Elezioni 2013, Radicali: presentato il simbolo della lista Amnistia Giustizia e Libertà. Bertinotti a Napolitano: "Pannella senatore a vita"

E' stato presentato dai Radicali il simbolo della lista Amnistia Giustizia e Libertà, definita una "lista di scopo" che con tutta probabilità concorrerà in solitaria, come spiegato su ilmanifesto di ieri dalla deputata radicale in salsa Pd Rita Bernardini:

sono liste ancora in via di formazione: promosse da Marco Pannella, ma aperte e «di scopo». In queste ore stiamo discutendo anche di eventuali coalizioni, ma al momento non ci sono state fatte offerte. Nel 2005, alle regionali, sia il centrodestra che il centrosinistra posero un veto sul nome di Luca Coscioni, perciò non concludemmo nessun accordo. Invece alle ultime elezioni politiche abbiamo accettato un ricatto del Pd che ha posto un veto su Pannella. Perciò valuteremo ogni proposta, nel caso ci fossero.

La "lista di scopo" Amnistia Giustizia e Libertà ha come obiettivo "non negoziabile" una seria, radicale e democratica riforma della giustizia, che prevede l'amnistia come

l'unico strumento immaginato volto ad interrompere la flagranza di una violenza criminale letale ed assassina da parte dello Stato nei confronti del popolo. L’amnistia libererebbe le scrivania dei magistrati di migliaia di processi che verrebbero chiusi con un giusto risarcimento delle vittime invece di cadere in prescrizione e senza condannati. L’amnistia ridurrebbe di colpo la durata dei processi penali e civili. L’amnistia risolverebbe nell'immediato la criminale condizione penitenziaria italiana.

La giustizia italiana è oggi è al 155esimo posto nella classifica mondiale, dopo l'Iraq (lo stesso Iraq che, con un processo sommario atto a togliere un personaggio scomodo, ha condannato e ucciso brutalmente il criminale Saddam Hussein): i 9 milioni di processi arretrati, le sentenze definitive che, in media, giungono solo dopo 10 anni di aule di tribunale, il 70% dei furti e l'80% degli omicidi che restano impuniti e i 170mila processi che ogni anno cadono in prescrizione (un'amnistia per ricchi, per chi può permettersi parcelle onerose pur di trascinare in avanti le proprie pendenze giudiziarie), sono tutti elementi chiave che rendono effettivamente evidente lo stato di profonda emergenza in cui versa l'intera macchina della giustizia.

Un sentimento che tutti gli italiani provano, compresi quelli che "è inutile fargli causa, tanto passano 10 anni" e quelli che "vanno messi in galera e buttata la chiave": lo stesso calderone che, nella giustizia italiana, vede negare i diritti umani e civili a centinaia di migliaia di persone, continuamente, ogni giorno, in quella che i Radicali e il loro leader Marco Pannella definiscono

una grave flagranza di reato dello Stato italiano. Per questo pensiamo che possa vivere ed esser fatto vivere, con una sua lista di scopo alle prossime elezioni, che unisca tutti coloro che vogliono rendere civile e democratico questo Paese partendo dal rispetto della legge e dal funzionamento della Giustizia.

Le motivazioni dello sciopero della fame di Marco Pannella sono tutte qui, nella loro semplice complessità di comprensione per chi non è abituato a vivere i propri diritti di cittadino.

La storia dei Radicali, che possono senza ombra di dubbio vantare il primato su due precisi spartiacque culturali del nostro Paese (il referendum sull'aborto e quello sul divorzio), è costellata di battaglie per coloro i quali non hanno voce, per i reietti della società, per quei carcerati che, prima di essere tali, sono comunque esseri umani:

sono 25 anni che le corti europee condannano la realtà italiana perché contro la giurisdizione e il diritto europeo e i diritti umani dell’Onu. Le conseguenze più drammatiche le vive il mondo penitenziario: in carcere sono reclusi 67 mila detenuti in 45 mila posti regolamentari. Il 40% dei detenuti è ancora in attesa di giudizio. Il 50% di questi risulteranno innocenti. Negli ultimi 10 anni nelle carceri italiane ci sono stati più di 600 suicidi.

