Febbre da spread: nel governo sale la temperatura

La febbre da spread (non dichiarata) dell'esecutivo

febbre da spread nel governo

Nel governo sale la febbre da spread: era ora, dopo che negli ultimi sei mesi l'aumento del differenziale tra Btp e Bund è costato 1,5 miliardi di interessi in più a carico del contribuente rispetto ad aprile scorso, secondo Bankitalia.

I membri più in vista dell’esecutivo, nelle loro dichiarazioni pubbliche, insistono sul fatto che i punti cardine della manovra non cambiano, ma intanto aprono sulla riduzione del deficit nella Legge di bilancio, un modo per rassicurare non solo l’Europa (ed evitare la procedura d’infrazione) ma anche se non soprattutto i mercati e le agenzie di rating.

La settimana scorsa lo spread ha superato i 330 punti base e l’asta Btp Italia per la prima volta è stata un flop. E se Luigi Di Maio dà colpa ai report di Bankitalia, che a suo dire farebbero risalire il differenziale Btp/Bund, i più accorti esponenti del governo come il professore Paolo Savona, ministro degli Affari Ue, da tempo mettono in guardia i colleghi a tenere a freno la lingua e a cambiare la manovra.

Le conseguenze dello spread a 300

Nell’esecutivo ci si è accorti che non si possono nascondere più sotto il tappeto gli effetti dell’aumento dello spread sui nostri titoli di Stato che da maggio ad oggi hanno perso quasi il 10% del loro valore. Un aumento che impatta anche sulle rate dei mutui da ripagare da parte delle famiglie. Nel 2010-2011 l’aumento dello spread di 100 punti fece salire i tassi sui mutui alle famiglie di 30 punti.

Mutui e spread, la lezione di Padoan alla Castelli

In proposito l’ex titolare del Mef Pier Carlo Padoan a Porta a Porta ha ricordato che prima delle elezioni di marzo, lo spread era a 120 punti base. Attaccato dalla sottosegretaria all’Economia Laura Castelli - "i tassi dei mutui dei cittadini dipendono dallo spread? Lo sa anche lei che è falso, non lo dica perché non è vero" - Padoan ha replicato spiegando "una cosa che forse non le è chiara: se aumenta lo spread diminuisce il valore capitale degli attivi delle banche e quindi le banche si devono rifare alzando il costo del finanziamento".

Spread e banche

Uno spread alto significa meno liquidità per le banche, specie le più piccole, con l’indicatore della liquidita che infatti da 17,1 dello scorso maggio è sceso a 15,5 a ottobre, sempre secondo Bankitalia. Senza contare che se lo spread salisse a 400 punti base alcune banche in difficoltà dovrebbero essere ricapitalizzate, cosa che il M5s difficilmente potrebbe far digerire alla base.

Di certo c’è che di questo passo, cioè con lo spread in area 300 punti, i costi per maggiori interessi ammonterebbero a 5 miliardi nel 2019 e a 9 miliardi nel 2020, qualora "i tassi dovessero restare coerenti con le attuali aspettative dei mercati" ha spiegato il direttore generale Bankitalia Federico Signorini in audizione sulla manovra.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO