseguire un obiettivo di lungo periodo che riporti il deficit verso il 60% del Pil. Così chiede l’Ue. Il problema per l'Italia sta proprio nell’alto debito pubblico, tenuto in considerazione dalla commissione per stabilire la sostenibilità dei conti di un dato paese.

Se l’asticella del rapporto deficit/Pil sale (con le stime di crescita del governo giudicate troppo ottimistiche) i mercati leggono il segnale come un rinvio dell’impegno di riduzione del debito (come prova l’impennata dello spread sopra i 300 punti base, termometro di un debito malato) anche se si rimane al di sotto della soglia del 3%.

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