In ultimo la storia dei Radicali, va sottolineato per dovere di cronaca, è antagonista a quello che è stato il vero e proprio "golpe di velluto" della seconda Repubblica, che annullò di fatto il volere dei cittadini italiani espresso con il referendum abrogativo del 1993, che il Partito Radicale promosse durante l'uragano Tangentopoli: gli italiani votarono per abrogare il finanziamento pubblico ai partiti (reintrodotto nottetempo con il nome di "rimborso elettorale"), per l'introduzione di un sistema elettorale maggioritario uninominale (pochi mesi dopo il Parlamento votò il Matterellum, negando quindi agli italiani di veder democraticamente soddisfatta la loro volontà popolare), per l'abrogazione delle pene per la detenzione ad uso personale di droghe leggere (quasi la metà dei detenuti oggi sono reclusi per motivi legati al consumo di droga), per l'abrogazione del Ministero del Turismo e dello Spettacolo, delle Partecipazioni Statali, dell'Agricoltura (date un'occhiata ai ministeri ed ai ministri nominati negli ultimi 20 anni).

Con il senno di poi il mancato rispetto di quel referendum ha concesso alla Seconda Repubblica il perpetrarsi di uno stato latente e costante di illegalità istituzionale garantito da chiunque si sia avvicendato al potere dal 1993 ad oggi.

Battaglie, quelle radicali, che hanno spinto dalle colonne dell'Huffington Post Italia l'ex presidente della Camera ed ex segretario di Rifondazione Comunista Fausto Bertinotti ad un endorsement nei confronti di Marco Pannella: Bertinotti, rivolgendosi direttamente al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, parla del "vuoto" creatosi al Senato dopo la morte di Rita Levi Montalcini (fu senatrice a vita):

Ella (Napolitano, ndr) nel suo ultimo, solenne discorso di fine anno agli italiani, ha parlato di una delle tragedie del nostro paese, quella delle carceri: la vita inumana dei carcerati e delle persone che ne hanno cura; lo stato di intollerabile illegalità che le avvolge. Non posso che fare fede all’autenticità della Sua denuncia, alla Sua partecipazione al dolore umano e alla denuncia della sistematica violenza che la Repubblica continua a perpetrare contro le persone e contro le sue stesse istituzioni. Signor Presidente, mi lasci dire che non c’è alcuna innocenza invocabile a questo proposito. Siamo tutti colpevoli. Tutti tranne qualcuno. Tra questi qualcuno c’è sicuramente Marco Pannella.

scrive Bertinotti a Napolitano, spiegando che

Marco Pannella interpreta il senso più profondo di questo impegno. Quel seggio vuoto, lasciato da Rita Levi Montalcini, Lei, signor Presidente, lo riempia di una grande passione civile, della testimonianza di una storia che parla la lingua di un futuro che tutti vorremmo abitare: nomini Marco Pannella Senatore a vita.

Una proposta che, se consideriamo la provenienza culturale e politica dell'ex presidente della Camera, avvalora la tesi di chi crede fermamente che solo una riforma seria e pragmaticamente rivoluzionaria della giustizia può tirare fuori il Paese Italia dall'empasse democratica che la attanaglia, amministrata nel brodo primordiale di leggi, deroghe e decreti senza soluzione di continuità.

Le persone, non i personaggi, che hanno aderito alla lista Amnistia, Giustizia e Libertà li potete vedere, comprendere e giudicare qui, aderendo o meno al progetto politico radicale. Come per il M5s, come per LaDestra, Fermare il declino, Lista Ingroia Rivoluzione Civile e tutte le altre sigle che vorranno, giustamente e democraticamente, partecipare alla tornata elettorale ci sarà bisogno di partecipazione per la raccolta firme: la democrazia italiana ha bisogno delle firme, per poter cominciare a girare nel verso dello stato di diritto, indipendentemente da chi uscirà vincitore dalle elezioni.

E' una questione di diritti, diritti di tutti.

  • shares
  • Mail
3 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO