Renzi al Foglio: "Sono dei cialtroni. È già scritto: prima o poi tornerò"

L'intervista di Matteo Renzi a "Il Foglio"

Matteo Renzi ha rilasciato una lunga intervista a "Il Foglio" di Claudio Cerasa. Secondo l'ex Premier con "questi cialtroni" è "scritto" che "prima o poi torneremo noi". Il Senatore del PD ha sparato cannonate a 360 gradi, tornando ancora una volta ad attaccare l'ex minoranza del suo partito alla quale continua ad addebitare tutte le responsabilità del calo di consenso.

L'ex Premier è un fiume in piena quando parla dell'attuale Governo: "Se ci pensiamo bene l’eccezionalità del percorso di Salvini e Di Maio è quella di essere riusciti a fare gravi danni al paese solo attraverso l’uso delle parole. Se avessero generato danni realizzando il loro programma, avremmo potuto contestarne l’efficacia delle loro riforme. Invece con loro non importa aspettare le leggi: come in quella vecchia pubblicità, con loro basta la parola. Dici Salvini e Di Maio e, zac, l’Italia subisce un danno sui mercati. Hanno messo in campo una strategia non troppo diversa da quella che permise anni fa al famoso stopper del Cagliari Comunardo Niccolai di passare alla storia: il metodo dell’autogol. La questione è semplice: le affermazioni e le promesse di Salvini e Di Maio hanno reso l’Italia un paese meno affidabile, meno credibile, più a rischio, meno attrattivo per gli investimenti stranieri. Hanno messo in pericolo le nostre banche e hanno procurato all’Italia un danno che, quantificato solo sugli interessi in più che il nostro paese pagherà nel 2019 sui titoli di stato, già oggi vale sei miliardi di euro. E la ragione per cui sta succedendo tutto questo mi sembra piuttosto evidente: Salvini e Di Maio hanno scelto di aggredire tutte le riforme che negli ultimi anni hanno permesso all’Italia di diventare un paese più affidabile, più credibile, e lo hanno fatto prendendo di mira alcune riforme chiave che dal 2014 in poi hanno permesso al nostro paese di diventare nuovamente attrattivo. Parlo naturalmente della riforma del lavoro e parlo naturalmente della riforma delle banche popolari. Se l’Italia negli ultimi anni non è andata a gambe all’aria è stata anche per queste riforme. E se l’Italia riandrà nuovamente a gambe all’aria, cosa che purtroppo oggi non possiamo escludere, sarà perché Salvini e Di Maio hanno scelto di distruggere ciò che ha ridato credibilità al nostro paese".

Secondo Renzi il Governo sarebbe molto debole: "La debolezza strutturale di questo governo è legata non ai dissidi che esistono tra i due vicepremier ma alla sintonia che esiste quando parlano di Europa, di vaccini, di pensioni, di lavoro e quando fanno di tutto per aggredire il partito del pil. Salvini, secondo una certa narrazione, avrebbe dovuto essere il portavoce dell’Italia produttiva, ma a me sembra che oggi la sua scommessa camaleontica sarà anche la ragione della sua futura condanna politica: la Lega ha scelto di giocare sullo stesso terreno del grillismo, ha scelto di puntare più sul partito dell’assistenzialismo che sul partito della produzione e l’elettorato sul quale Salvini riesce oggi a far presa è lo stesso di Di Maio. Pensiamoci bene: come si fa a produrre crescita o ricchezza o lavoro se i soldi si spendono per dare incentivi a stare sul divano di casa e per creare leggi come il reddito di cittadinanza che piuttosto che generare lavoro sono destinate ad alimentare il lavoro in nero?".

L'analisi di Renzi, però, non trova riscontri nei sondaggi, ma su questo punto l'ex Premier ha una visione personale della realtà: "Io penso che tutti i sondaggi vadano presi con le molle perché non c’è sondaggio che sia in grado di quantificare quante sono le persone che andranno a votare al prossimo giro. Io penso, osservando anche i risultati ottenuti dalla Lega in Trentino e in Alto Adige, che il consenso di Salvini sia alto ma non così alto come certificano i sondaggi. E penso che il vero tema delle prossime elezioni, non solo quelle europee, sarà riuscire a motivare quel trenta per cento di elettori che oggi non risponde alla domanda su chi andrebbe a votare. Non lo fa perché non si sente rappresentato da chi sta al governo ma non lo fa anche perché non si sente rappresentato da chi sta all’opposizione. E la partita del futuro, per chi vuole costruire un’alternativa a chi sta portando l’Italia verso un precipizio, nasce anche da qui".

Poi è tornato sulle sue dimissioni post 4 marzo, facendo trasparire ancora una volta di aver subito quella scelta, non volendosi assumere le responsabilità della sconfitta. Da come parla sembra chiaro che Renzi sia già pronto ad abbandonare il suo partito per fondarne uno nuovo: "Poco dopo la sconfitta del 4 marzo, tutti – in primis Paolo Gentiloni e Graziano Delrio – mi hanno chiesto di fare un passo di lato e di restare fuori dalle dinamiche del Pd al prossimo congresso. Come se ciò che era accaduto fosse dipeso solo da me. Del resto se la sinistra perde dal Brasile alla Baviera, se i socialisti francesi e olandesi stanno al 5 per cento, notoriamente, è anche lì per colpa del mio carattere. Mi colpisce la mancanza di serenità nel giudizio da parte di chi dopo aver avuto tutto grazie al nostro coraggio, ora pugnala alle spalle. Ma lo stile è come il coraggio di don Abbondio: chi non ce l’ha non può darselo. Da parte mia vivo con grande serenità questa richiesta: mi chiedono tutti di star fuori, starò fuori. Adesso non hanno alibi: facciano un bel congresso. Io intanto giro il mondo, leggo libri, studio. E faccio il senatore di Firenze"

