Il discorso di Berlusconi al Congresso del PDL? No Future!

C'è una cosa che è emersa con grande chiarezza dai due comizi di Berlusconi al Congresso fondativo del PDL: la completa assenza di un progetto per l'avvenire del paese. Il presidente del Consiglio aveva promesso venerdì che, dopo un interminabile discorso d'apertura tutto concentrato su passato e presente, si sarebbe dedicato alle prospettive per il futuro in quello di chiusura di domenica.

Promessa andata puntualmente delusa, grazie ad un'orazione che ha avuto come temi centrali l'attacco alla sinistra, la fumosa retorica della/e libertà e poco altro. Se n'è accorto con sgomento anche Ernesto Galli della Loggia, uno che di solito quando si tratta di pigliarsela con la sinistra non si fa pregare due volte:

Anche un ascolto o una lettura superficiali del discorso di Silvio Berlusconi al Congresso di fondazione del Popolo della libertà consentono di coglierne immediatamente il cuore ideologico: è l'anticomunismo. Tutto il resto appare solo accennato, sbrigato in poche parole e comunque affatto generico (..) il presidente del Consiglio appare tutto immerso, biograficamente e culturalmente, nella prima Repubblica. Lì stanno con ogni evidenza i suoi riferimenti ideali, a cominciare dall'antifascismo e dall'anticomunismo. Ma come possono essere l'uno e l'altro compatibili con la rottura, con il nuovo?

Il contrasto non potrebbe essere più grande con i discorsi recenti di Gianfranco Fini, poveri di ideologismi e tutti volti a cercare di disegnare le linee programmatiche del nascente PDL e "dell'identita' degli italiani e dell'Italia tra 15 anni". Sì certo, Berlusconi ha spiegato che ci vuole una grande riforma della Costituzione e dell'architettura dello Stato, per dare più poteri al premier e al Governo. Ma per fare cosa? Nessuno lo sa.

Non è chiaro infatti quali sarebbero le riforme importanti per il paese che il governo vorrebbe fare, ma che non riesce a realizzare a causa dei pochi poteri di cui dispone. L'impressione di molti è - al contrario - che Berlusconi guidi già l'esecutivo italiano con più potere dal dopoguerra, ma che sappia poco che farsene.

Probabilmente la verità è che a Berlusconi e a molti dei suoi il potere interessa più in sé che come mezzo per un progetto di lungo termine per il paese. Il futuro? Può anche andare a farsi benedire. Ed è forse proprio in questo che è da ricercarsi quell'identificazione completa con gli elettori che viene spesso invidiata al Cavaliere dagli altri partiti. Gli uni (gli italiani) e l'altro (il Silvio nazionale) sono infatti piuttosto anziani, ripiegati su se stessi e sul passato e inguaribilmente indifferenti e cinici rispetto al domani.

Per tutti, consigliamo un nuovo inno: altro che Mameli, altro che "Meno male che Silvio c'è", ci rappresenta tutti molto meglio una vecchia canzone dei Sex Pistols, che già nel '77 gridavano: "When there’s no future how can there be sin - We’re the flowers in the dustbin - We’re the poison in your human machine - We’re the future your future.. No future!"

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