L'ex Premier ed ex Segretario sembra sicuro del fatto suo: "Se mi guardo avanti è scritto che prima o poi torneremo. E’ scritto che chi ha creato più posti di lavoro, chi ha riportato su la crescita dell’Italia, chi ha abbassato le tasse e chi ha fatto tornare il nostro paese affidabile prima o poi tornerà. Non so quando e non so come, ma prima o poi succederà, la ruota girerà e la storia dimostrerà che occasione ha perso la vecchia ditta del Pd che invece di fare la guerra ai populisti ha fatto la guerra a chi ha provato a cambiare l’Italia. Del resto per loro era più importante riprendersi la ditta che salvare l’Italia. E pur di riprendersi la ditta hanno fatto la guerra al Matteo sbagliato. Ma questo è un tempo privilegiato: posso studiare, viaggiare, imparare. Prima o poi torneremo. Il problema però non è quando ma cosa troveremo quel giorno: che Italia avranno lasciato i populismi irresponsabili".

Secondo Renzi, Salvini sarebbe un bluff: "Forse non avete capito bene chi è Salvini. Salvini è un bluff. Pensavamo fosse come Batistuta ma sta dimostrando di essere come Oscar Dertycia: e questa la capiscono solo i tifosi della Fiorentina. Salvini è un leader spregiudicato nella comunicazione – sono curioso di capire quando verranno resi noti i costi della struttura di Luca Morisi, se davvero Salvini ha usato parte dei 49 milioni del finanziamento pubblico della Lega per mettere in piedi la macchina di odio che ha costruito sui social – ma è un doroteo quando si parla di meccanica politica e io penso che non abbia alcuna intenzione di andare alle elezioni anticipate. In fondo sa anche lui che una condizione migliore di oggi difficilmente la troverà, e sa benissimo che presentandosi agli elettori dovrebbe spiegare perché, dalle tasse alle pensioni, ha imbrogliato i suoi elettori, promettendo cose non soltanto sbagliate ma semplicemente irrealizzabili".

Stesso discorso per i 5 Stelle: "E’ un bluff Salvini così come è un grande bluff il Movimento 5 stelle di Luigi Di Maio, che tra Ischia, i condoni e l’alleanza con il partito che porta i soldi in Tanzania, ha perso tutta la sua presunta verginità. E guardi, se non fosse che di mezzo oggi c’è l’economia potremmo dire che un giorno potremo ringraziare Di Maio e Salvini per quello che stanno facendo".

Renzi non si ferma neanche davanti a Tria e Moavero, il primo scelto con la mediazione del Capo dello Stato e il secondo imposto proprio da Mattarella: "Con tutto il rispetto possibile io credo che Tria e Moavero oggi siano persino peggio di Salvini e Di Maio. Salvini e Di Maio corrispondono a due visioni politiche che combatto. Tria e Moavero invece sono stati individuati come i custodi della tenuta istituzionale del paese. La classe dirigente o presunta tale li ha scelti. Ma un ministro dell’Economia che ha perso credibilità non serve più a nulla. E un ministro degli Esteri che dopo averci regalato il Fiscal compact, ai tempi di Mario Monti, e dopo aver contribuito a farci perdere l’Ema a Milano, ai tempi di Paolo Gentiloni, oggi riduce un vertice internazionale, il cui esito è stato cancellato più velocemente di una conversazione su Snapchat, a una photo opportunity sulla Libia, beh, è un ministro che non mostra attenzione al servizio dello stato ma mostra solo servilismo al nuovo potere. Eppure, insisto, qualcosa di buono c’è in questo governo".

E cosa c'è di buono in questo Governo? Che stanno preparando il terreno per il suo grande ritorno: "Nel senso che la cialtronaggine non paga. Il tempo è galantuomo e sta mostrando i primi segnali: la doppia condanna di Marco Travaglio è solo l’inizio di un percorso che ci vedrà in tribunale prima e sui media poi all’attacco contro i profeti dell’odio. Grazie a questo governo, poi, sarà chiaro che per governare serve studiare. Che bisogna essere preparati. Che non si può promettere ciò che non è realizzabile. Sono sinceramente ottimista sul futuro. Sono convinto che chi gioca con la società della paura e della chiusura non ha futuro. Il futuro è di chi difende la società aperta, di chi ha fiducia nel progresso, di chi considera il nero da combattere non l’immigrato di colore ma il lavoro in nero, di chi crede che creare lavoro sia più importante che alimentare l’assistenzialismo. E sono convinto infine che le prossime Europee saranno uno spartiacque perché dimostreranno che il boom sovranista in Europa è una fake news, perché dimostreranno che il populismo nazionalista è un pericolo per l’interesse nazionale e perché dimostreranno che l’Europa ha gli anticorpi per respingere chi la vuole distruggere. L’Europa va cambiata, non va distrutta, va riformata anche con il sostegno di soggetti politici alternativi al populismo come per esempio i Verdi in Germania e Ciudadanos in Spagna. Scommetto che il bluff del sovranismo diventerà chiaro per la maggioranza degli italiani in un tempo inferiore a quello che si potrebbe credere. Bisogna essere pronti. Spietati contro i cialtroni. Ma senza perdere la fiducia nel futuro e con una parola chiave per costruire una sana alternativa allo sfascismo: l’ottimismo".

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